Lettura popolare Gv 2,1-11 (II TO Anno C)

 

Lettura popolare II TO Anno C

 

Gv 2, 1-11

Non è ancora giunta la mia ora

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel vangelo di Giovanni il racconto di Cana porta a termine l’itinerario iniziale dei discepoli, che incontrano Gesù e credono in lui (2, 11) e al contempo indica un nuovo inizio, perché la trasformazione dell’acqua in vino buono è il segno originario, che serve ad interpretare tutti i segni che Gesù sta per compiere nel Vangelo di Giovanni. Inoltre se prima erano gli altri a parlare di Gesù come agnello di Dio e messia e a seguirlo (cfr. 1, 36. 46) ora è lui a prendere l’iniziativa, rivelando la sua gloria (2, 11).

La risposta di Gesù alla madre – “Che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora” – non è quindi un rimprovero da parte di Gesù, ma è solo il modo con cui Gesù inizia il suo ministero pubblico, che culminerà nell’ora della passione e dell’innalzamento in croce, chiarendo che tale ora non dipende né dalla madre né dagli uomini, ma dal Padre e dalla sua volontà (cfr. 12, 23. 27; 13, 1; 16, 21).

La madre allora comprende molto bene che il suo ruolo qui non è di indicare a Gesù cosa deve fare, ma semplicemente portare gli uomini a lui, invitandoli ad ascoltarlo e ad obbedirgli. In questo ella agisce da intermediario tra Gesù e gli uomini, senza pregiudicare l’assoluta libertà e gratuità del disegno di Dio. Infatti ella presenta a Gesù la grave situazione di bisogno: “Non hanno più vino” (v. 3) – senza vino la festa matrimoniale non è più possibile – ma poi lo rispetta nella sua libertà d’azione, sollecitando invece i servi ad obbedirgli.

Siamo nel terzo giorno, che indica simbolicamente la resurrezione di Gesù (cfr. Gv 20, 20-22), e il contesto delle nozze rinvia il lettore al compimento definitivo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cfr. Is 54,4-8; Is 61,10-62; Mt 22,1-14). Anche il vino rimanda alla festa gioiosa dell’alleanza ristabilita con Dio, rappresentata da una terra nuovamente feconda (Os 2, 23-24; Gl 2, 22-23). Con ironia il narratore fa parlare il maestro di tavola che si stupisce che il vino buono, di cui non conosceva l’origine, fosse stato conservato fino ad ora. Questa è l’ora del vino buono, l’ora del compimento in Cristo della rivelazione che è iniziato con il dono della legge sul monte Sinai.

Non a caso le sei giare di pietra (sei è simbolo di incompiutezza!) sono collegate alla purificazione rituale giudaica richiesta dalla legge di Mosè (cfr. Lv 11, 29-38). La pietra nel mondo giudaico aveva la caratteristica di non diventare mai impura a differenza della terracotta (m. Bes 2, 3) ed evoca la legge veterotestamentaria sulla quale era stata scritta (cfr. Ez 36, 26). L’acqua simbolo della rivelazione dell’Antico Testamento viene trasformata nel vino del compimento, che anticipa simbolicamente la pienezza dei doni messianici che Gesù farà nell’ora della sua morte, alla presenza della madre.  I sacramenti, battesimo ed eucarestia, che nascono dalla consegna dello Spirito sulla croce da parte di Gesù (19, 30), sono già contenuti nel vino di Cana. Nell’inizio del ministero di Gesù, come una ricapitolazione globale, è già contenuta la sua fine, caratterizzata dal dono dello Spirito e dalla nascita della Chiesa con la madre e con i discepoli che credono.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 2, 1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo in Galilea, in un piccolo paese che si chiama Cana. Il contesto narrativo è caratterizzato dalla celebrazione delle nozze a cui partecipa la madre, fin dall’inizio. Il fatto che la madre sia a buon diritto partecipe delle nozze, senza bisogno che venga esplicitato il suo invito, significa che si tratta di una famiglia vicina a Gesù e a Maria. Si tratta di un ambito di vita del tutto ordinario. Gesù si rivela nell’ordinarietà di una festa di matrimonio. Cosa può significare per me?

 

  • Qual è il contesto temporale?

Ci troviamo al terzo giorno, che indica la resurrezione di Gesù (o anche, secondo un calcolo che parte dal c. 1, l’ultimo giorno della settimana del Sinai o della settimana della creazione). È un tempo importante, centrale, che ha un carattere di rivelazione.  Sperimento nella mia vita l’opera della resurrezione di Gesù?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • La madre è presente , alla festa, mentre Gesù e i suoi discepoli vi sono invitati. Essa vigila sulla festa, perché tutto vada bene ed intercede presso il suo figlio, quando improvvisamente manca il vino. So vedere i bisogni degli altri e intercedere per loro, presso Gesù e presso il Padre Suo? Mi affido all’intercessione di Maria nella mia vita?
  • I servi obbediscono alla parola di Gesù e all’invito di Maria: riempiono le giare fino all’orlo e poi le attingono. Solo grazie alla loro obbedienza si può compiere il miracolo. Mi fido della parola di Gesù, al punto da osservare fino in fondo la sua volontà anche senza troppi appigli e sicurezze esteriori?
  • Il maestro di tavola non sa da dove viene il vino buono, ma i servi invece lo sanno. Sono consapevole che la pienezza di gioia e il vero significato della vita viene da Gesù e dal mistero della sua persona?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • Gesù risponde con determinazione alla madre: «che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora» L’ora di Gesù è determinabile solo dal Padre. So affidarmi ai disegni di Dio, anche quando avrei fretta di intravedere una soluzione?
  • La madre invita i servi: «fate ciò che vi dirà». L’obbedienza alla parola di Gesù, al Vangelo è una caratteristica di fondo della mia vita?
  • Il maestro di tavola si rivolge allo sposo, dicendo: «Hai conservato il vino buono fino ad ora!» So conservare la parola di Dio nel mio cuore?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Nel vino migliore, frutto della miracolosa trasformazione dell’acqua delle giare, si compie tutta la legge e la rivelazione indicata misteriosamente dall’acqua delle giare. Gesù si rivela come il donatore dei doni messianici, e in particolare dello Spirito, che compie la rivelazione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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