Lettura popolare X TO Anno C

 

 

Lc 7,11-17 La moltiplicazione dei pani

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

Gesù si sposta fino a Nain, a una decina di Km a sud – est di Nazareth, ed è accompagnato dalla folla numerosa (cfr Lc 7, 1. 9) e dai suoi discepoli (cfr. 6, 17). Questo gruppo di persone si incontra con un corteo funebre che sta uscendo dalla città, e che accompagna una vedova e il suo figlio morto (cfr. 1 Re 17, 17 – 24). Luca usa il termine “Signore” per indicare Gesù (v. 13) e i suoi sentimenti di compassione. È un termine forte, che si riferisce a Dio stesso: in tal modo i sentimenti di Gesù, sui quali Luca è ordinariamente molto riservato, esprimono l’amore stesso di Dio, la sua misericordia verso il suo popolo (cfr. Ger 31, 20; Is 54, 7; Lc 15, 20). Senza aver paura di contrarre l’impurità (cfr. Num 19, 11. 16) Gesù tocca la bara del morto e con la sua semplice parola (“Alzati”: è il verbo della resurrezione di Gesù, cfr. Lc 24, 46) provoca la resurrezione del ragazzo, che si alza a sedere e incomincia a parlare. Come il profeta Elia Gesù fa risorgere il figlio di una madre vedova e lo ridà a sua madre (cfr. 1 Re 17, 17 – 24); più di Elia Gesù non ha bisogno di compiere tanti riti e preghiere, ma basta la potenza della sua parola a realizzare il miracolo. Gesù è certamente un grande profeta, come lo definisce la folla (v. 16), ma molto più che un semplice profeta Egli inaugura i tempi messianici in cui Dio visita il suo popolo (cfr. Lc 1, 68. 78) e le antiche promesse si compiono. In Lui Dio si fa vicino a Israele, sposa rimasta vedova e priva di figli e che ora vede restituito il frutto della sua fecondità (cfr. Is 49, 21). Più che un profeta egli è lo Sposo che ridà il figlio alla sua sposa Israele/Chiesa con la vittoria sulla morte e la potenza della sua resurrezione.

Come realizzare concretamente l’incontro?

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti) durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

Ricordiamo la vita. (15 minuti) Quale speranza dentro ai dolori e alle sconfitte?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 7,11-17 (10 minuti) La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro. 3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min) Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni. Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti. Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande: Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

– Gesù si trova alle porte di una città chiamata Nain e incontra un corteo funebre. Con quale atteggiamento penso alla città degli uomini, alle loro vicende e affari? Rabbia, delusione,paura, speranza? Quale atteggiamento ha Gesù nei confronti di questa gente e quale avrei io? – Alla fine del racconto la folla dei discepoli e il corteo funebre si riuniscono in un’unico coro che acclama la visitazione di Dio, il riscatto di Gerusalemme.Ho fiducia che i lutti di un popolo si trasformeranno nella lode dei credenti?

Chi sono i personaggi, cosa fanno? -Gesù prova compassione: sono capace di empatia nei confronti del dolore degli altri o mi spaventa? -Gesù si avvicinò e toccò la bara: mi avvicino alle situazioni difficili e dolorose o le tocco o me ne sto lontano? Ho fiducia nella presenza e nel tocco di Dio in ogni situazione? -Il morto si mise seduto e incominciò a parlare: sono stato testimone della potenza della resurrezione nella vita mia e delle altre persone?

Cosa dicono i personaggi? -Gesù dice: Non piangere!:ho la fede per sperare in lui? Mi lascio incoraggiare dalla Sua parola? -Io dico a te: Alzati: percepisco la potenza della resurrezione di Gesù e so vedere la realtà alla sua luce? -La folla dice: Dio ha visitato il suo popolo. Credo nella potenza di Dio che opera in Gesù di Nazareth, nella sua morte e resurrezione, e io sperimento nella celebrazione eucaristica?

