Lettura popolare XVIII TO Anno B Gv 6, 24-35

 

 Lettura popolare XVIII TO Anno B Gv 6, 24-35

Gv 6, 24-35

Il pane disceso da cielo

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

La folla va in ricerca di Gesù dopo il miracolo dei pani e chiede a Gesù quando è arrivato dall’altra parte del mare. Non riescono infatti a capire come sia potuto arrivare dal momento che non lo hanno visto imbarcarsi e attraversarlo. Gesù non risponde a questa domanda e cerca di spostare la curiosità della gente dall’elemento materiale (pane, spostamento) al nutrimento vero, spirituale che essi possono ricevere entrando in dialogo con lui.  Li invita a “darsi da fare”, “lavorare” in vista di un cibo che rimane per la vita eterna, rispondendo alla loro aspirazione a vivere una vita felice, in piena comunione con Dio, e secondo l’osservanza della sua Legge divina. Per i Giudei infatti la Legge non è solo un comandmento formale, ma la Parola di Dio, che nutre la vita del credente e la inserisce nell’alleanza eterna con JHWH, che si è rivelato a Mosè sul monte Sinai. Gesù introduce qui la novità di un “figlio dell’uomo” che segnato come inviato “ufficiale” del Padre, ha il compito di donare questo nutrimento. Questo “figlio dell’uomo” è Gesù stesso, come Figlio incarnato, disceso dal cielo (3, 13) e destinato a risalirvi (6, 62).

La folla mostra di comprendere ciò che Gesù le dice e si sintonizza con le esigenze della legge, chi richiamano un fare, un operare le opere di Dio, ma Gesù li sorprende perchè considera le opere di Dio non come azioni fatte per lui, ma come la rivelazione che Dio stesso ha portato nella storia e a cui si accede per la fede: l’opera di Dio è credere in colui che egli ha inviato (v. 29).

La folla intuisce che la fede ha per oggetto la persona stessa di Gesù, che si presenta come inviato da Dio, e gli chiede un segno e un opera. In modo sorprendente essi non considerano più il miracolo dei pani come un segno, ma chiedono a Gesù quale segno egli compirà per accreditare il suo invio, mettendolo in rapporto con Mosè. Essi infatti citano il Salmo 78, 24 o Es 16, 15 (o ancora Es 16, 4), in cui si parla del dono della manna, e sottintendono la figura di Mosè come mediatore di questo dono (v. 31).

Gesù nella sua risposta contrappone il mediatore Mosè al vero donatore, il Padre, e il tempo passato del cammino esodale, al tempo presente dei suoi interlocutori. Infine il pane che discende dal cielo, quello vero, viene dal cielo e da la vita al mondo (32-33). Non si tratta dunque di qualcosa che è  successo solo nel passato, perchè, anzi, l’evento passato diviene figura di un dono permenente, presente,  rivolto agli interlocutori stessi di Gesù, i quali comprendono e al culmine del desiderio esclamano:” Signore dacci sempre questo pane” (v. 34).

A questo punto Gesù può rivelare improvvisamente l’identità di questo pane, che è lui stesso. Gesù non è solo il donatore o il mediatore di una legge o di una sapienza divina, ma è egli stesso questa legge e rivelazione, è egli stesso il pane che discende dal cielo e nutre in modo definitivo ogni uomo che crede in lui (v. 35).

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti). La mia opera e quella di Dio, in questi giorni…

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 6, 24-35(10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il tempo in cui avviene l’azione? Dopo la moltiplicazione dei pani, la folla va in cerca Gesù e lo trova, anche se si chiede come abbia fatto ad attraversare il mare.Essi sono guidati ancora da un’interesse materiale, per ciò che Gesù fa. Cosa mi guida e spinge a conoscere Gesù?
  • Quale luogo?  Siamo dall’altra parte del mare. Al v. 59 si chiarirà che il contesto di questo discorso è la sinagoga di Cafarnao. Non a caso il dialogo si svolge sulla legge e la Parola di Dio. Il contesto ecclesiale è per me occasione di incontro con Gesù?
  • Cosa dicono i personaggi? La folla cerca di comprendere Gesù, ma egli la soprende con continue novità.

Essa chiede come Gesù sia giunto li ed egli invita la folla a darsi da fare per un nutrimento eterno. Cosa mi nutre profondamente?

Essa chiede che opera deve fare secondo la Legge, ed egli risponde che la vera opera la compie Dio nel loro cuore muovendoli a credere in colui che egli ha inviato. Di fronte al fare le opere, quale passo in più comporta il credere?

-Essi chiedono un segno come la manna, che lo accrediti come Mosè. ed egli risponde che questo segno è già presente come dono del Padre, disceso dal cielo. Quali segni e doni di Dio sono già presenti nella mia vita?

– Quando finalmente essi arrivano a chiedere il pane, Gesù in modo improvviso e inaspettato, si identifica con il pane stesso. La Parola di Dio, che è Gesù, è in grado di nutrirmi nel profondo?

  • Quale rivelazione?Gesù non è venuto a comunicare un dottrina o una legge, ma a donare se stesso, come pane della vita, destinato a donarci la vita stessa di Dio.

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata lascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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