Esercizio per 26 novembre

 

Descrivi il genere letterario “parabole” di Gesù (struttura, procedimenti).

Quale finalità ha il discorso parabolica di Gesù?

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20 Comments

  1. Quello della parabola è un vero e proprio genere letterario che ritroviamo nei Vangeli, ad opera di Gesù .
    Nella parabola vengono utilizzati esempi concreti, ricavati da scene di vita quotidiana, per spiegare in modo semplice, concetti complessi.
    Vengono utilizzate similitudini, comparazioni, per permettere di comprendere in modo immediato anche, e sopratutto, a chi non ha gli strumenti culturali per farlo.
    Le parabole presentano una struttura regolare: l’annuncio del racconto, il termine del confronto, lo sviluppo narrativo, la conclusione o morale.
    La parabola e’ un racconto che ha lo scopo di coinvolgere l’uditore; stabilire un rapporto diretto tra Gesù che parla e chi lo ascolta. È l’annuncio del Regno.
    Rosa Catania

  2. Direi che le parabole sono ascrivibili ad un genere letterario a sé, tipicamente e massivamente utilizzato nei vangeli. Tratta di racconti di Gesù. Sono inerenti la vita tipica del tempo e dei luoghi in cui viveva; trattano quindi di pecore, campi, coltivazioni, dinamiche padroni/servi, ecc. Alcune si ripropongono in più vangeli, altre no.
    La parabola è un racconto verosimile, con cui Gesù offre paragoni ai suoi ascoltatori per spiegare qualcosa di più alto o complicato. C’è un intento di annuncio o di attualizzare una scrittura con riferimento alla sua persona, oppure l’esposizione di fatti del Regno dei Cieli o segni riguardanti Figlio dell’Uomo già avvenuti. Le parabole si sono rese probabilmente necessarie vista la povertà del lessico del suo tempo/luogo.
    La cultura popolare ne ha desunto veri e propri aforismi o modi di dire, entrati nel linguaggio colloquiale, a scapito a volte della banalizzazione del messaggio.
    La finalità dei discorsi parabolici di Gesù sono quindi di annuncio circa il nuovo Regno, circa la Sua persona, l’identità del Signore come Padre, verità di fede/morali.

  3. La parabola è un genere letterario tipico di Gesù usato però anche nell’antico testamento che accosta o paragona situazioni di vita del tempo per far comprendere se stesso e il Padre. La finalità è quella di mostrare il vero volto di Dio, Padre buono e misericordioso.

  4. La parabola è un racconto la cui finalità è spiegare concetti complessi attraverso la messa in scena di situazioni reali quotidiane.
    La struttura delle parabole di Gesù, è quella di un narrazione dialogica tra Gesù e coloro che lo ascoltano, collocata in un tempo passato e che racconta di un fatto fittizio tratto dalla vita quotidiana. Dopo la narrazione segue un ritorno al dialogo che stimola alla comprensione del significato più profondo che il fatto narrato voleva suscitare con un invito all’ascoltatore a tradurre in “realtà” presente quel fatto “metaforico”.

  5. Riporto testualmente da Wikipedia:

    La parabola è un racconto breve il cui scopo è spiegare un concetto difficile con uno più semplice o dare un insegnamento morale. Come anche il termine parola, etimologicamente deriva dal latino parabola (confronto, similitudine), che a sua volta proveniva dal greco parabolé (confronto, allegoria). Il sostantivo
    derivava dal verbo parabállein, che significava mettere di fianco, confrontare. Parabállein proviene, a sua volta, da pará (di fianco) e bállein (lanciare).

    La parabola è un genere letterario reso famoso dall’uso che è stato fatto nei Vangeli con le parabole di Gesù. In realtà quelle dei Vangeli a volte non sono parabole ma allegorie o un miscuglio dei due generi letterari.

    Lo specifico del genere parabola è che introduce un esempio che vuole illuminare la realtà specificata, con un unico punto di contatto tra l’immagine e la realtà. In ciò si differenzia dall’allegoria, dove i punti di contatto tra l’immagine e
    la realtà sono molti o addirittura tutti.