Quale rivelazione è contenuta qui? Gesù è il messia capace di ridare vita e speranza all’umanità rimasta vedova.

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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Lettura popolare Corpus Domini

 

 Lettura popolare IX TO Anno C Corpus Domini

Lc 9,11-17

La moltiplicazione dei pani

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Al v. 10b Luca ha sottolineato il ritiro di Gesù in disparte. Ogni volta che Gesù ha questa intenzione è in gioco la rivelazione della sua identità ai discepoli (cf. 9,18). Questo ritiro non avviene però in un luogo isolato, ma nella città di Betsaida dove Gesù in realtà finisce per accogliere le folle, parlare e guarire.  Ciò che sta per accadere nella moltiplicazione dei pani non fa altro che manifestare il mistero della persona di Gesù, messia che nutre le folle con la sua parola e le guarisce dal male e dal peccato.

Al v. 12 cambia improvvisamente il contesto geografico e spaziale. Non siamo più nella città, ma in un luogo deserto, allusione probabile a quel deserto in cui il popolo di Israele è stato nutrito del pane del cielo (cf. Dt 8,1-3). Dal punto di vista temporale invece siamo nel declino del giorno, nell’ora cioè del pasto serale. Anche i discepoli di Emmaus inviteranno il pellegrino a cenare con loro nel pasto serale e poi riconosceranno Gesù risorto nello spezzare il pane (cf. Lc 24,29).

Di fronte alla richiesta dei discepoli di congedare la folla, Gesù risponde con l’ordine di dare da mangiare, che ripercorre l’ordine dato dal profeta Eliseo in 2 Re 4,42.  Gesù è l’ultimo profeta, quello in grado di saziare non 100 persone come Eliseo, ma 5000. Inoltre avanzano 12 ceste, numero che indica totalità anche nella sovrabbondanza. Questi numeri vogliono significare in modo simbolico che Gesù compie l’attesa scaturita dai segni profetici. Sono arrivati i tempi messianici e Gesù è il profeta escatologico atteso da Israele. Bisogna allora concentrarsi sui suoi gesti e sulle sue parole. Egli prende in mano i cinque pani e i due pesci, li benedice, li spezza e li consegna ai suoi discepoli. Osservando con attenzione si può notare qualche incongruenza: come si fa a prendere in mano in una volta 5 pani e due pesci? Come mai Gesù benedice il cibo, mentre il capotavola ebreo normalmente benedice il Signore per il cibo?  Luca nel descrivere questa scena ha in mente l’eucarestia e modifica i gesti dipingendoli come un’anticipazione simbolica della cena eucaristica (cf. Lc 22,19-20/1 Cor 11,23-26). Il cuore di questa gestualità sta nello sguardo di Gesù rivolto al cielo. Ciò che sta per fare è in misteriosa profondissima comunione di volontà con il Padre.  Egli è più che un profeta, è il Figlio di Dio, che sta donando sé stesso in quel pane che anticipa il memoriale eucaristico. Si tratta di un pane che sazia, perché dona la vita stessa di Dio (cf. Sal 132,15; 37,19; 81,17).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Cosa mi nutre e alimenta la mia vita?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 9,11-17 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo nel deserto luogo del cammino del popolo verso la terra promessa, in cui sperimenta la fame, la sete, la paura e la vicinanza del suo Dio. Qual è il mio deserto?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Gesù parla e guarisce. Dove deve entrare la Parola del Signore per guarire il mio cuore?

-Gesù alza gli occhi al cielo, prende i cinque pani e due pesci, li benedice e li spezza. Gesù è in misteriosa comunione con il Padre suo nel compiere questo dono. Quali sono i miei cinque pani e due pesci? Lascio che Gesù li prenda, benedica e spezzi per gli altri?

  • Cosa dicono i personaggi?

Voi stessi date loro da mangiare. Gesù affida ai discepoli la responsabilità di nutrire la folla, oltre le loro capacità e possibilità. Accolgo il suo invito? O mi lascio spaventare dalla mia mancanza di mezzi?

