Lettura popolare Pentecoste anno A

Lettura popolare Pentecoste Anno A

 

Gv 20,19-23

Gesù dona lo Spirito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel primo giorno della settimana, ossia il giorno dopo il sabato, Gesù si manifesta come risorto ai suoi discepoli. Essi si trovano in una situazione psicologica di angoscia e turbamento. Hanno le porte sprangate per timore di fare la stessa fine del maestro, sono disorientati e senza più punti di riferimento.

Gesù compare senza necessità di passare per la porta, perchè il suo corpo risorto è entrato nella sfera escatologica di Dio, e non ha più alcun limite di spazio e di tempo. Egli viene, come aveva promesso prima di partire (cfr. 14,18.28), sta in piedi in mezzo a loro, con una postura che è tipica del vivente, di colui che è risorto, e dice “Pace a voi” (cf. 14,27). Questo saluto produce gli effetti di gioia e di pace, perchè è accompagnato dal dono dello Spirito. I discepoli riconoscono Gesù dai segni della passione (mani e fianco), proprio quelle ferite da cui scaturisce l’acqua viva dello Spirito Santo, che anima il discepolo credente (cf. 19,34). Questo riconoscimento porta con sè una gioia indefettibile e perfetta (cf. 16,22).

Gesù ripete il saluto di pace e li invia, con la stessa forza con cui egli è stato inviato dal Padre, ossia la forza e l’amore propri dello Spirito Santo. Si tratta di un’unica missione, quella del figlio e dei discepoli, che ha origine dal Padre e che ha per effetto il perdono dei peccati, cifra complessiva di una radicale ricreazione dell’umanità (cf. Gen 2, 7: l’alito di Dio crea l’uomo come essere vivente!).  Quella guarigione dal male, dal peccato, dalla paura e dall’angoscia che i discepoli stanno sperimentando essi la produrranno, per effetto dello Spirito Santo, in tutti coloro che incontreranno. Essi infatti comunicano nello Spirito la vita stessa di Cristo glorificato (cf. 1 Gv 4,13).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali angosce e quali gioie in questa giornata

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 20,19-23 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto spazio-temporale del racconto evangelico?

– Quanto sta per accadere avviene nello stesso giorno in cui Maria Maddalena ha visto il Signore e Pietro e il discepolo che Gesù amava sono andati al sepolcro e l’hanno trovato vuoto. Si tratta del primo giorno della settimana: come vivo la domenica, giorno della resurrezione di Gesù?

– il luogo dove si trovano i discepoli ha le porte chiuse: quali porte ho chiuso nella mia vita?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– I discepoli hanno paura dei giudei: quali paure coltivo personalmente e come comunità?

– Gesù viene e sta in mezzo: percepisco la sua presenza nella comunità cristiana?

– Gesù mostra le mani e il costato: quali segni di amore Gesù ha manifestato nella mia vita?

– I discepoli gioiscono al vedere il Signore: sperimento il passaggio dalla paura alla gioia, nello stare con il Signore?

  • Cosa dicono i personaggi?

Gesù dice: Pace a voi!:  sento questa parola rivolta a me, nel mio intimo?

Ricevete lo Spirito Santo: come opera l’amore di Dio, il suo Spirito, nel mio cuore e nella mia vita? Sento i suoi doni nella Chiesa?

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi: quale invio, quale servizio nel mondo e nella Chiesa?

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù risorto entra a porto chiuse e sta in mezzo ai suoi discepoli, per rivelare il compiersi del disegno di Dio, dalla creazione alla definitiva redenzione, e comunicare i santi effetti della sua resurrezione nel dono dello Spirito, soffio che ricrea radicalmente l’uomo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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Lettura popolare Ascensione di Gesù – Mt 28,16-20

 Lettura popolare Ascensione Anno A

Mt 28,16-20

Ascensione di Gesù

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il gruppo dei dodici, ridotto a undici dopo il tradimento e la morte di Giuda, si reca sul monte in Galilea, come ordinato da Gesù attraverso l’annuncio pasquale delle donne  (28,10). La Galilea rappresenta la terra dei popoli pagani, a cui è rivolto l’annuncio del Vangelo (4,15-17). Il monte  richiama la parola del maestro che compie la legge (5,1) e del Figlio che rivela definitivamente il volto del Padre (17,5).  Essi «vedono» Gesù e gli si prostrano in segno di adorazione, come già avevano fatto le donne (28,9) ma ciò non gli impedisce di avere ancora dei dubbi e delle paure. Sono ancora degli uomini di poca fede (8,26), deboli e insicuri, di fronte alla potenza del male che si è scatenata sul loro maestro.

