Esercizio per 11 novembre

-Leggi Os 2, 4-25

-Descrivi come si passa dal giudizio alla salvezza

18 Comments

  1. Il testo è chiaramente diviso in due parti senza un’apparente soluzione di continuità.
    Da 2,4 a 2,15 il tono è di forte condanna senza, pare, possibilità di perdono. Il giudizio è impietoso e feroce.
    Poi, dopo l’inciso “Oracolo del Signore”, al versetto 16, il tono cambia e si passa ad una situazione di perdono e salvezza, grazie al fatto che il Signore nel deserto, parlerà al cuore della donna peccatrice (“ecco la attirerò a me,/ la condurrò nel deserto/ e parlerò al suo cuore).
    La condizione stessa della donna cambia: non è più serva ma sposa (“mi chiamerai Marito mio e non più Mio padrone”).
    Allo stesso modo tutta la contraddizione del testo si riconcilia nel finale, dove si dice che “amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio ed egli mi dirà: Mio Dio”

  2. Il testo si suddivide in due parti, una è caratterizzata dall’accusa (1-15) e l’altra dalla promessa della salvezza (16-24).
    L’accusa è contro una moglie infedele (Israele) che si è data alla idolatria abbandonando il marito (Dio) per prostituirsi. Dunque tutta l’amarezza e la delusione che ne consegue. Il Signore parla in prima persona, la colpa e il disonore (v 7) è di essersi prostituita ai suoi “amanti”. Poi l’intervento (vv 8-9) di punizione di Dio, non perchè il Signore sanziona Israele per il male commesso, ma perchè proprio in virtù di questo, non commetta più questo male. Andando avanti nel testo si percepisce di più questo conforto, questa delusione. Però al versetto 16 si cambia, la situazione si ribalta. Proprio quel deserto che era stato luogo di mancanza di vita diventa luogo di una rivelazione di Dio. Condurre nel deserto e aprire il suo cuore. Il Signore vuole sedurre di nuovo la sua “sposa” non vuole lasciarla in mano agli idoli, vuole riconquistarla usando misericordia, tutto quello che prima era maledetto ora è benedetto. Tutto il brano si conclude, ai vv 20-25, con una nuova alleanza attraverso la terra ed una alleanza che coinvolge tutti gli esseri viventi e la creazione tutta.
    Dio ha amato e ama troppo Israele per distruggerla, intende recuperarla, come lo sposo vuole recuperare la sposa amata, nonostante l’infedeltà.

  3. Decisamente il testo si divide in due parti da vs. 4 al 15 vi è la parte del giudizio, poi ad “Oracolo del Signore” alla vs. 24 il testo cambia e muta forse proprio in virtù della bontà misericordiosa del Signore, al perdono. Osea ci svela il vero volto del Signore, aprendo una strada nel deserto, mostrandoci nell’Oracolo del signore il suo volto benevolo e l’Oracolo potrebbe essere la prefigurazione del Cristo.
    Gianni Albani T.P.

  4. Il testo Osea 4,2-25 Inizia con la descrizione dell’accusa forte e decisa del marito (Dio) contro la sua sposa (Israele) che si protrae fino al versetto 16 dove con la congiunzione “perciò l’atteggiamento divino, accusatorio, diventa propositivo. Il marito non accusa più ma seduce, parla, offre la speranza cioè la salvezza. Ritengo questo sia il momento che segna il passaggio dal giudizio alla salvezza. Sin dall’inizio mi è però parso di riscontrare un continuo integrarsi tra giudizio e salvezza, la’ dove l’accusa viene espressa in maniera decisa “lei nn è più mia moglie e io non sono più suo marito” poi viene subito data la possibilità di redimersi: “si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni e i segni del suo adulterio dal petto “. Mi viene da pensare che Dio indica le strada , offre la possibilità di scegliere la salvezza e agirà solo se…….”si tolga dalla faccia i segni…….” , “altrimenti la spoglierò …….”. Al versetto 20 poi esplode l’immagine del dono della salvezza, salvezza che si attuerà attraverso in alleanza con tutto il creato. Rosa Catania

  5. “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.” Qui c’è il cambio/ ribaltamento di prospettiva, in questo versetto si trova il passaggio dal giudizio alla salvezza. E’ evidente che si arriva alla salvezza passando attraverso l’accusa e la punizione, quest’ultima ha il fine di purificare. Infatti la salvezza avviene per un intervento gratuito e intimo di Dio, che trasforma il cuore dell’uomo dopo averlo purificato. Concludendo penso che per arrivare alla salvezza è necessaria una relazione interiore e vivente d’amore.