Non abbiamo che cinque pani e due pesci. La consapevolezza dei miei limiti mi porta alla sfiducia e al disfattismo o ad ascoltare e obbedire alla Parola del Signore?

Fateli sedere a gruppi di 50. Predispongo persone e situazioni ad accogliere il Signore nel loro cuore?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia capace di nutrire ogni uomo, moltiplicando i frutti delle nostre poche forze.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare Santissima Trinità (Gv 16,12-15)

 

Gv 16,12-15

L’amore del Padre e del Figlio

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa pericope liturgica ritaglia l’ultimo passo del Vangelo di Giovanni in cui si parla del dono dello Spirito Santo. Gesù ha già detto ai suoi discepoli tutto quanto ha udito dal Padre (cf.15,15), ma perché i discepoli abbiano un’intelligenza profonda di quanto ascoltato da Gesù, della sua vita e del suo mistero di morte e resurrezione, è necessario l’invio dello Spirito. Egli parlerà di Gesù e della sua gloria (v. 14) di innalzato sulla croce e permetterà ai discepoli di entrare sempre più dentro al mistero di Cristo, alla verità del suo rapporto con il Padre. Egli infatti è lo Spirito di verità, ossia lo Spirito che conduce alla verità del Figlio e permette al discepolo di comprendere esistenzialmente tale verità.  Lo Spirito è come la nube fiammeggiante che conduce gli Israeliti nel deserto (cf. Neh 9,12.19) figura della Sapienza divina che guida il popolo verso la terra promessa (cf Sap 18,3). La terra promessa qui nel Vangelo di Giovanni è l’umanità glorificata del Figlio, compimento di tutta la rivelazione divina, quale pienezza della verità.  Lo Spirito infatti non parla per propria iniziativa, ma è inviato dal Padre per rivelare tutto ciò che riguarda il Figlio e comunicare quanto ha ascoltato dal Padre e dal Figlio. Egli riprende tutto quanto Gesù ha detto e fatto e lo ri-dice alla luce della gloria del risorto, per trasformare la vita dei credenti e assimilarli sempre più a questa gloria.

Non solo, lo Spirito ha anche il compito di annunciare le cose future, non nel senso di una banale predizione, ma nel senso di una capacità di lettura profonda e di fede della storia, in grado di intuirne il compimento nel mistero e nella gloria di Cristo. In definitiva lo Spirito ha il compito di aprire la Trinità, ossia il mistero d’amore del Padre e del Figlio alla storia degli uomini e viceversa di introdurre la storia umana dentro al rapporto d’amore tra il Padre e il Figlio. Essi sono descritti come un IO e un TU senza che vi sia un MIO e un TUO. Infatti tutto ciò che il Padre possiede, appartiene anche al Figlio (v.15), in una comunione piena e totale. La missione storica dello Spirito è quella di comunicare agli uomini la gloria, la vita e l’amore che il Padre e il Figlio condividono.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 16,12-15 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli prima di partire. La sua partenza è infatti imminente (cf. v. 25.28) ed egli li avvisa che non sono ancora in grado di comprendere pienamente la sua rivelazione. Quale atteggiamento di fronte alla rivelazione di Dio?

 

Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono Gesù, i discepoli, il Padre e lo Spirito

-Gesù dice ai discepoli che non sono ancora in grado di “portare” le cose che Gesù ha da dire loro. La verità ha un “peso” esistenziale che richiede un lungo cammino di comprensione. Ne sono consapevole o mi faccio prendere dall’ansia di comprendere tutto e subito?

-Lo Spirito di verità vi condurrà. È una guida vera, che non impone la verità ma accompagna il nostro cammino. Cerco maestri che mi diano tutte le risposte pronte? Mi fido di Dio che con il Suo Spirito è in me il vero maestro interiore?

-Lo Spirito non parla da sé ma dice tutto quello che ascolta. Lo Spirito mi apre all’ascolto del Padre, al mistero di Dio. Faccio silenzio per udirne la voce soave?