    Fin qui il “sacro” testo.

    Nei Vangeli sono il mezzo che Gesù utilizza per esprimere concetti troppo elevati per l’uomo (Il Regno dei Cieli è simile a…) con immagini più familiari, ancorché riduttive, evidenziando che si sta parlando in similitudine e che quindi la realtà che ci vorrebbero schiudere è molto più ampia delle nostre capacità.
    Altre volte, invece vengono utilizzate (ma allora forse saremmo più correttamente nel genere allegorico) per poter analizzare situazioni reali senza dover ricorrere a “compromessi diplomatici” evitando di attaccare apertamente i protagonisti del fatto.

    A me, personalmente, piace molto accostare le parabole di Gesù alla definizione geometrica di parabola: una curva che, partendo dall’infinito, arriva ad un minimo per poi risalire verso l’identico infinito da cui è partita. Allo stesso modo il messaggio proveniente dall’Altissimo viene abbassato fino ad essere a noi comprensibile per poi “trascinarci”, nel suo ritorno all’origine, ad una elevazione spirituale superiore rispetto al nostro stato iniziale (cfr. Isaia 55, 10-11).

  6. La parabola è un genere letterario in forma di racconto finalizzato a trasmettere un qualche tipo di insegnamento morale o spirituale. Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù. Egli racconta parabole sospinto dal bisogno di comunicare il mistero di Dio a coloro che gli stanno davanti. Le parabole sorgono dal cuore di Cristo, dalla sua passione per Dio e dal suo amore per l’uomo, dal bisogno di svelare adeguatamente il volto del Padre, il segreto della sua opera di salvezza, la potenza del suo Regno e le conseguenze per la vita degli uomini. Talvolta la conclusione della parabola rimane aperta alla decisione degli ascoltatori, chiamati a prendere posizione di fronte al messaggio che Gesù vuole comunicare. Altre volte Gesù fa seguire alla parabola una domanda ai suoi ascoltatori, per stimolarli a trarre essi stessi le conclusioni.
    Nella parabola viene inscenato un racconto finto; ad un certo punto del racconto l’ascoltatore viene trasportato dalla finzione alla realtà e viene quindi invitato ad esprimere un giudizio che avrebbe faticato ad esprimere altrimenti. L’espressione del concetto fondamentale non avviene attraverso un discorso chiuso e definito, ma attraverso un lampo di percezione che permette di andare oltre il senso del racconto. L’intelligenza dell’ascoltatore viene stimolata ad intuire ed a proseguire, senza fermarsi ad una comprensione forzata, ma attraverso una libera adesione.

  7. Le Parabole di Gesù sono una forma di predicazione di cui Gesù si serve comunemente. Si tratta di racconti che partono dalla vita quotidiana.
    A livello letterario possono essere parabole(dove ogni elemento del racconto corrisponde ad un elemento della realtà), o allegorie (dove il punto di contatto tra racconto e realtà è solo uno).
    Le Parabole hanno lo scopo di chiamare i suoi ascoltatori a prendere posizione di fronte a lui stesso e al suo insegnamento, cioè ad entrare nell’ottica di Gesù, nel vedere più in là delle cose, nel pensare al Regno di Dio.

  8. Quello della Parabola è un vero e proprio genere letterario, già utilizzato prima di Cristo e che nei Vangeli troviamo abbondantemente. Tale genere letterario non era ignoto agli autori greci e romani ed era usato anche da scrittori rabbinici. E’ un racconto fittizio che innesta un processo dialogico ai
    fini di un coinvolgimento dell’ uditore.

    Il discorso parabolico di Gesù ha molteplici finalità : conversione, vigilanza, misericordia, giudizio, annuncio del Regno di Dio.

