Lettura popolare XXVII TO Anno C

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Lc 17,5-10

Imparare a servire

Il messaggio nel contesto

Il testo che la liturgia ci offre questa domenica è composto di due parti distinte: un detto di Gesù sulla fede, in risposta ad una domanda degli apostoli (vv.5-6) e una parabola di Gesù sul servizio con una conclusione attualizzante (vv. 7-10).

Qui i discepoli sono nominati come apostoli da Luca (v.5) per sottolineare il loro ruolo a fondamento e capo della comunità cristiana: si tratta di una condizione che richiede la fede, senza cui non è possibile un servizio della Chiesa. Essi se ne rendono conto e chiedono a Gesù di aumentare la loro fede (lett. aggiungere fede). La risposta di Gesù va soppesata attentamente perché rischia di essere fraintesa da chi legge in traduzione. Infatti Gesù fa un’ipotesi reale: “se avete fede come un granello di senapa”. A tale ipotesi fa seguito una conseguenza che viene formulata con la figura retorica dell’iperbole o esagerazione: “potreste dire a questo gelso, sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (v. 6). Non si tratta dunque di un’accusa di Gesù verso gli apostoli per la loro poca fede. Semplicemente essi hanno già il dono della fede e non serve che chiedano che esso aumenti: infatti ne basta un granello per compiere cose considerate “impossibili”. Coloro che sono responsabili della comunità, se possono essere afferrati da paure e indecisioni di fronte alla complessità di ciò che li supera da ogni parte, hanno però il dono della fede autentica. Non importa la quantità: essa come tale permette alla potenza di Dio di agire e rivelarsi.

Gesù aggiunge poi una parabola, per mostrare concretamente in che modo il responsabile di una comunità cristiana può vivere nella fede il suo servizio. La parabola non ha lo scopo di dipingere il rapporto con Dio come quello di uno schiavo con il suo padrone, né di descrivere un Dio disinteressato o irriverente nei confronti dell’agire dell’uomo. Piuttosto essa si rivolge sempre all’apostolo per mostrare il rischio a cui va incontro chi manca di fede nell’esercizio del suo ministero: rischio di concentrarsi più sulle opere fatte per Dio che su Dio stesso e di diventare così autoreferenziale. La situazione (normale all’epoca di Gesù!) per cui non c’è da stupirsi se uno schiavo fa quanto gli viene richiesto senza aspettarsi un grazie dal proprio padrone, diviene modello per l’apostolo/discepolo. La grande disponibilità di schiavi rendeva l’opera di ciascuno schiavo non così necessaria da essere insostituibile: allo stesso modo l’apostolo sa che Dio può fare ogni cosa anche con i mezzi più umili e così presta il suo servizio senza sentirsi necessario e insostituibile. L’aggettivo “inutile” sarebbe da tradursi meglio come “non necessario”. Infatti non è vero che l’apostolo sia “inutile”: piuttosto egli è utile nella misura in cui la grazia di Dio opera in lui ciò che essa vuole. Essa sola è “utile e necessaria”.

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Lc 17,5-10.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 17,5-10 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto del brano evangelico?

– Gesù sta parlando ancora ai discepoli, che ora vengono qualificati come apostoli. Egli si rivolge loro come responsabili dell’annuncio evangelico e della comunità cristiana.

  • Chi sono i protagonisti del brano?

-I discepoli chiedono a Gesù di aumentare la loro fede. Quali dubbi, quali fragilità nel mio cammino di fede?

-Gesù li rassicura sul fatto che essi hanno la fede. In quali momenti e circostante ho maggiormente compreso di avere questo dono?

-“Esso vi ascolterebbe”. Quali cose impossibili vorrei chiedere al Signore?

  • Cosa accade nella parabola?

-C’è un servo e un padrone che descrivono gli atteggiamenti del servizio: “Cingiti le vesti ai fianchi e servimi, dopo mangerai e berrai anche tu”. Metto prima la volontà di Dio di ciò a cui mi portano le mi aspirazioni a volte confuse o disordinate?

– Siamo servi non necessari: riesco a vivere una sana “indifferenza” verso il mio ruolo in famiglia, al lavoro o nella comunità?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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