Lettura popolare XXII TO Anno C (Lc 14,1.7-14)

 

 Lettura popolare XXII TO Anno C

Lc 14,1.7-14

La vera saggezza

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il primo versetto della lettura liturgica è un’introduzione tipicamente lucana ad una scena che sta per accadere con l’ingresso improvviso di un malato di idropisia (vv. 2-6) e che la liturgia ritaglia per concentrarsi sul discorso di Gesù nei vv. 7-14.

Gesù si trova in casa di uno dei capi dei farisei, quindi certamente una persona importante e influente. È sabato e Gesù si trova a pranzo. Luca si concentra nel descrivere lo sguardo dei presenti nei confronti di Gesù, uno sguardo indagatore che lascia trasparire una disposizione critica e ostile. D’altra parte Gesù aveva già sollevato il risentimento di questa potente setta giudaica, sempre in occasione di un pranzo (cf. Lc 11,37.53).

Gesù si rivolge prima agli invitati (vv. 7-11) e poi all’ospite (vv. 12-14). Lo fa con l’autorevolezza e la libertà di un padrone di casa, tanto che si può immaginare qui anche il contesto postpasquale del Signore risorto che insegna la logica della croce alla sua comunità radunata insieme per il pasto.

Gesù parte da un’osservazione che appartiene al buon costume nella partecipazione ai banchetti comunitari, ossia quella di non esporsi ai primi posti per evitare la vergogna di dover retrocedere. Tuttavia questa regola di buon senso viene rivestita da Gesù di un significato più profondo, di ordine spirituale, con la conclusione proverbiale del v. 11. Qui Gesù enuncia una massima che sintetizza tutta la storia della salvezza, tutta la rivelazione di JHWH nei riguardi del suo popolo e di tutti i popoli della storia: chi si eleva con orgoglio e alterigia prima o poi subirà l’umiliazione, come il re di Babilonia (cf. Ez 21,31) o come tutti coloro che confidano nella loro forza (cf. 1 Sam 2,4-8). Viceversa chi accoglie con umiltà la situazione in cui si trova, confidando nel Signore, come Giobbe (cf. Gb 22,29) è il vero saggio che conquista il vero onore e la vera ricchezza, che proviene solo da Dio (cf. Pr 29,23; Gc 4,10; 1 Pt 5,6). Questa regola della salvezza è compiuta da Gesù stesso, che non considerò un privilegio l’essere uguale a Dio, ma ha umiliato sé stesso rendendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce e per questo Dio lo ha esaltato (Fil 2,6-11).

Nella seconda parte della sua esortazione (vv. 12-14) Gesù si rivolge all’ospite e mostra quale dovrebbe essere l’atteggiamento più coerente rispetto al Regno di Dio, che si compirà definitivamente alla resurrezione dei giusti (v.14). Il principio cardine è quello del dono, già espresso da Gesù nel discorso della pianura, come imitazione della liberalità di Dio Padre (cf. 6,35ss.). Se si agisce in un certo modo per averne un contraccambio dai propri pari, si è ancora dentro ad una logica umana, che segue esclusivamente la consuetudine sociale. Se invece si agisce con gratuità verso coloro che non possono contraccambiare, come poveri, storpi, zoppi e ciechi, allora si entra nella logica del Regno di Dio. Queste categorie di persone (cf. 13,21) caratterizzano il Regno di Dio e sono i destinatari della promessa messianica che Gesù compie (cf. Is 35,5-6). Il banchetto che coinvolge questi poveri diviene dunque un anticipo del banchetto escatologico, che Dio prepara per tutti i salvati (cf. Is 26,6-10). Gesù dunque, se da un lato è osservato e messo sotto indagine dai farisei, è tuttavia lui, con il suo sguardo più profondo (cf. v. 7), ad accusarli, perché sono chiusi in loro stessi, nella loro ricerca della carriera e nelle loro convenzioni sociali.

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 14,1.7-14 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto narrativo del testo evangelico?

Gesù si trova a pranzo di sabato da uno dei capi dei farisei. Essi (i farisei) lo scrutano con attenzione. Ma è lo sguardo di Gesù a percepire più profondamente la realtà e i condizionamenti dell’ambiente in cui si trova. Il mio sguardo sugli ambienti umani che frequento è libero e profondo come quello di Gesù? O forse rimane intrappolato nei risentimenti e nei pregiudizi del sentire comune?

  • A chi si rivolge Gesù e cosa dice?

Gesù si rivolge prima agli invitati e poi all’ospite.

Agli invitati racconta la parabola degli invitati alle nozze e li ammonisce:

non sederti nel primo posto: quali ambizioni guidano le mie scelte?

con vergogna riprenderai ad occupare l’ultimo posto/avrai gloria davanti a tutti i convitati: quale vergogna o quale gloria hanno segnato diversi episodi della mia vita? Come il Signore mi sta conducendo dentro le sconfitte e le vittorie della mia vita? Come ho imparato a leggerle?

– Chi si innalza sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato: questi verbi alla voce passiva sottolineano l’azione misteriosa di Dio. Come Dio sta agendo nella mia vita e come collaboro alla sua azione?

All’ospite Gesù da un consiglio molto radicale:

invita poveri, storpi, zoppi e ciechi: verso quali persone mi oriento a condividere i miei doni? Con quale logica?  

 

-Quale rivelazione è contenuta qui?

Il Regno di Dio che Gesù rivela è caratterizzato da un ribaltamento radicale delle consuetudini e aspettative umane. Sono gli umili, i poveri e gli esclusi a partecipare del dono d’amore che proviene da Dio: è la logica della croce, di colui che è passato attraverso l’umiltà della morte di croce per essere esaltato da Dio.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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