  9. Le parabole rappresentano un tratto del tutto originale della predicazione di Gesù.
    Hanno un carattere dialogico che tende a coinvolgere l’interlocutore nella scelta di uno sguardo diverso sulle cose e sul mondo.
    Nella parabola c’è sempre qualcosa che va al di la di quanto viene detto, che deve essere compreso. Quasi un emigma che viene posto e che l’uditore deve decifrare.
    L’interessante è ciò che viene fatto, come si agisce, mentre meno importanza si da ai personaggi.
    Gesù raccontando una parabola orienta gli interlocutori ad una scelta, che però rimane sempre libera.
    Esse provocano un cambiamento di posizione nell’uditore, lo coinvolgono e lo aiutano a scegliere.

  10. La parabola è un genere letterario in forma di racconto finalizzato a trasmettere un qualche tipo di insegnamento morale o spirituale.

    La parabola può essere intesa come un racconto fittizio, narrante cioè una vicenda verosimile (non che sia necessariamente accaduta ma che potrebbe verificarsi) e direzionale, cioè finalizzato ad un scopo, costruito strategicamente per sortire un certo effetto e provocare una reazione nell’interlocutore.

    Nella parabola viene inscenato un racconto finto; ad un certo punto del racconto l’ascoltatore viene trasportato dalla finzione alla realtà e viene quindi invitato ad esprimere un giudizio che avrebbe faticato ad esprimere altrimenti. L’espressione del concetto fondamentale non avviene attraverso un discorso chiuso e definito, ma attraverso un lampo di percezione che permette di andare oltre il senso del racconto. L’intelligenza dell’ascoltatore viene stimolata ad intuire ed a proseguire, senza fermarsi ad una comprensione forzata, ma attraverso una libera adesione (“chi ha orecchi per intendere, intenda”).

    Gesù è venuto nel mondo per rivelare i Misteri di Dio, ma molti esseri umani, per orgoglio o presunzione, chiudono gli occhi davanti alla verità. Per questo motivo “vela” il suo insegnamento: per creare lo spazio per la vera e libera decisione della fede; con questo egli si adegua ai cuori induriti; di fronte al rifiuto dell’uomo Gesù ha un solo modo di reagire: si rivolge ai piccoli e agli umili, e questi lo accolgono.
    Per Gesù, quindi, lo scopo del linguaggio parabolico non è solo l’illustrazione di una realtà religiosa per mezzo di un racconto: in Gesù le parabole hanno anche lo scopo specifico di portare alla fede o al rifiuto.

  11. 1) Descrivi il genere letterario “parabole” di Gesù (struttura, procedimenti).
    La “parabola” è un genere letterario, in forma di racconto, che ha lo scopo di trasmettere un qualche tipo di insegnamento morale o spirituale.
    Il termine”parabola” è l’italianizzazione del corrispondente greco “parabolé”, che significa “accostamento”, “paragone. Infatti, la parabola mette in relazione un fatto, preso dalla vita quotidiana dell’uomo o dalla natura, con un insegnamento religioso, con un evento della storia della salvezza, come ad esempio il Regno di Dio].
    Di solito nella parabola questo accostamento della realtà profana con quella religiosa non viene effettuato esplicitamente: ci si limita a narrare una vicenda profana che esprime figurativamente una situazione religiosa. Quest’ultima, rimane, quindi, in gran parte velata dalla parte raffigurativa (la storia) della parabola, ed è lasciato all’uditore o al lettore il compito di discernere, nel racconto “raffigurativo”, l’insegnamento che viene espresso .
    Nella parabola viene inscenato un racconto finto; ad un certo punto del racconto l’ascoltatore viene trasportato dalla finzione alla realtà e viene quindi invitato ad esprimere un giudizio che avrebbe faticato ad esprimere altrimenti. L’espressione del concetto fondamentale non avviene attraverso un discorso chiuso e definito, ma attraverso un lampo di percezione che permette di andare oltre il senso del racconto. L’intelligenza dell’ascoltatore viene stimolata ad intuire ed a proseguire, senza fermarsi ad una comprensione forzata, ma attraverso una libera adesione.
    Un’altra caratteristica specifica della parabola è “l’effetto sorpresa”: la parabola produce nell’ascoltatore un certo giudizio-emozione, che viene poi traslato alla sfera morale o spirituale.
    La parabola risulta generalmente composta di tre parti: Introduzione – Corpo di composizione – Conclusione.
    1) INTRODUZIONE: veniva ricavata da, di solito, da esigenze particolari delle folle o dei gruppi che ascoltavano Gesù, o da situazioni pratiche di ambiente, di tempo e altro, che variavano di volta in volta. Oppure, poteva prendere il via con una semplice interrogazione, o l’occasione essere data anche dagli avversari.
    2) CORPO DI COMPOSIZIONE: rappresentava, come ovvio, la sezione centrale del racconto. Conteneva, di conseguenza, tutta la sostanza del messaggio che Gesù voleva trasmettere. Il corpo di composizione rappresenta l’asse della narrazione e, di conseguenza, contiene tutti gli elementi necessari per sboccare nella conclusione voluta dal parabolista: chiunque avrebbe potuto dire: “E’ proprio così” (A. Jizlicher).
    3) CONCLUSIONE: Non è mai di semplice moralismo, come nelle favole esopiane (haec fabula docet…), ma di una elevatezza adeguata alla natura del messaggio che Gesù vuole trasmettere.