-Lo Spirito comunica ciò che sta per accadere. Come interpreto la storia e gli eventi della mia vita? Mi lascio guidare dalla fede e dallo Spirito Santo?

-Tutto ciò che il Padre possiede è mio e lo Spirito lo trasmette. L’amore tra il Padre e il Figlio è il mistero che avvolge tutta la storia e tutta la mia vita. Esso si rivela nell’innalzamento della croce. Come prego davanti alla croce?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Nello Spirito siamo chiamati ad entrare nell’amore tra il Padre e il Figlio, una comunione in cui l’IO e il TU sono talmente uniti da non lasciare più spazio per un MIO e un TUO. Come immagino Dio? È per me un essere lontano e solitario o una comunione d’amore intima e avvolgente?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).

Lettura popolare pentecoste

 

 

 

Gv 14,15-16.23-26

Il dono del Paraclito

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa pericope liturgica ritaglia due passi del c. 14 del Vangelo di Giovanni, che riguardano entrambi l’invio dello Spirito Santo.

In questo passo l’evangelista collega l’amore dei discepoli a Gesù con l’osservanza dei suoi comandamenti (cf. v.15.21.23.24). Come il popolo di Israele è chiamato ad amare ed osservare i comandamenti di Dio per rimanere nella sua Alleanza (cf. Dt 7,9), così che Dio possa costituire la sua dimora in mezzo al popolo (cf. Es 25,8; Ez 37,27), allo stesso modo il discepolo dovrà osservare i comandamenti di Gesù, ossia la sua parola (v.15.23), perché Gesù e il Padre possano prendere dimora nel discepolo, abitando nel suo cuore.

Qui non si tratta di alcuni comandamenti in particolare, anche se si potrebbero citare alcune esortazioni di Gesù particolarmente care a Giovanni, come l’amore fraterno (cf. 15,12) o il lavarsi i piedi gli uni gli altri (cf. 13,34). Più globalmente i comandamenti di Gesù sono “la sua parola”, quella che egli ha ascoltato dal Padre, ossia l’intera opera che il Padre gli ha dato da compiere, il dare la vita nella morte per poi riprenderla nella resurrezione (cf. 12,49). Ascoltare questa “parola” pronunciata da Gesù, ossia il mistero della sua vita, come abbassamento nell’ incarnazione e ritorno al Padre nell’innalzamento della morte, è per Giovanni avere fede nella persona di Gesù, inviata dal Padre (cf. 6,28).

Nella fede del discepolo, che accoglie in sé la dimora del Padre e del Figlio, accade quindi un ulteriore dono, lo Spirito Santo, che corrisponde al desiderio di Gesù e alla sua richiesta al Padre. Il Paraclito, colui che “è chiamato a stare presso” i discepoli ha un primo e fondamentale compito, “di stare con noi per sempre” (v.16). Dopo la partenza di Gesù, che fino a quel momento è stato con i suoi discepoli (cf. 14,9), sarà lo Spirito a rendere presente Gesù nel cuore di colui che lo ama e osserva la sua parola (v. 23), ossia che prolunga in tutta la sua vita quell’amore gratuito e originario che riceve da Dio. Questi è il vero discepolo di Gesù, è colui nel cui cuore si stabilisce il tempio spirituale, la dimora eterna del Padre (cf. Ez 37,26-27; Zc 2,14).

Anche nel secondo brano dunque (vv.23-26) si parla del dono dello Spirito Santo. Come può il lettore del Vangelo di Giovanni, invitato a divenire discepolo di Gesù, osservare la Sua parola se Egli non è più presente fisicamente con lui (v. 25)? Solo grazie all’invio dello Spirito paraclito che ricorderà tutte le parole di Gesù fino al termine della sua vita pubblica (12,36). Egli infatti è «colui che è chiamato a stare presso» i suoi discepoli per insegnare e far ricordare. Si tratta di due verbi di cui il secondo (far ricordare) serve a chiarire il precedente (insegnare). L’insegnamento del paraclito implica il riferimento alla parola di Gesù, intesa non solo come annuncio orale, ma come l’intera rivelazione che è costituita della sua vita, morte e resurrezione. Il mistero pasquale è precisamente quella verità tutta intera in cui lo Spirito ha il compito di introdurre il discepolo (cf. 16,13), così da renderlo in grado di interpretare in modo nuovo le parole di Gesù (2,21-22).