  6. Il testo è evidentemente diviso in due parti: la prima (vv 4-15) riporta l’ira del Signore, il suo essere addolorato per il tradimento subito dagli uomini che preferiscono gli idoli a lui, il Signore infatti decide di “svergognarli”, di mostrare loro cosa significa davvero non amare Dio ma gli idoli, cioè cosa significa vivere senza Dio. Nella seconda parte (vv 16-25) Egli invece perdona gli uomini, gli infonde speranza nel cuore, e li perdonerà ed essi ritorneranno ad essere come prima del tradimento. C’è una promessa di amore, un “matrimonio” tra Dio e gli uomini che costituisce come una nuova alleanza dopo il tradimento. Tra la prima e la seconda parte non è esplicitato un passaggio ma credo sia sottointeso, nel cuore di Dio, cioè Egli dopo aver fatto conoscere il male ripropone subito il bene, e anche se la prima parte ci viene spontaneo considerarla un passaggio in qualche modo negativo, in verità è fondamentale per poter ricevere la misericordia di Dio, per poter apprezzare al meglio la nuova alleanza.

  7. Sino a 2,15 vi è un crescendo drammatico nella condanna e punizione della donna amata ed infedele, figura del rapporto tra Dio ed il Suo popolo. Al v. 2,16, con un “perciò” che potrebbe sembrare incongruente, inizia la conversione che è sempre frutto di una personalissima iniziativa di Dio.
    La donna viene condotta nel deserto, luogo idoneo perchè di silenzio interiore ed esteriore. L’amata ritornerà grazie all’ascolto intimo della Parola (“parlerò al suo cuore”) e finalmente passerà dalla schiavitù alla sponsalità (“mi chiamerai “Marito mio”).

  8. Dopo una prima lettura del brano ho capito ben poco. Poi andando a vedere un po più nel profondo e leggendo una breve introduzione al libro di Osea mi è parso tutto un po più chiaro. Penso che questo passaggio dal giudizio alla salvezza in verità è racchiuso nell’amore sponsale:”Un uomo e la sua sposa- Dio e il suo popolo”. Nell’amore fedele nei confronti della sua sposa Osea trova l’amore di Dio per il suo popolo. Un pensiero profondo che ti rende capace di affrontare il bello e il brutto. E’ un pensiero vero anche per me.

  9. Il versetto 16 è il culmine del brano e di fatto forse il momento di passaggio tra giudizio e salvezza.
    Trovo molto difficile comprendere e legare la prima parte alla seconda, non trovò una ragione un collegamento che giustifichi questo passaggio così radicale, si passa dalla condanna/minaccia ad uno splendido corteggiamento.
    Non vedo l’ora di sentire le tue spiegazioni Don Davide.

  10. Il passaggio dal giudizio alla salvezza avviene nel deserto, che è il luogo dove Dio incontra il suo popolo e gli rivela la sua vicinanza, come già nel brano dell’esodo sulla fuga del popolo di Israele dall’Egitto (peraltro citato nel versetto 17). Il deserto è il luogo dell’incontro ravvicinato, del dialogo, della rivelazione, in cui la sposa/il popolo riconosce l’amore incondizionato di Dio nonostante gli errori e i comportamenti sbagliatii. Riconoscere l’amore incondizionato permette alla sposa/popolo di aprire gli occhi e consente a Dio di creare una nuova alleanza, che rimanda a quella stipulata dopo il diluvio universale. E l’alleanza genera un cambiamento radicale, una nuova condizione di “sposa” e “amata” che porta alla salvezza.

  11. Il passaggio dal giudizio alla salvezza inizia nei seguenti versetti, dove il Signore riconquista l’amore di Israele. Con il nuovo patto non ci sarà più un rapporto di dipendenza ma di affetto reciproco.

    16Perciò, ecco, io la sedurrò,
    la condurrò nel deserto
    e parlerò al suo cuore.
    17Le renderò le sue vigne
    e trasformerò la valle di Acor
    in porta di speranza.
    Là mi risponderà
    come nei giorni della sua giovinezza,
    come quando uscì dal paese d’Egitto.
    18E avverrà, in quel giorno
    – oracolo del Signore –
    mi chiamerai: «Marito mio»,
    e non mi chiamerai più: «Baal, mio padrone».

  12. Il brano è chiaramente diviso in due parti: la prima fino al v.15 Dio accusa la sua sposa (Israele) di infedeltà con la minaccia di ritiare la sua benevolenza e di punire questa sposa infedele, che si è scordata di lui preferendo correre dietro a Baal.
    Dal v.16 si passa dal giudizio alla salvezza, cambiando il tono minaccioso di prima in una rinnovata promessa d’amore.
    Infatti dopo la punizione, Israele si ricorderà del suo Signore e ritornerà a lui.
    A questo punto Dio rinnova la sua Alleanza con Israele attraverso la promessa di un amore incondizionato per la sua sposa.
    Nonostante l’infedelta del suo popolo, il Signore è comunque pronto a perdonare e a donare gratuitamente la sua salvezza.