    Talvolta è anche possibile trarne qualcuna del tutto al di fuori dello scopo cui tende la parabola: vedi quella delle vergini prudenti, che potrebbe definirsi anche delle vergini crudeli; quella dell’amministratore infedele, che potrebbe apparire un elogio della disonestà…

    2) Quale finalità ha il discorso parabolica di Gesù?
    Gesù racconta parabole sospinto dal bisogno di comunicare il mistero di Dio a coloro che gli stanno davanti. Le parabole sorgono dal cuore di Cristo, dalla sua passione per Dio e dal suo amore per l’uomo, dal bisogno di svelare adeguatamente il volto del Padre, il segreto della sua opera di salvezza, la potenza del suo Regno e le conseguenze per la vita degli uomini.
    La peculiarità del linguaggio parabolico appare quindi fortemente legata alla persona stessa di Gesù. Tale peculiarità deriva dalla conoscenza di Dio che Gesù possiede e dalla sua attenzione per l’uomo. Nessuno più di lui è abilitato a rivelare il volto di Dio, la sua potenza, la sua volontà, e lo fa attraverso il linguaggio delle parabole.
    Comunemente si pensa che Gesù abbia usato lo strumento della parabola per farsi capire meglio dagli uditori, esprimendo cose difficili in un linguaggio semplice, comprensibile per tutti.
    In realtà il linguaggio parabolico è “allusivo ed enigmatico”: con le parabole Gesù non parla apertamente, ma attraverso il velo delle similitudini; egli dice e non dice, svela e nasconde, manifesta e occulta. Ciò è confermato dalla constatazione che Gesù non faceva seguire alle parabole la spiegazione: solo i discepoli la ricevono, ma sempre in privato.
    Non si possono quindi considerare le parabole di Gesù strumenti didattici, quasi che fossero esempi semplici per condurre l’ascoltatore a un insegnamento espresso poi in termini più concettuali. Le parabole di Gesù non sfociano in spiegazioni piane ed esplicite, magari introdotte dalla formula: “Questo racconto ci insegna che…”; anzi, spesso alle parabole segue l’avvertimento: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti” (Mt 13,9.43; Mc 4,9; Lc 8,8; 14,35), cioè “chi è in grado di capire, cerchi di capire”. Le parabole di Gesù hanno una carica di enigmaticità, lasciando all’ascoltatore il compito di comprenderle; lo interpellano e lo costringono a interrogarsi, lo coinvolgono in prima persona e lo impegnano alla ricerca del senso.
    Talvolta la conclusione della parabola rimane aperta alla decisione degli ascoltatori, chiamati a prendere posizione di fronte al messaggio che Gesù vuole comunicare (Es.: nella quale non si dice se il figlio maggiore entra alla festa per il ritorno del fratello (Lc 15,11-32); nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone, nella quale rimane in sospeso la conversione dei cinque fratelli del ricco ormai all’inferno (Lc 16,19-31);