Lo Spirito non può che condurre a Gesù, dal momento che è stato inviato dal quello stesso Padre che ha inviato suo Figlio (v. 26; cf. 24), più grande di lui unicamente nel senso che è lui ad inviarlo (v. 28 cf. 13,16).

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,16-17.23-26 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli prima di partire. La sua partenza è infatti imminente (cf. v. 25.28) ed egli intende rassicurarli, cacciare il loro turbamento e dare loro la sicurezza che ci sarò sempre qualcuno accanto a loro, lo Spirito Santo. Sento questa compagnia nella mia vita?

 

Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono Gesù, i discepoli, il Padre e il Paraclito.

-Amare significa osservare i comandamenti di Gesù e la sua parola». Si tratta di un ascolto attivo, di un essere discepoli, avendo fede in lui. Ho fede in Gesù? Aderisco con tutta la mia volontà, memoria e intelligenza alla Sua Parola? La medito quotidianamente?

-Il Padre è colui che ama e insieme al Figlio prende dimora nel credente. Come preparo il mio cuore e la mia interiorità ad essere luogo accogliente per ospitare la presenza di Dio?

-Il Paraclito è colui che sta con noi per sempre. Ho consapevolezza di non essere mai abbandonato da Dio?

-Vi insegnerà e ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Cerco e invoco lo Spirito Santo? Come ne seguo gli impulsi e le consolazioni interiori?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Nello Spirito siamo chiamati ad entrare nell’amore tra il Padre e il Figlio. La consolazione dello Spirito è una realtà permanente, che mi accompagna con il dono della serenità e di un equilibrio di fondo e mi aiuta nel discernimento concreto della vita.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).

Lettura popolare Ascensione Anno C

 

 Lettura popolare Ascensione Anno C

At 1,1-11; Lc 24,45-53

Gesù risorto ascende al Padre

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

N.B.: è possibile scegliere anche solo At 1,1-11 per la preghiera. Sarà tuttavia bene tenere presente anche l’altro racconto, pur senza leggerlo nel dettaglio.

 

Lc 24,45-53 è parallelo a At 1,1-11. Si deve compiere la promessa del padre (At 1,4; Lc 24,49) sui discepoli, che saranno così rivestiti di potenza dall’alto (At 1,8; Lc 24,49), per divenire testimoni di Gesù risorto (At 1,8; Lc 24,48) in Gerusalemme e in tutti i popoli fino ai confini della terra (At 1,8; Lc 24,47). Inoltre viene descritta l’ascensione in cielo di Gesù sia in Lc 24,50-51 sia in At 1,9-11. In questo modo Luca aggancia direttamente l’inizio del libro degli Atti con la fine del suo Vangelo (cf. At 1,1-2) mostrando l’intenzione di comporre una sola grande opera in due volumi. Tale narrazione risponde ad un disegno teologico globale, che vede nell’ascensione di Gesù al cielo uno snodo fondamentale, attraverso il quale culmina la storia precedente, quella riguardante le azioni e l’insegnamento di Gesù (cfr. At 1,1) e prende avvio una nuova fase, quella della Chiesa. Se Gesù sale al Padre, ora Egli può condividere la Sua sovranità sulla storia e divenire il primo agente della missione della Chiesa. Da questo momento in poi i discepoli saranno suoi testimoni, inviati da lui ad annunciarlo – grazie alla potenza dello Spirito Santo che riceveranno il giorno di Pentecoste – da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra.  Ecco riassunto, in poche parole, tutto l’itinerario degli Atti degli Apostoli, che termineranno con l’annuncio del Vangelo portato da Paolo in catene fino a Roma (cf. At 28).

