La catechista Alice

 

Nella liturgia di questa domenica troviamo tre protagonisti che ci trasmettono un unico messaggio: Isaia, Paolo e Pietro sono accomunati dal dono di incontrare il Signore e dalla chiara percezione del proprio peccato. Isaia si lamenta perché ha visto la Presenza nel tempio, come un grande manto i cui lembi possono già riempire tutto quanto, o come un’esperienza di fumo, nube, e rombo che fa tremare la terra. Si ripete ciò che Mosè aveva vissuto sul Sinai e la paura di Isaia rievoca quella di tutto il popolo di Israele, davanti ad una manifestazione terribile e straordinaria. È la coscienza immediata della propria piccolezza e dipendenza, ma anche della propria distanza da un Dio così grande e potente. Questa stessa coscienza viene avvertita da Paolo, che si autodefinisce “aborto”. Di fronte all’annuncio del Vangelo, che è una vocazione iscritta fin dalla sua nascita, Paolo si è comportato da persecutore, a causa del suo peccato. L’immagine dell’aborto sottolinea una promessa di vita mancata. Eppure la grazia di Dio è più forte del peccato dell’uomo e Paolo ha potuto conoscere il Signore, che è apparso a lui, ultimo tra tutti gli apostoli. Infine questa è l’esperienza di Pietro, che accoglie Gesù nella barca e si fida della sua parola, andando a pescare al largo in pieno giorno. L’improvvisa e miracolosa pesca di tanti pesci, fino a fare affondare due barche, pone Pietro e i compagni davanti alla potenza inaudita della Parola di Dio, un mistero Santo davanti a cui l’uomo percepisce tutta la sua miseria. Così Pietro preso dallo sgomento si inginocchia e pronuncia quella frase famosa: “Allontanati da me, perché sono un peccatore”.  Gesù risponde con un invito, che suona come la vocazione di Pietro: “non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

La situazione esistenziale di Pietro è anche quella di molti di noi che hanno paura di incontrare Dio, perché è radicalmente “diverso” da noi e dalle nostre aspettative e ci può mettere in ansia, per la paura di dover modificare i nostri progetti o le sicurezze che ci siamo costruiti. Anche chi ha fatto un primo incontro, bello e ricco, con lui, spesso si considera indegno di andare fino in fondo nel rapporto con lui, per seguirlo dove egli vuole. Infine tutti noi ci sentiamo spesso indegni di annunciare il Vangelo, perché la potenza di quella Parola ci sovrasta talmente, che noi non sappiamo come potremmo servirla e accampiamo tante scuse: non sono adeguatamente preparato; mi sento lontano da Dio; cosa potrà mai fare Dio con me? Qui il nostro peccato diventa una giustificazione di comodo, per non metterci in gioco fino in fondo.  Se seguiamo l’itinerario di Isaia, Paolo e Pietro noi siamo degni proprio in quanto peccatori. Se non avessimo coscienza del nostro peccato, non potremmo essere annunciatori della Parola. Ma proprio in quanto peccatori perdonati, in quanto ammalati ogni giorno guariti dalla grazia di Dio, noi possiamo testimoniare e annunciare la potenza di quella Parola che perdona, risana, guarisce. Così diventiamo anche noi, pescatori di uomini, senza volerlo, ma solo in risposta ad un invito preciso di Gesù: “non temere”, perché la Parola di Dio è come una grazia che ci trasforma e che si comunica per attrazione misteriosa, fino a coinvolgere tante persone intorno a noi.

Alice è una mamma di due figli e anche una catechista in parrocchia. Di mestiere fa la segretaria ed è contenta del suo lavoro e della sua famiglia. Ha accettato di slancio una richiesta del parroco per diventare catechista, perché c’era bisogno in parrocchia…ma ora sente la difficoltà e il peso di questo impegno. Non è come il lavoro, dove ogni giorno hai un compito preciso da svolgere. Fare la catechista non è semplicemente portare a termine gli argomenti del giorno… almeno si riuscisse a finirli, con i bambini che dopo dieci minuti hanno già perso completamente l’attenzione, faticosamente ottenuta dopo venti minuti di “ssht” e toni di voce che si impennano improvvisamente. Il problema più grave poi è che i genitori non si fanno quasi mai vedere e spesso non portano neanche i figli al catechismo, perché tutto, dal calcio alla danza, passa davanti alla povera ora di catechismo… questi sono i pensieri di Alice, che di fronte a Dio pensa di essere lei in errore. Sicuramente non è lei all’altezza di fare la catechista. Ma se solo Alice potesse vedere nel cuore di quei genitori, come vede Dio, allora i suoi pensieri cambierebbero: vedrebbe infatti l’ansia per le difficoltà della vita, le frustrazioni pesanti di ogni giorno e la paura di conoscere Dio, nascosti dietro ad una maschera di indifferenza e superiorità. Alice sentirebbe tenerezza per ciascuno di loro e, senza falsi buonismi, sarebbe in grado di accoglierli per come sono, uscendo dal cerchio chiuso del senso di inferiorità e dell’orgoglio ferito. Alice non temere, gli dice oggi Gesù, perché sarai pescatore di uomini! Non resta che lasciare tutto e seguirlo…

Lettura popolare V TO Anno C

 