Solo la parola di Gesù può superare questi dubbi e fragilità, per mezzo di un potere, che è dono del Padre. Egli è infatti il Figlio che con la sua resurrezione ha ricevuto ogni cosa dal Padre suo (cf. 11,27) e in particolare il potere di rivelare e compiere la Sua volontà nel cielo e nella terra (cf. 7,29; 9,6). Egli è il re/messia figlio di Davide, che istituisce il Regno definitivo di Dio nella storia degli uomini, restaurando Israele e rendendolo al contempo segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano. Infatti con questo potere regale Gesù invia i suoi discepoli non più alle pecore perdute della casa di Israele (16,5-6) ma a tutti i popoli, per renderli discepoli con il dono dello Spirito Santo, attraverso il sacramento del battesimo. Essi sono così inseriti dentro al mistero del Figlio e del Padre, rivelato ai piccoli (11,25-26).  Oltre che a battezzare i discepoli sono inviati a condurre con la loro parola gli uomini dentro al mistero del Figlio di Dio. Si tratta di una “mistagogia” ossia di quell’insegnamento che propone ad ogni battezzato la via di una sovrabbondante giustizia, nel compiere la volontà del Padre (cf. 19,21; 5,20.48). L’efficacia di questa missione dipende solo dalla presenza di Gesù, che, in quanto risorto, è l’Emmanuele, il Re/messia-Dio con noi (Mt 1,22-23) per tutti i giorni fino al compimento del tempo.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

I dubbi e le conferme nel cammino di fede

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 28,16-20 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto spazio-temporale del racconto evangelico?

-Ci troviamo al termine del Vangelo, in Galilea, lì dove era iniziata la missione del maestro, in un territorio fortemente mescolato con genti pagane. L’orientamento universale della missione di Gesù trova così una definitiva conferma. Quali confini e periferie dell’umano incontro quotidianamente? Qual è la mia Galilea delle genti?

-Gesù dà appuntamento ai suoi discepoli sul monte. Qual è per me, nella mia vita, il monte, ossia il luogo e il tempo in cui incontro Gesù?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

Gesù risorto e i discepoli.  

I discepoli vanno sul monte in Galilea. Mi metto anch’io in cammino per andare dove Gesù mi chiama o perdo i suoi appuntamenti?

I discepoli vedono Gesù e si prostrano. Quale esperienza di Gesù nella mia vita? Come lo adoro?

Essi dubitano. Che ruolo gioca il dubbio nel mio cammino di fede?

Gesù si avvicinò. Gesù non ci lascia soli, ma si fa presente e vicino. Mi sento accompagnato dalla Sua presenza?

  • Cosa dicono i personaggi?

– a me è stato dato ogni potere. Quale potere Gesù esercita nella mia vita e a quale livello?

Andate e fate discepoli. Mi sento inviato ad annunciare il Vangelo?

Tutti i popoli. Come considero le altre culture e religioni del mondo? Sono aperto a vedere in essi dei semi del Vangelo che possono essere coltivati?

Io sono con voi. Come vivo l’appartenenza al “voi” della Chiesa, del popolo di Dio? Incontro Gesù nel popolo di Dio?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è l’emmanuele, il messia Dio con noi e con la sua resurrezione il suo Regno è inizia ad instaurarsi, attraverso l’annuncio del Vangelo, l’insegnamento dei discepoli e i sacramenti.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare VI Pasqua

 

Lettura popolare VI Pasqua Anno A

 

Gv 14,15-21

Lo Spirito paraclito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo qui ritagliato è incorniciato da due frasi molto simili, che mettono in relazione l’amore per Gesù e l’osservanza dei suoi comandamenti o della sua parola: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (v. 15)»; «chi possiede i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama (v. 21)».  Questo ritornello è ogni volta seguito da un’azione del Padre e del Figlio come conseguenza di tale amore ed osservanza: il Figlio prega il Padre ed egli donerà ai discepoli un altro paraclito (v.16); il Padre e il Figlio ameranno i discepoli e il Figlio si manifesterà a loro (v. 21).

