Lettura popolare XXI TO Anno C

 

Lettura popolare XXI TO Anno C

 

Lc 13,22-30

Chi si salva

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il racconto inizia con un breve sommario in cui si descrive il viaggio di Gesù per città e villaggi, in direzione di Gerusalemme (v. 22). Qui si riprende ciò che era già stato affermato in 9,51, quando Luca ci ha mostrato l’intenzione di Gesù di recarsi a Gerusalemme per compiere lì il mistero di morte e resurrezione, sinteticamente definito da Luca come la sua «ascensione».  Viene però aggiunto un dettaglio importante: il suo insegnamento, che contraddistingue il ministero di Gesù, fin dal suo inizio (cf. Lc 4,15). Un tale solleva una domanda classica negli ambienti giudaici, ossia qual è il numero dei salvati, se sono pochi o molti. Le posizioni al tempo di Gesù potevano essere molto diverse e variare tra coloro che, come le sette esseniche, pensavano che potevano salvarsi solo coloro che appartenevano alla ristretta comunità, o coloro che mantenevano un’apertura possibile per tutte le genti e i popoli, attraverso Israele (v. 23). Gesù evita di entrare in questo dibattito teorico e preferisce rivolgersi direttamente alla coscienza dei suoi interlocutori, esortandoli ad entrare per la porta stretta (v. 24). L’appello alla conversione, che si concretizza in decisioni concrete e immediate è pressante. Gesù non chiarisce quanti sono gli eletti, ma manifesta piuttosto quanti potranno essere gli esclusi: molti. Vi è dunque un ribaltamento radicale di prospettiva rispetto alla domanda posta dall’anonimo interlocutore: non basta appartenere ad una comunità, sia essa Israele o un gruppo di fedeli più ristretto, per essere salvato. Anzi il rischio di credersi salvati, in una piccola cerchia di eletti, è fortissimo: bisogna allora «sforzarsi» per entrare per la porta stretta. In cosa consista questo impegno lo chiarisce Gesù con una parabola sul padrone di casa che, alzatosi, chiude la porta e coloro che rimangono fuori bussano invano e lo supplicano di aprire (vv. 24-26). L’accento di questa parabola è posto sulla comunione di mensa e di parola che gli esclusi hanno goduto insieme a Gesù e che paradossalmente non li salva anzi li condanna. Essi sono infatti «operatori d’iniquità», secondo la formulazione del Salmo (Sal 6,9, v. 27). La preoccupazione del Gesù di Luca è di natura morale: la grazia donata da Dio per l’appartenenza alla comunità è necessaria, ma essa può venire contraddetta e ostacolata da un comportamento contrario da parte dell’uomo. Dunque l’elezione di Israele è importante per la salvezza dell’uomo, perché essa passa attraverso la promessa fatta da Dio ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ma non vi sono automatismi esclusivi, anzi tutti gli uomini, a qualunque popolo o cultura appartengano, vi sono chiamati. È quanto afferma Pietro nel suo discorso in casa del centurione Cornelio: «Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34). Il Gesù di Luca vede compiersi fin dal suo ministero questa promessa universale che si trova nei profeti di Israele, come ad esempio in Isaia (cf. Is 25,6-10). Non conta dunque il tempo della chiamata, se prima o dopo, ma la risposta dell’uomo: vi sono infatti alcuni che sono stati chiamati per primi che tuttavia saranno ultimi a causa della loro risposta; e vi sono alcuni chiamati per ultimi, ma che diverranno primi. Tutto è affidato al misterioso rapporto tra la grazia di Dio che salva, e la libertà dell’uomo che accoglie questa salvezza e le consente di operare nella sua vita.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 13,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del testo evangelico?

Gesù passa per città e villaggi, in viaggio verso Gerusalemme, insegnando. Come immagino l’insegnamento di Gesù?

  • Cosa dice Gesù in risposta alla domanda dell’anonimo personaggio?

Sforzatevi di entrare per la porta stretta: nella vita spirituale o si va avanti o si torna indietro. Come ritengo che il Signore mi stia stimolando a progredire?

-molti cercheranno di entrare ma non vi riusciranno: c’è un tempo infatti per sforzarsi e c’è un tempo, quello definitivo, in cui non sarà più possibile. Come faccio fruttificare il tempo della mia vita?

Abbiamo mangiato, bevuto con te e hai insegnato nelle nostre piazze: cosa caratterizza il mio essere cristiano e la mia appartenenza a Lui?

Verranno da occidente e da oriente…: quali orizzonti ha aperto il Vangelo alla mia vita? Sono consapevole che il Vangelo, per essere vissuto, va donato?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

La salvezza è universale e rivolta a tutti, anche se passa attraverso una chiamata rivolta per elezione ad un popolo e ad una comunità. La salvezza di chi appartiene ai chiamati passa attraverso il loro rapporto con Cristo e la loro apertura al lavoro universale della grazia, fino ai confini del mondo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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