    Altre volte Gesù fa seguire alla parabola una domanda ai suoi ascoltatori, per stimolarli a trarre essi stessi le conclusioni: parabola dei due figli (Mt 21,28-32); nella parabola dei vignaioli omicidi (21,33-41); nella parabola dei due debitori (Lc 7,41-42; nella parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37).
    Gesù chiama ad entrare nel Regno servendosi delle parabole, elemento tipico del suo insegnamento (cfr. Mc 4,33-34). Con esse egli invita al banchetto del Regno (cfr. Mt 22,1-14), ma chiede anche una scelta radicale: per acquistare il Regno, è necessario “vendere” tutto (cfr. Mt 13,44-45); le parole non bastano, occorrono i fatti (cfr. Mt 21,28-32). Le parabole sono come specchi per l’uomo: accoglie la Parola come un terreno arido o come un terreno buono (cfr. Mt 13,3-9)? Che uso fa dei talenti ricevuti (cfr. Mt 25,14-30)? Al centro delle parabole stanno velatamente Gesù e la presenza del Regno in questo mondo. Occorre entrare nel Regno, cioè diventare discepoli di Cristo per “conoscere i misteri del regno dei cieli” (Mt 13,11). Per coloro che rimangono “fuori” (Mc 4,11), tutto resta enigmatico (cfr. Mt 13,10-15).

    (Catechismo della Chiesa Cattolica, 546)

    “Le parabole costituiscono senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù. Al di là del mutare delle civiltà, esse ci toccano ogni volta di nuovo per la loro freschezza e umanità”. JOSEPH RATZINGER, 2007, 219

  12. Antonio Bianchi compito per il 26/11/2015

    Gesù racconta in parabole per comunicare il mistero del Padre a coloro che sono con lui.
    Il genere letterario: posso essere parabole o allegorie.
    Le parabole sorgono dal cuore di Cristo per la sua passione per Dio,dalla necessità di svelare il volto del Padre e l’annuncio della salvezza,il Regno di Dio per la Vita degli uomini.
    Si pensa che Gesù abbia usato la parabola per farsi capire meglio esprimendo cose comprensibili a tutti.
    Il linguaggio parabolico è allusivo ed enigmatico, Gesù parla attraverso il velo delle similitudini.
    Per una corretta interpretazione bisogna tenere presente la prospettiva religiosa che si vuole trasmettere il “punto saliente” l’insegnamento del messaggio dato mettendoci in religioso ascolto.
    Le parabole di Gesù sono importanti per la catechesi hanno un loro fascino fanno riflettere e chiamano alla decisione.

  13. Il temine “parabolè”, di origine greca, significa originariamente “accostamento, paragone”: la parabola è un genere letterario in forma di racconto, finalizzato a trasmettere un qualche tipo di insegnamento, solitamente morale o spirituale. Nelle parabole narrate Gesù, le scene sono scelte tra quelle note agli ascoltatori (es. il pastore e le pecore, l’acquisto d’un campo, il denaro, inviti a feste, le nozze, ecc..), altrettanto lo sono i personaggi messi in scena (il re, il padre, i figli, il giudice, la vedova, i servi, ecc..). La finalità Gesù è dare un insegnamento, dottrinale o pratico, rendendo alla portata dell’interlocutore qualcosa di difficile comprensione. Non sono un insegnamento didattico, piuttosto una rivelazione. Le parabole di Gesù vogliono rivelare qualcosa di intrinsecamente inedito, non inquadrabile nella logica abituale, come è la realtà – ontologicamente nuova – del Regno di Dio.
    Dal punto di vista narrativo, è anzitutto un racconto fittizio, composto di elementi storici e ambientali realistici ed essenziali, che non tanto “fotografano” una situazione quanto la “dipingono”.
    Il racconto è ritagliato su misura dell’interlocutore con cui, volta per volta, Gesù si rapporta, nella situazione concreta che si sta vivendo, temporalmente contemporanea alla narrazione della parabola stessa. Gesù mira a far prendere posizione all’interlocutore, chiedendogli, non retoricamente, il giudizio sul caso esposto. Ottenuto il giudizio, la valutazione ricavata dall’interlocutore viene trasferita sulla “realtà” alla quale Gesù mirava fin dall’inizio e in funzione della quale aveva costruito il caso fittizio.
    Vista come in filigrana, la parabola di Gesù ha sempre a che fare con il suo annuncio e il suo ministero e, mentre lo rivela, la parabola rivela anche l’uomo a sé stesso, il suo modo di pensare e di agire nei confronti di Gesù e dell’annuncio del Regno di Dio.
    Sonia Pesaresi

