Lettura popolare II Pasqua

 

Lettura popolare II Pasqua Anno C

 

Gv 20,19-31

Gesù risorto dona lo Spirito

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La liturgia ritaglia qui due scene delle apparizioni di Gesù risorto ai discepoli (19-23.24-28) e una conclusione (30-31).

Nella prima scena Gesù entra in casa dei discepoli a porte chiuse, per indicare sia la particolare condizione escatologica del suo corpo risorto, che non presenta limiti spazio-temporali, sia la potenza della resurrezione, in grado di superare e sconfiggere la paura dei discepoli, che tenevano chiuse le porte di casa. Il primo giorno della settimana (v.19) è un riferimento alla domenica, giorno della resurrezione di Gesù per la comunità cristiana. Gesù si mostra in piedi, in mezzo ai discepoli, per indicare che è vivo e presente con i suoi, e li saluta con l’espressione «pace a voi», che da un lato è una formula ordinaria di saluto (shalom alehem), e dall’altro indica già in anticipo il dono della pace che Gesù fa ai suoi (19.21). Non a caso la reazione dei discepoli è caratterizzata dalla gioia (v. 20). Essi riconoscono il Signore dalle mani e dal fianco, che presentano i segni dei chiodi e della trafittura da cui erano sgorgati sangue ed acqua nella morte in croce del Signore (v.20). Egli, il risorto, il vivente è realmente colui che era stato crocifisso e porta ancora i segni nel suo corpo, ferite che ora divengono feritoie dell’amore e dello Spirito.

Non a caso il risorto li invia con la forza con cui egli stesso è stato inviato dal Padre, lo Spirito Santo (v.22) che era simbolizzato dall’acqua uscita dal costato trafitto di Gesù. La missione dei discepoli è caratterizzata dalla misericordia del Padre, che si sintetizza nel perdono dei peccati. Non si tratta soltanto del sacramento della riconciliazione, ma dell’intera evangelizzazione a cui sono chiamati i discepoli e che si può globalmente riassumere nel perdono dei peccati.

La seconda scena (vv.24-29) ha per protagonista Tommaso, che non era presente al momento della prima apparizione e chiede di fare un’esperienza personale del crocifisso-risorto, dei suoi segni della passione. Questo incontro avviene otto giorni dopo, sempre di domenica (v.26), e con le medesime caratteristiche, perché Gesù si presenta in piedi e formula un saluto di pace (v.26). Egli poi riprende le parole di Tommaso e lo invita a toccare i segni della passione (v.27), attraverso i quali si è manifestata la potenza dell’amore di Dio. Tommaso non li tocca, non ne ha più bisogno, ma reagisce con la più bella proclamazione di fede neotestamentaria sulla divinità di Gesù: «Mio Signore e mio Dio».  La chiusura di Gesù sulla beatitudine di coloro che non hanno visto ma credono si rivolge direttamente al lettore e anticipa la prima conclusione del Vangelo (vv.30-31) in cui la parola scritta, quale testimonianza autorevole dell’esperienza del risorto, diviene capace di accendere la fede della comunità cristiana.

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Esperienze di gioia e rinascita, in una quotidianità a volta difficile e faticosa. Le vivo nella fede?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 20,19-31 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Ci troviamo di domenica, nella casa dei discepoli che hanno chiuse tutte le porte per paura dei Giudei.

Quali chiusure e paure porto ancora dentro, nelle quali Gesù risorto entra con la sua potenza? La messa domenicale è per me esperienza di liberazione e rinnovato coraggio?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– Gesù stette in mezzo ai discepoli. Avverto la presenza viva del risorto in mezzo alla comunità cristiana?

-I discepoli gioiscono al vedere il Signore.

Come vivo l’esperienza della fede? È per me fonte di gioia, liberazione dalle paure e dalle tristezze?

 – Gesù mostra le mani e i piedi e soffia sui discepoli. Che significato ha per me la passione di Gesù? Come sperimento la potenza dello Spirito nella mia vita?

 – Tommaso non era con loro. Accolgo la testimonianza di fede degli altri come un dono anche per me?

  • Cosa dicono i personaggi?

– Gesù saluta i discepoli «pace a voi!». Dove trovo la mia pace più profonda?

– “Come il padre ha mandato me, anch’io mando voi”. L’invio e la missione provengono dal Padre. In che modo vivo questo mio essere inviato, quali opportunità da cogliere e quali resistenze interiori?

– “A coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno perdonati”: vivo il perdono di Dio e la sua misericordia nei miei confronti? Lo so annunciare agli altri?

– “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani”: che esperienza ho del crocifisso-risorto? Quali domande, dubbi, certezze?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

A differenza di Tommaso, il lettore è colui che sperimenta la presenza del Risorto nella comunità cristiana, per mezzo della Parola di Dio, trasmessa dai testimoni e attestata dal Vangelo. Mi interrogo, a livello personale e comunitario, su questa beatitudine della fede. La vivo e la testimonio?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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