Lc 5,1-11

Pescatori di uomini

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

I primi tre versetti di questa scena evangelica chiariscono il contesto in cui avviene la pesca miracolosa di Pietro e dei compagni. Gesù sta in piedi presso il lago e predica la parola di Dio ad una folla desiderosa di ascoltarlo, che prefigura tutti i popoli in attesa della parola di Dio  proclamata dagli apostoli nel libro degli Atti (cfr. Atti 4, 31; 6, 2. 7; 8, 14). Questa sfumatura “ecclesiale” viene confermata dal fatto che Gesù sceglie proprio la barca di Simone (Pietro) per sedersi ed insegnare, come se Luca volesse alludere al fatto che nella barca della Chiesa, guidata da Pietro, Gesù è il vero maestro. Al contempo Gesù recupera una distanza nei confronti della folla,  perchè lo si può conoscere solo ascoltandone la Parola nella barca della Chiesa.

Con un ordine paradossale e inatteso da parte di Gesù – ossia andare a pescare di giorno dopo che i pescatori hanno faticato invano durante tutta la notte – viene innescata la narrazione del miracolo. Simone dovrà lasciar da parte tutte le sue conoscenze e il suo mestiere per abbandonarsi alla parola del maestro, con un atto di fede pubblico nei confronti di colui che aveva già conosciuto a Cafarnao e che aveva  manifestato la sua autorità guarendo indemoniati e malati e, tra essi, anche la sua suocera (cfr. Lc 4, 38 – 39). È questa fede pubblica di Pietro nella parola potente di Gesù a rendere possibile il miracolo, che viene descritto da Luca in due versetti in modo da esaltarne la grandezza e giustificare così la fiducia assoluta in lui.

Al cuore del racconto la confessione di peccato da parte di Pietro indica non solo la paura che coglie l’uomo davanti ad una teofania, ad una improvvisa manifestazione del divino (cfr. Gdc 6, 22) ma anche la consapevolezza profonda di tutta la miseria e impotenza umana e della distanza che c’è tra l’uomo e Dio (Is 6, 5). La meraviglia, lo stupore panico manifestato da Pietro Giacomo e Giovanni (v. 9) non è solo un sentimento, ma l’espressione della situazione esistenziale di radicale impotenza dell’uomo a contatto col mistero di Dio.

Gesù non nega questa distanza ma esorta Pietro a non temere, a fidarsi della sua parola che lo chiama a prendere vivi gli uomini.  Solo la parola di Gesù colma la distanza tra Dio e l’uomo e la fede di Pietro in essa lo renderà capace essere pescatore di uomini, in modo unico e straordinariamente fecondo. Il verbo che viene tradotto con “pescatore” (zogrèo) significa “prendere vivi” e si usa in un contesto di guerra per indicare i nemici quando vengono fatti prigionieri senza essere uccisi (cfr. Nm 31, 18), oppure può significare qualcuno che viene rianimato e gli viene resa la vita.  Pietro e gli apostoli, come tutti i missionari cristiani, sono coloro che, per mezzo della parola di Dio saranno in grado di catturare gli uomini per la vita (cfr. Atti 5, 20).

A questo punto  i discepoli sono in grado di lasciare tutto, ossia di seguire incondizionatamente Gesù nella sua missione (v. 11). In effetti la parola di Gesù non era rivolta solo a Pietro ma anche agli altri discepoli, come ricorda il plurale “calate le reti” (v. 4). Pietro si pone qui come l’interlocutore che rappresenta il gruppo degli apostoli, chiamati attraverso il miracolo a credere alla Parola di Gesù e a seguirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Il mio incontro con Gesù

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 5,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù sta presso il lago di Gennesaret, che è il teatro della sua prima evangelizzazione e la folla gli fa ressa intorno. Immagino di essere anch’io in mezzo a questa folla: cosa mi affascina di Gesù? La sua parola, il suo volto, l’attenzione che si crea intorno a lui?

-La folla è presente per ascoltare la Parola di Dio. Si tratta della stessa parola di Gesù, che viene da Dio e trasforma la nostra vita. Come mi dispongo all’ascolto della Parola? È per me un incontro con la persona di Gesù?

-I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Le barche sono libere per accogliere Gesù, in un momento semplice e ordinario di vita. L’ascolto della parola è una realtà ordinaria e consueta della mia vita?

– Gesù dalla barca di Pietro insegnava alle folla. Sono convinto di incontrare Gesù nella barca della Chiesa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Pietro e i compagni obbediscono alla parola di Gesù e prendono una quantità enorme di pesci. Lo stupore invade tutti i presenti e Pietro si getta alle ginocchia di Gesù. Mi stupisco della forza della Parola di Dio?

-Tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono. Sono disposto a fidarmi totalmente di Gesù e della sua parola?

  • Cosa dicono i personaggi?

Prendi il largo e gettate le reti per la pesca. Ho obbedito a questo invito di Gesù?

abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Come mi ritrovo nei momenti di sconfitta? Sono in grado di rivolgermi a Gesù?

Sulla tua parola getterò le reti. So fidarmi e affidarmi alla parola di Gesù?

-Allontanati da me, perché sono un peccatore. Che coscienza ho di me stesso davanti al Signore?

-Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Mi sento spinto all’annuncio del Vangelo?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore della vita e la sua parola potente è in grado di dare nutrimento. I discepoli costituiscono la Chiesa, radunata e inviata in missione dalla parola di Gesù.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.