Nei v. 9-11 Luca descrive in modo piuttosto dettagliato, secondo il gusto dell’epoca, l’evento dell’ascensione di Gesù. Egli traduce in una forma narrativa la fede della comunità cristiana, che esprime attraverso brevi formule l’esaltazione del Risorto (cfr. 1 Tm 3,16; 1 Pt 3,19.22; Ef 4,8-10). La nube che sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli assume una duplice funzione, narrativa e simbolica. Dal punto di vista narrativo essa indica un passaggio fondamentale che si verifica da qui in poi, e cioè che Gesù non sarà più visibile fisicamente dai suoi discepoli, per tutta la storia della Chiesa (cf. 1,11). Simbolicamente la nube rappresenta la vicinanza di JHWH, che è presente ma di cui tuttavia non si può vedere il volto rimanendo in vita (cfr. Es 13,21; 24,16.18; 33,18-23.34,5-9). Anche Gesù quindi assunto definitivamente nella sfera del Padre, non si può più vedere fisicamente, ma rimane sempre accanto ai suoi discepoli. Ma la nube è un elemento transitorio, che non ricomparirà più. In quale modalità dunque Gesù si farà presente? La successiva scena degli angeli può chiarircelo meglio.

I discepoli si fermano a vedere Gesù asceso al cielo (v.10), forse allo stesso modo in cui il profeta Eliseo era rimasto a guardare il cielo mentre Elia vi saliva sospinto da un carro, per poter ricevere i due terzi del suo spirito profetico (cfr. 2 Re 2,9-10.12). Qui tuttavia i discepoli non hanno più bisogno di guardare per ricevere lo Spirito di Gesù (v.11), perché sarà lui stesso ad inviarlo su di loro. Gesù, invisibile ai loro sguardi, sarà così sempre presente per mezzo dello Spirito e li invierà e guiderà a testimoniarLo fino ai confini della terra.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: At 1,1-11

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto temporale del racconto evangelico?

Gesù si mostra vivo agli apostoli dopo la sua passione, con molte prove. L’esperienza della resurrezione, sebbene misteriosa, è tuttavia reale e viene definitivamente sancita dal dono dello Spirito, come compimento della promessa del Padre (v. 4). Come mi pongo davanti a questo mistero?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

Gesù e gli apostoli.

-Gesù fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Gesù da ora in poi appartiene definitivamente alla sfera del Padre ed è in ogni luogo e in ogni tempo della storia. Ho gli occhi della fede per vederlo?

-Gli apostoli fissano il cielo. Pensano di vedere ancora Gesù nella forma in cui lo vedevano e conoscevano prima. Anch’io a volte mi fisso su certe “forme” della fede (una preghiera fatta in un certo modo, una certa liturgia…) pensando di incontrare Gesù solo in quella “forma”. Sono aperto a incontrare Gesù in ogni esperienza della vita?

  • Cosa dicono i personaggi?

-Gli apostoli chiedono conferma a Gesù sul tempo in cui ricostruirà del Regno di Israele. La nostra impazienza di vedere segni realizzati è grande. Mi fido del disegno nascosto del Padre?

-Gesù afferma che i discepoli riceveranno la forza dello Spirito Santo. Come percepisco l’opera dello Spirito Santo nella mia vita?

-“Di me sarete testimoni”: testimoni inviati da Lui, che parlano di Lui e del mistero della Sua resurrezione con la loro vita. Come testimonio Gesù risorto?

Fino ai confini della terra: il carattere universale di questa testimonianza indica che globalità della testimonianza della resurrezione in tutta la mia vita. Ne sono consapevole?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù asceso al Padre è ora Signore della storia e conduce gli apostoli e la Chiesa in un percorso di testimonianza senza confini, con la forza dello Spirito Santo. Quale immagine di Chiesa ho, a confronto con questa Chiesa degli Apostoli narrata da Luca?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).