  13. Il testo di Osea 2,4-25 è chiaramente diviso in due parti, apparentemente contrapposte: un “oracolo di giudizio” (vv. 4-15) e un “oracolo di salvezza” (vv. 16-25), nelle quali viene utilizzata la metafora sponsale.
    Nella prima parte (vv. 4-25), Dio (marito) intenta un “rib” nei confronti di Israele (moglie adultera), colpevole, appunto, di essere venuto meno alla fedeltà verso Dio, legandosi alle divinità cananee.
    Dio minaccia di “denudarla”, di ridurla a un deserto arido (v.5), di riprendere il suo grano, il suo vino, la lana e d il lino che dovevano coprire le sue nudità (v.11) se non desisterà dalla sua condotta idolatra.
    Ma il dolore di Dio per questo amore tradito, e la conseguente punizione, altro non sono, secondo me, che segno della misericordia di Dio, perché il castigo di Dio non è assoluto e definitivo, ma lascia aperta la porta della riconciliazione (“Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni e i segni del suo adulterio dal suo petto”, v. 4b). La punizione è finalizzata alla presa di coscienza, da parte di Israele , della sua condotta infedele: Dio vuole che Israele torni a lui!
    Nella seconda parte (vv. 16-25), il tono del racconto cambia radicalmente, anzi si capovolge: Dio condurrà Israele nel deserto (quello che al v. 5 era segno di devastazione e aridità, qui diviene il luogo del ristabilimento della relazione), “parlerà al suo cuore”, cioè alla sua parte più intima. Dio vuole convincerlo, e ci riesce (v. 17b), tanto che si ricompone la metafora sponsale, e la sua intimità: ora Dio non parla più di Israele in terza persona, ma in prima persona (“..mi chiamerai: “Marito mio”, e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”, v. 18).
    Il racconto si conclude (vv. 20-25) con un’alleanza con gli elementi della creazione (v. 20), e con nuove nozze (v. 21) – celebrate nel segno della giustizia, del diritto, dell’amore e della benevolenza – con le quali Dio cancella il passato adultero di Israele, che diventa nuova creatura, perché – dopo la purificazione del suo cuore mediante la punizione – Dio dona a Israele le disposizioni interiori che lo renderanno, d’ora in poi, fedele all’alleanza.
    E, al v. 25, per sottolineare questo ribaltamento di prospettiva ed il passaggio dal giudizio alla salvezza, iniziato al v. 16, Dio dice: “…amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”, ed egli mi dirà: “Dio mio”.

  14. Il testo di Osea si suddivide in due parti:
    -Dio accusa Israele, sua sposa (Os2,2-15) di essersi “prostituita” ad altri idoli (Baal);
    -Dio, poi, seduce Israele (Os2,16-23), ci riesce, la mette alla prova e ritrova l’amore ricolmandola di beni.

    Il testo illustra in modo stupendo il tema dell’infedeltà di Israele, che rimane pur sempre oggetto dell’amore di Dio. Grave è l’infedeltà del popolo, paragonata ad una prostituzione religiosa. Ma l’amore di Dio, tenero e sconfinato, permette il castigo, perchè la sposa ritorni ed è pronto a perdonare e a ristabilire, anzi a ricreare un nuovo rapporto “matrimoniale”, fondato sulla fedeltà e sulla tenerezza.

  15. In Osea 2,4-25 compaiono due distinti momenti narrativi: un primo momento caratterizzato dall’infedeltà del popolo e dal conseguente castigo, un secondo dalla rinnovata alleanza. Il rapporto del popolo di Israele da Dio è simboleggiato dal rapporto sponsale, nel quale Dio è lo Sposo ed Israele la sposa. Questa relazione, di per sé intima ed esclusiva, è contrassegnata da ripetute infedeltà del popolo, talmente gravi che il Signore decide di ripudiarlo (v. 4). Il ripudio, con il processo di spogliazione dei beni che ne consegue, non è però la parola definitiva. Infatti, ciò che in un primo momento è indicato essere lo strumento di punizione (la spogliazione/la desertificazione della terra), diventa imprevedibilmente la condizione per una rinnovata santificazione del popolo di Dio. Il passaggio dalla perdizione alla ritrovata salvezza, opera unicamente dell’amore di Dio, è delineato nel v. 16.
    Il processo di desertificazione a cui sarà sottoposto il popolo è uno spogliamento dei beni provenienti da un’adorazione idolatrica, e perciò adultera, rivolta a dei stranieri, ritenuti da Israele l’origine dei benefici materiali di cui gode (v. 7).Lo spogliamento sarà inoltre un momento di verità perché il vero beneficante era il Signore e non gli dei stranieri a cui Israele aveva legato il cuore.
    Il deserto è il luogo del ritorno alle origini, dove Israele, liberato dall’Egitto, aveva imparato a conoscere/amare il Signore, ricevendo le tavole della Legge.
    Il ritrovato rapporto d’amore con Dio, il vero tesoro benché di natura spirituale, diventa poi origine di una nuova ricchezza anche materiale (v. 23-24), dote visibile del rinnovato e trasformato rapporto sponsale (v. 25).
    Sonia Pesaresi

