L’oggi della Parola

Cosa vuol dire omelia? Vuol dire discorrere, conversare, rendere più vicino e reale qualcosa che a prima vista può sembrare talmente solenne e straordinario da apparire lontano, come la Parola di Dio. Non richiede necessariamente lunghi discorsi, né prediche roboanti, né particolari doti retoriche o affabulatorie: l’omelia di Gesù, la più breve e semplice omelia della storia, ha tutto l’essenziale.

“Oggi si è compiuta questa parola che avete udito con i vostri orecchi.” Noi siamo così abituati a pensare che Gesù stia parlando di se stesso, nel leggere il profeta Isaia, che dimentichiamo totalmente l’essenziale: Gesù sta dicendo che questa profezia si è compiuta oggi, in questa assemblea che ascolta, in questo momento in cui il messia ha portato il dono dello Spirito, e tale dono non è una prerogativa solo sua, ma porta con se una nuova comprensione delle cose (ciechi che vedono) e una liberazione dalle catene della schiavitù (fisica, ma anche morale e spirituale). Gesù non è venuto a imporre la sua immagine di messia straordinario, come se egli fosse un uomo non comune, perfetto, senza macchia, ma così lontano da noi da sembrare disumano. Al contrario Gesù è venuto a condividere con noi, con la nostra povera e semplice umanità il dono dello Spirito Santo. La sua omelia ha l’obiettivo di mostrare che la Parola di Isaia, per effetto dello Spirito Santo si è compiuta li in quel momento e in quell’assemblea, allo stesso modo in cui si compie quando viene proclamato questo Vangelo nelle assemblee riunite per l’eucarestia domenicale. L’ oggi è per noi propri quest’oggi, questa domenica, quest’ora, questo tempo presente che ci è donato di vivere. Se questo è vero, dobbiamo trarre alcune conclusioni importantissime:

  1. La missione della Chiesa e dei cristiani, in cui siamo chiamati a condividere il dono dello Spirito come ha fatto Gesù con noi, non è domani ma è oggi. Noi pensiamo sempre a quando saremo pronti a essere missionari, oppure pensiamo che siccome non saremo mai veramente pronti, questo non spetti a noi, ma a qualcheduno, prete o laico, più specializzato di noi. Ma la Parola non aspetta le nostre specializzazoni o i nostri disegni futuri: essa si compie oggi.

2.La missione non è il frutto di complicate preparazioni, personali e comunitarie, ma della nostra disponibilità a lasciare che questa parola entri nella nostra vita, plasmi il nostro cuore, ci converta e ci spinga a mostrare la nostra gioia di essere cristiani.

  1. La missione non è fare programmi straordinari, con iniziative nuove e luccicanti, che coinvolgano tante persone “lontane” e che magari facciano anche un po’ notizia, riempiendo le pagine di giornali locali. Le persone “lontane” sono quelle che incontriamo tutti i giorni, portando a scuola i figli, al bar, al lavoro, nelle attività ricreative e culturali, o anche solo facendo una passeggiata all’aperto e scambiando qualche chiacchera con i vicini di casa e con i conoscenti. La missione è qui, oggi, dentro alla vita e nell’incontro con le persone: in una settimana in tutte queste occasioni incontrate molte più persone voi qui presenti oggi, che se dovessimo strologare eventi particolari per attrarre persone.
  2. Ma come noi possiamo essere missionari? Mi direte…in fondo molti incontri della nostra giornata o settimana risultano essere un po’ banali o superficiali o di pura consuetudine. Non è così! Dobbiamo convincerci di questo. Ogni incontro, dal saluto ai convenevoli iniziali può essere fatto interessandoci alla persona che abbiamo davanti oppure no. Se ci interessiamo e desideriamo trasmetterle la nostra fede, essa passa implicitamente attraverso i nostri atti, in modo silenzioso e misteriosamente attrattivo. Se siamo in macchina e vediamo gente in fila accanto a noi e preghiamo per loro, offrendoli al Signore, anche questo passa! Se al lavoro, il sorriso, l’onestà la pazienza vi contraddistinguono, questa è una luce che consola, libera e apre gli occhi delle persone alla fede. Prima o poi qualcuno vi verrà a chiedere esplicitamente ragione della vostra fede. La missione è anzitutto la vostra testimonianza, che ha la stessa funzione degli scribi di Esdra, ossia la funzione di tradurre la Parola, perché il popolo possa aprire il libro per ascoltare la Parola di Dio. Anche la nostra pastorale allora non è quella di un’azienda che deve sfornare sacramenti, ma quella di una famiglia che non ha paura di cogliere ogni opportunità per annunciare, testimoniare e accompagnare personalmente il cammino di fede di chi si accosta ad essa.

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