  14. Le parabole costituiscono circa il 35 per cento delle parole di Gesù che sono state riportate; per questo è importante riuscire a capirle. Nelle sue parabole Gesù usa continuamente esempi tratti dalla vita quotidiana per dare concretezza alle sue parole.
    Sebbene gli esempi vengano tratti da oggetti ed eventi familiari, essi presentano spesso molte esagerazioni e comportamenti inaspettati.

    Le parabole sono incentrate su Dio e il suo regno, e in questo rivelano che tipo di Dio è, il modo in cui opera e ciò che Egli si aspetta dagli esseri umani. Poiché molte delle sue parabole si incentrano sul regno, alcune rivelano anche alcuni aspetti della missione di Gesù.

    Le parabole hanno anche lo scopo di lanciare una sfida e di stimolare una decisione nell’ascoltatore; vengono narrate affinché l’ascoltatore possa convincersi di un argomento che fino a quel momento aveva considerato rilevante.

    Tuttavia, leggiamo anche in Marco 4,10-12, che Gesù narrava le parabole per celare il suo messaggio. Alcune sono ben lungi dall’essere comprensibili. Gesù sotto forma di parabole nascondeva il suo messaggio a coloro che gli erano ostili. L’insegnamento attraverso le parabole offriva inoltre un aiuto per la memoria, e poteva servire per aggirare la resistenza degli ascoltatori più scettici.

  15. Le parabole sono il nuovo registro linguistico scelto da Gesù per parlare alle folle (e farsi capire) ma anche per confondere gli uomini del sacro e della religione e, perfino, gli stessi discepoli, suoi compagni di viaggio, certo, ma anche uomini duri di cuore.

    Solitamente siamo abituati a immaginare che Gesù abbia narrato le parabole – inventando un originale «genere letterario» – per aiutare gli interlocutori a comprendere quello che egli intendeva dire circa quella «cosa» che più gli stava a cuore e per la quale si sentiva inviato: il regno dei cieli o di Dio. Forse Gesù raccontava le parabole anche per impedire, a chi pretendeva di capire, di pensare che la propria visione di Dio e del mondo fosse quella corretta ed esclusiva (escludente). In realtà con i racconti parabolici Gesù nascondeva il senso delle cose agli occhi dei saccenti, mettendo gli interlocutori boriosi fuori rotta.

    A volte anche i cristiani con baldanza frettolosa pensano che il linguaggio delle parabole sia l’accesso più agile e comprensibile al mistero divino. Salvo poi subito scoprire che le cose non sono per nulla così. E cioè che le parabole sono parole a tratti oscure, perfino respingenti. Percorsi impervi, che richiedono agilità di cuore e di mente.
    Per entrare nel loro mondo, ci vuole discernimento e pazienza. E
    conversione.

  16. La parabola e’ un racconto tratto dalla vita che le persone anche più umili possono cogliere, naturalmente questo modo associato al l’atteggiamento rilassato di Gesù facilitano il rapporto con le persone che lo ascoltano.. È’ noto a tutti che in un rapporto dialettico la parte verbale passa solo per Il 5% tutto il resto è’ paraverbale.
    Altra cosa forse in parziale contraddizione con quello che ho scritto riguarda il messaggio nascosto che c’è in una Parabola, durante un omelia un sacerdote ci ha spiegato che non tutto ciò che esprime una parabola e’ di facile comprensione, ci sono dei significati, che anche gli stessi apostoli non hanno colto.