  16. Il testo poetico di Osea, ha un tono accusatorio fino al versetto 16, a cui segue un invito alla riconciliazione con la sposa, metafora del popolo di israele. Il testo mi sembra molto bello, nella sua doppia interpretazione letterale e metaforica:
    marito-Dio e sposa-popolo di Israele e amanti della sposa-idòla pagani.
    Il Dio misericordioso, come il marito fedele e benevolo, sono i protagonisti che guidano la narrazione verso un finale lieto, di riconciliazione, attraverso la riconquista dell’amata, giungendo ad una nuova e sempre più matura alleanza.

  17. ### GIUDIZIO ###

    4Accusate vostra madre, accusatela, perché lei non è più mia moglie e io non sono più suo marito! Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni e i segni del suo adulterio dal suo petto; 5altrimenti la spoglierò tutta nuda e la renderò simile a quando nacque, e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, e la farò morire di sete. 6I suoi figli non li amerò, perché sono figli di prostituzione. 7La loro madre, infatti, si è prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna, perché ha detto: “Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande”.

    ### INTERVIENE FACENDOLE PERDERE LA STRADA CATTIVA CHE STAVA SEGUENDO ###

    8Perciò ecco, ti chiuderò la strada con spine, la sbarrerò con barriere e non ritroverà i suoi sentieri. 9Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli. Allora dirà: “Ritornerò al mio marito di prima, perché stavo meglio di adesso”. 10Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio, e la coprivo d’argento e d’oro, che hanno usato per Baal.

    ### FA PROVARE ALLA DONNA COSA SI PROVA A ESSERE ABBANDONATI E PRIVATI DELLE GIOIE DELL’AMORE (E PUNIZIONE?) ###

    11Perciò anch’io tornerò a riprendere il mio grano, a suo tempo, il mio vino nuovo nella sua stagione; porterò via la mia lana e il mio lino, che dovevano coprire le sue nudità. 12Scoprirò allora le sue vergogne agli occhi dei suoi amanti e nessuno la toglierà dalle mie mani. 13Farò cessare tutte le sue gioie, le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue assemblee solenni. 14Devasterò le sue viti e i suoi fichi, di cui ella diceva: “Ecco il dono che mi hanno dato i miei amanti”. Li ridurrò a una sterpaglia e a un pascolo di animali selvatici.
    15La punirò per i giorni dedicati ai Baal, quando bruciava loro i profumi, si adornava di anelli e di collane e seguiva i suoi amanti, mentre dimenticava me! Oracolo del Signore.

    ### RITORNO E NUOVO SLANCIO, PROMESSE DI PROSPERITÀ ###

    16Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. 17Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. 18E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: “Marito mio”, e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”. 19Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati per nome. 20In quel tempo farò per loro un’alleanza con gli animali selvatici e gli uccelli del cielo e i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese, e li farò riposare tranquilli. 21Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, 22ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. 23E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra; 24la terra risponderà al grano, al vino nuovo e all’olio e questi risponderanno a Izreèl. 25Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”, ed egli mi dirà: “Dio mio”».

    = = = = = =

    Il rapporto è quello di uno sposo, tradito, che dopo una (comprensibile?) rabbia, non si stanca di tornare e slanciarsi verso la sua sposa. Mi vengono in mente:
    -Israele come sposa (infedele);
    -l’amore di Cristo che si presenta come sposo (nel compimento, con la sua persona, dell’A.T. nel N.T.);
    -il tema del deserto come luogo della parola, dell’ascolto, delle decisioni importanti (le tentazioni di gesù, giovanni battista che opera nel deserto, nel cantico dei cantici, l’esodo, luogo dell’essenzialità e del riscoprire se stessi);
    -nomi significativi ed emblematici dei personaggi (non-amata, ecc), ovverosia identità descritte nei soprannomi

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