Gesù ha vinto per noi (Omelia I Quaresima)

 

 

Lo Spirito conduce Gesù dentro alla prova nel deserto. Qui Gesù vive profondamente i bisogni fondamentali dell’uomo, ossia il cibo, la stima, il riconoscimento da parte degli altri, l’essere voluti bene e amati da qualcuno. Il deserto, come luogo della mancanza, è anche il luogo della rivelazione di questi bisogni, così veri e così umani, e, al contempo, il luogo in cui si affaccia la prova spirituale, la tentazione, che sfrutta i bisogni per proporre una illusoria ma spesso affascinante via d’uscita: “se sei figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gestisci in proprio il tuo essere figlio di Dio e uomo, soddisfa i tuoi bisogni, perché essi sono diritti e tu puoi trasformare ogni cosa al tuo servizio.

È la grande tentazione dell’autosufficienza, che oggi emerge molto chiaramente nel mondo virtuale dei social e su internet. Whatsapp, Facebook, Twitter, Linkedin e tutti i social network, come chat e luoghi di incontro virtuale, sono ambiti in cui ciascuno di noi è invitato a costruirsi un’identità e un profilo tutto suo. Attraverso foto e brevi commenti ciascuno ritiene di controllare la propria immagine di sé di fronte agli altri e rischia di illudersi che la vita stia nell’essere riconosciuto e stimato alla luce di questa immagine.  Tutto si può così costruire “a tavolino”, il proprio profilo relazionale, lavorativo, addirittura la propria identità sessuale. Ci si illude di avere tanti amici, e di poterli cambiare o allontanare con un clic. Tutto è perennemente intercambiabile e non c’è più lo spessore corporeo della relazione umana vera. Questo significa che non c’è più né amore né dolore, ma solo soddisfacimento (apparente) di bisogni.

Nella tentazione di autosufficienza si innesta quella del potere: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo»”. Oggi il nostro idolo, a cui ci prostriamo in adorazione, è l’immagine. Siamo nutriti da immagini, fino a dipendere dalle emozioni che esse generano: paura, ansia, curiosità, morbosità. Esse pretendono di trasmettere informazioni, in realtà troppo spesso veicolano forti risposte emotive (particolarmente attraverso sesso o violenza) per influire sui comportamenti e pensieri di milioni di persone. Anche aziende a scopo benefico sfruttano immagini violente di bambini ridotti allo stremo, per raccogliere fondi. Ma quanti di questi soldi spendono per la pubblicità? Non è forse anche questa una tentazione di “potere” autoreferenziale?

“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.  La prima parola che Dio ha pronunciato è il nostro corpo, che ci mette in una relazione vera con gli altri: esso è il sacramento, ossia il segno reale e lo strumento dell’incontro, dell’amore, della vita, del dono che ci lega agli altri.  La Quaresima è il tempo definito “sacramento” della nostra conversione, in cui ci rendiamo conto, attraverso il digiuno e la carità, che abbiamo un corpo e che questo ci lega agli altri, e possiamo farne dono con il sorriso per accogliere, la stretta di mano per salutare, la pacca sulla spalla per incoraggiare, la carezza per amare, l’abbraccio per consolare.  Un digiuno quaresimale potrebbe essere questo: una faccetta e un cuoricino in meno su Whatsapp e un gesto concreto in più al giorno.

Infine la Parola di Dio è il Vangelo, che ci racconta di Gesù, della sua lotta nel deserto, delle sue parole, del suo amore verso i piccoli e i poveri, dei suoi gesti di guarigione. Lui è la Parola che ci dona la vita, ogni giorno possiamo alimentarci di Lui come del pane quotidiano. Un altro impegno quaresimale potrebbe essere: digiuno dall’uso prolungato di Facebook, dalle immagini, dai video, e donare lo stesso tempo alla lettura e alla meditazione del Vangelo del giorno, per innamorarci di Gesù e pregarlo con le nostre parole. Chiediamogli di entrare nella nostra vita, di trasformarci in Lui, di aiutarci a vivere con fiducia la prova e la fatica, perché Lui ha già vinto per noi.

 

 

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