  17. La parabola designa un racconto che, ricavato da scene di vita quotidiana e corredato da adeguati paragoni, ci introduce alla comprensione di una realtà misteriosa. Esse non illustrano situazioni complesse o inusuali ma ci presentano semplici circostanze che certamente accadono anche a noi e che per la maggior parte dei casi riguardano problematiche antiche e sempre nuove. Vengono vissute spesso in maniera superficiale, ma hanno il potere di consegnarci una dimensione molto più profonda. Composta generalmente in 3 parti: introduzione, corpo di composizione e conclusione.
    L’autore della parabola mette in scena una vicenda, costruisce un racconto, così da trasferire i suoi ascoltatori in un mondo fittizio. Ma il trasferimento è provvisorio: ad un certo punto gli ascoltatori verranno ritrasferiti dal fittizio al reale, si troveranno faccia a faccia con una realtà ben determinata, che l’autore della parabola aveva in mente sin dall’inizio e in funzione della quale aveva costruito il racconto.
    La finalità è proprio di essere sempre vera, di dare insegnamenti sempre nuovi e attuali e non solo legati a un certo tempo, per mezzo di racconti semplici accessibili a tutti.

  18. Le parabole sono racconti, sintetici e molto incisivi che Gesù usa per dare insegnamenti morali e costituiscono un genere letterario a sè. Dal termine greco che significa paragone, le parabole usano la forza narrativa e pedagogica della metafora per comunicare contenuti religiosi, tramite la libera associazione. Tanto che il messaggio non è univoco, ma aperto a nuove possibilità e sempre attuale.

    La struttura procede per gradi: partendo da un fatto di vita quotidiana, ad un certo punto, si è chiamati a passare ad un piano più alto, universale, attraverso un giudizio personale.
    Per certi versi mi verrebbe da paragonarlo al famoso metodo socratico, della maieutica, se non fosse che, nella parabola si sente un eco divino, una presenza morale, non contemplata nei filosofi greci. (Almeno mi pare, ma è preferibile su questo punto, un confronto con la classe e l’insegnante!!!)

    Anche nell’ AT, soprattutto nei libri sapienziali, si fa uso di brevi parabole, nelle quali, attraverso l’uso di semplici paragoni si esprimono verità generali; ma questo genere è pienamente sviluppato nella parola di Gesù del NT.

    E’ interessante notare che la sua parola è rivolta principalmente a menti semplici e aperte. Le parabole cioè temono un approccio intelletualoide, che ne svilisce l’immediatezza della portata messianica.

  19. Il genere letterario delle parabole è un genere secondo me proprio: Si narra una scena di vita vissuta, scene non inusuali ma della vita di tutti i giorni.
    Si narra la storia da un punto di vista esterno senza dare dei giudizi precisi ma portando l’ascoltatore ad arrivare ad una conclusione propria che comunque è spesso ovvia e coincide con l’insegnamento che Gesù vuole dare.

  20. La parabola è un genere narrativo che Gesù utilizza per trasmettere insegnamenti di tipo morale e spirituale. Si rifà alla realtà dei suoi contemporanei per spiegare tramite esempi chiari per loro dei messaggi di levatura superiore. La parabola è composta da una parte introduttiva, generalmente introdotta da una similitudine che aiuta l’ascoltatore a entrare nella realtà parallela di cui narra Gesù. C’è poi il corpo centrale, che consiste nel cuore del racconto, nell’esempio tratto da scene di vita reale. E si conclude con il messaggio da trasmettere; la morale, però, non è quasi mai diretta, cioè non è Gesù che spiega il significato (tranne le volte in cui i discepoli proprio non capiscono), ma è l’ascoltatore stesso che ha un’intuizione dell’insegnamento che Gesù vuole trasmettere.

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