La porta stretta (Omelia XXI Anno C)

 

Immaginiamoci nella Palestina al tempo di Gesù. Dove avremmo potuto incontrarlo? Non nelle regge dei potenti, come Erode, o nei palazzi del potere romano. Nemmeno nel tempio di Gerusalemme, dove Gesù si recava tre volte l’anno, come gli altri Giudei, ma mescolato in mezzo alla folla.   Dovevamo andare per strada, nei borghi e nelle cittadine che si incontravano procedendo dalla Galilea e dirigendosi verso Gerusalemme.

Lì in mezzo alla gente lui insegnava. Non nelle scuole o nelle aule della catechesi sinagogale o in qualche villa greco-romana, ma per la strada, metafora di un pellegrinaggio condotto seguendo le orme del Padre, fino al compiersi della sua volontà, nel mistero della sua morte e resurrezione.

“Sforzatevi di passare per la porta stretta”: era tutto il suo insegnamento. Non si lasciava intrappolare dalle dispute teoriche dei dottori, che provavano a calcolare sulla base delle Scritture il numero dei salvati. Non condivideva la visione di certe sette giudaiche che, allora come oggi, assicuravano la salvezza solo agli appartenenti al loro ristretto gruppo. Semplicemente esortava la gente ad incamminarsi come lui e con lui, facendo piccoli passi ogni giorno verso quel bene e quell’amore che Dio solo può donare e che spetta all’uomo accogliere con disponibilità.

Ecco la porta stretta: non pratiche di pietà che si moltiplicano, non riti vissuti formalmente (nemmeno l’eucarestia, ossia il mangiare e bere con lui e di lui può salvare se vissuta solo esteriormente) ma la propria vita messa nelle sue mani ogni giorno, offerta a Lui perché Lui possa entrare con il Suo amore e trasformare ogni risentimento, fatica, scoraggiamento in occasione di fiducia e abbandono in Lui. Sì, ammettiamolo: noi pretendiamo di salvarci da soli, con l’appartenenza alla Chiesa e il nostro impegno. Arrendiamoci a Lui e affidiamoci alla potenza della Sua Parola ogni giorno, senza stancarci e saremo guidati dal Suo Spirito a comprendere la liberazione che Lui vuole donarci: ecco la porta stretta!

E comprenderemo che questa liberazione è offerta da Gesù a tutti, ma davvero a tutti, senza eccezioni! Verranno da occidente e da oriente, da settentrione e da mezzogiorno e sederanno a mensa nel Regno di Dio, con Abramo, Isacco e Giacobbe. La prospettiva è totalmente ribaltata: i pochi che appartengono al gruppo degli eletti da Dio, se si pensano come “salvati” solo perché scelti, rischiano di trovarsi esclusi e di vedere i molti che vengono da lontano arrivare prima di loro.  Questo è lo sguardo di Dio attraverso la croce di Cristo: una salvezza offerta a tutti, di qualunque razza, regione, cultura e perfino credo religioso, nella misura in cui quest’amore che discende dall’alto viene accolto in una vita che si sforza di orientarsi al bene, alla verità, alla carità concreta.

Chiediamo al Signore di darci il suo sguardo misericordioso verso ogni uomo e in particolare verso i nostri fratelli musulmani. I gesti di pregare insieme in Chiesa o in Moschea, pur frutto di buone intenzioni, rischiano di rimanere nel “rito” esteriore, se non si accompagnano ad una nostra profonda sintonia con la volontà di Cristo. Non siamo noi a dover convertire nessuno, ma è Lui ad attrarre tutti a sé, anche attraverso la nostra testimonianza e il nostro dialogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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