Lettura popolare XXVI TO Anno C (Lc 16,19-31)

 

 

Lc 16,19-31

Imparare a condividere

Il messaggio nel contesto

La parabola che Gesù racconta inizia con la presentazione di due personaggi antitetici (vv. 19-20). Da un lato il ricco, descritto nelle vesti di bisso e porpora, colori regali (cf. Gn 20,31) e nell’atteggiamento del banchetto quotidiano, che è segno di benedizione divina; dall’altro il povero Lazzaro, il cui nome significa “Dio aiuta”, disteso senza alcun potere presso il portone del ricco, nel posto del mendicante. Egli è in una situazione di impurità, dal momento che presenta piaghe aperte e sono i cani a venire a leccargliele.  Egli è affamato e non accede neanche a ciò che può cadere dalla tavola del ricco (v. 21). La descrizione del povero ha qualche somiglianza con quella di Giobbe (Gb 2,7) e questo richiamo contribuisce a mettere in dubbio l’interpretazione più superficiale, secondo cui il ricco gode la benedizione di Dio e il povero invece no. Anche Gesù infatti aveva detto “beati i poveri” (Lc 6,20). Non a caso al momento della morte la situazione si rovescia radicalmente: il povero è scortato dagli angeli nel seno di Abramo, luogo in cui sperimenta la benedizione divina (cf. Gn 15,5), mentre il ricco viene sepolto e si trova nell’Ade, tra i tormenti, rappresentazione vivida e colorita dell’inferno. Ora il ricco chiede ad Abramo l’aiuto di Lazzaro, perché possa avere almeno una goccia d’acqua, perché tormentato dal fuoco (cf. v. 24), ma la risposta di Abramo è perentoria  (v. 25) e ricorda la contrapposizione lucana tra beatitudini e guai: beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio (v.20) e guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione (v.24).  C’è una situazione ormai irreversibile che il ricco ha creato, dal momento che quella comunicazione con Lazzaro che egli ora vorrebbe non è mai stata stabilita durante la sua vita. A ben vedere il ricco permane ancor oggi nel suo egoismo: chi è Lazzaro per lui? Solo uno strumento che Abramo deve mandargli per lenire la sua sete o per avvertire i suoi parenti. Egli si preoccupa solo di sé o di quelli della sua casa.  L’inferno che il ricco vive è una realtà attuale che egli si è costruita, disinteressandosi di Lazzaro. Infatti questa mancanza di attenzione e amore impediscono alla benedizione di Abramo di agire nella vita del ricco, perché egli, pur essendo ancora “figlio” (v. 25) in realtà ha rotto questo legame, tagliando quello con il suo fratello Lazzaro.

A questo punto per bocca di Abramo vengono enunciate le condizioni sufficienti per entrare nel seno di Abramo: ascoltare la Scrittura, ossia la Legge e i Profeti (v.29). Essi sono la via per comprendere il disegno di Dio che culmina con la resurrezione dei morti (cf. Lc 24,45-48). Non c’è bisogno che qualcuno dai morti ritorni in vita per avvertire le persone: la Scrittura è una Parola esaustiva e definitiva, che apre il cuore alla conversione (v. 31).

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Lc 16,19-31.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente e di alcuni passi paralleli: Gn 15,5; Gb 2,7; Lc 6,20.24; Lc 24,45-48.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 16,19-31 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto della parabola evangelica?

– Gesù sta parlando ancora ai farisei. L’interlocutore rivela la possibilità di una chiusura del cuore, nelle proprie ricchezze materiali e spirituali.

  • Chi sono i protagonisti della parabola?

– Il ricco, che ogni giorno banchetta vestito di porpora e di bisso e il povero che sta alla sua porta disteso, piagato e affamato. Quali contraddizioni e diseguaglianze nella nostra società o nelle situazioni che incontro quotidianamente?

  • Cosa accade nella parabola?

-Dopo la morte le situazioni si invertono. Quella che sembrava una benedizione era in realtà una maledizione, perché il ricco si è chiuso alla relazione col povero. Quali beni, materiali o immateriali, ho paura di perdere e mi portano ad essere chiuso al dono e all’aiuto degli altri?

-Abramo risponde: tra noi e voi è stabilito un grande abisso. Quali contesti e situazioni di incomunicabilità ci sono nella mia vita e nella società? Dove trovo muri di indifferenza, paura, disattenzione?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

La Scrittura, riassunta come legge e profeti, conduce alla resurrezione e alla vita. Essa fa tutt’uno con l’attenzione al povero e apre il cuore alla rivelazione di Dio.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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