La colomba dello Spirito

 

Quando diciamo Spirito, cosa pensiamo immediatamente: uomo di spirito, una battuta spiritosa, oppure, che è peggio, pensiamo ad un fantasma… facciamo fatica a raffigurarci lo Spirito Santo.

Nel Vangelo emerge un’immagine simbolica, che diventerà poi parte della tradizionale iconografia cristiana per rappresentare lo Spirito Santo: la colomba. Essa indica la vita che nasce e rinasce dall’acqua, nella creazione e nel diluvio, così come recita il Salmo: mandi il tuo Spirito e rinnovi la faccia della terra. Così questa immagine della colomba indica anche la vita umana, l’umanità, con cui Dio fa alleanza, garantendo la vita nelle generazioni che si succedono l’una all’altra. Lo Spirito rimanda dunque alla creazione, alla storia, all’umanità in cui si rivela la sua azione vitale e generatrice.

Così lo Spirito non si può totalmente rappresentare, perché dovremmo racchiudere in una sola immagine tutta la nostra storia e tutta la nostra vita. Lo Spirito è il dono di Dio che orienta tutta la nostra vita verso Dio e la porta a compimento nella sua verità, nella sua finalità più reale e più vera. Il dono dello Spirito che il Cristiano possiede rende la sua vita piena e feconda, ossia capace di generare la vita intorno a se. Il cristiano è così missionario per natura. Non è solo il prete o il frate ad andare in missione, ma ognuno di noi, in quanto battezzato, è soggetto attivo della missione. Anzi, possiamo dire che la Chiesa, come popolo di Dio, è il primo attore nella comunicazione del Vangelo, nella missione.

Come Gesù che ha ricevuto lo Spirito Santo, per annunciare il Padre, in tutta la sua vita, così nella scena del battesimo che Luca ricostruisce è il popolo che con Gesù viene battezzato da Giovanni e che vede il dono dello Spirito su Gesù e ode la voce del Padre: così facendo il popolo è già testimone del messia e lo diverrà poi effettivamente a Pentecoste, quando Israele, rappresentato dagli apostoli riuniti nel Cenacolo, riceverà lo Spirito del Signore risorto.

Oggi, in Italia, nonostante che la cultura in cui ci troviamo tenda a diffondere una forma di consumismo che rivela le sue radici ateistiche e materialistiche, in realtà il battesimo ricevuto da bambini agisce ancora nella vita e nella storia delle persone, attraendole verso Cristo. Alcuni genitori pensano di battezzare i figli solo da grandi, quando sono liberi perché capaci di decidere con la loro testa. Ma il battesimo è il dono più grande che un genitore può fare al proprio figlio, pari al dono della vita stessa: non battezzarlo significa negargli il dono della vita di Dio. E in ogni caso il figlio rimane sempre libero di accettare o rifiutare questo dono. La libertà si esercita in una tradizione ricca di fede e di valori, non in una presunta neutralità, che rischia solo di privare le persone di veri punti di riferimento.

Alla comunità cristiana spetta oggi il compito di risvergliare nel popolo il dono dello Spirito che è nel cuore, grazie al battesimo che è stato ricevuto dalla stragrande maggioranza delle persone, e che agisce ancora, seppure spesso nascostamente, nella vita e nella storia delle persone. Esso esercita una fondamentale attrattiva verso Cristo e verso la Chiesa, nonostante lo stile, i simboli, i valori della cultura attuale veicolino sottilmente una concezione materialista e fondamentalmente atea.

Il punto vero della questione è: sappiamo cogliere l’azione dello Spirito nei tanti cristiani non praticanti di oggi, e abbiamo una comunità cristiana accogliente, in grado di testimoniare la bellezza di una vita cristiana credente e praticante? Una vita cristiana non bigotta ma sincera, sobria nelle devozioni ma schietta e profonda nella partecipazione all’Eucarestia, capace di testimoniare più con i fatti che a parole, con l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone. Non basta il prete, sono necessarie famiglie, laici adulti in grado di esprimere l’accoglienza della comunità cristiana.  Ma si testimonia anche con il proprio lavoro, con l’onestà e la generosità, la pazienza e il rispetto. Ma anche con la gioia di vivere e la perseveranza nel non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà: non c’è da stupirsi se un cristiano così, senza troppe parole, ha una marcia in più e si vede!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...