Emerge così la centralità dell’osservanza dei comandamenti, strettamente collegata all’amore verso Dio e alla presenza stessa di Dio nel cuore del credente.

Ma cosa significa esattamente e cosa comporta questa osservanza dei comandamenti?

Nel libro del Deuteronomio (cf. Dt 7,9) amare Dio e osservare i suoi comandamenti implica un unico atto, che rende possibile il permanere di Israele nell’’Alleanza con il suo Dio, JHWH.  Anche nel Vangelo di Giovanni l’osservanza dei comandamenti implica il permanere nell’alleanza di Dio ma i comandamenti non sono più la legge di Mosè, ma la parola di Gesù (cf. v. 23; 12,49). Tale parola è  da intendersi come l’opera globale di rivelazione che gli è stata affidata dal Padre. Osservare i comandamenti di Gesù significa quindi in primo luogo avere fede in lui ed entrare nel mistero della sua rivelazione.

Tale ingresso avverrà grazie alla preghiera di Gesù al Padre e all’invio da parte del Padre del «Paraclito», che significa «chiamato a stare con qualcuno». Se Gesù da tanto tempo stava con i discepoli (cf. 14,9) dopo la Pasqua, tra poco tempo, sarà lo Spirito Paraclito a compiere la promessa di una permanente presenza di Dio nei discepoli.  Egli è infatti lo Spirito di verità che, inviato dal Padre, dimora nei discepoli e può condurli alla verità di Cristo. Essi, a differenza del mondo, già lo conoscono perchè egli dimora nel Figlio e nelle sue parole (cf. 1,33; 6,53).

La morte di Gesù non renderà orfani i discepoli (v. 18). Infatti nel giorno della resurrezione egli viene, si fa riconoscere ai suoi discepoli (v.19; cf. 20,19) e dona loro lo Spirito. Essi in tal modo conosceranno Dio come presenza del Figlio nel Padre (v. 20).  Si tratta di una conoscenza esistenziale, propria di coloro che sono amati dal Padre e vivono con il Figlio un rapporto di reciproca appartenenza ed inabitazione amorosa (v. 20-21).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,15-21 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto narrativo del racconto evangelico?

Siamo all’inizio dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli, in cui Gesù li conforta e li prepara a ciò che sta per accadere, ossia alla sua morte in croce e resurrezione, e al fatto che godranno del dono dello Spirito.

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono?

Osserverete i miei comandamenti: che cosa custodisco di più nel mio cuore?

Vi manderà un altro Paraclito, perché sia con voi per sempre: sento la sua presenza nella mia vita? Quando? Quali richiami e suggerimenti da parte sua?

– Il mondo non lo vede e non lo conosce: come condivido l’esperienza personale della fede? Mi scandalizza il fatto che tanti uomini non conoscano il Signore?

–  Io vivo e voi vivrete: riconosco che la mia vita partecipa della resurrezione di Gesù?

Io nel Padre, voi in me e io in voi: come penso la mia appartenenza a Dio, come dispongo il cuore ad entrare sempre più in questo mistero?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù si manifesta ai suoi discepoli, attraverso il dono dell’amore che il Padre fa loro. Essi osservano le sue parole, entrando nel mistero della sua persona e lo Spirito paraclito continuamente ne rinnova e attualizza il ricordo e la conoscenza.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare V Pasqua Anno A

 

 

Gv 14,1-12

Gesù è via, verità e vita

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Le parole di Gesù qui sono rivolte a tutto il gruppo dei discepoli. Il tema centrale è quello della “via” che conduce a Dio (14,4-6) e l’apice è nell’affermazione “Chi vede me vede il Padre” (14,7-10). “Non sia turbato il vostro cuore”: questa è l’esortazione iniziale di Gesù. Di fronte alla delusione profonda dei discepoli nei confronti di Gesù per la sua passione e la sua morte, Gesù li invita a fissare stabilmente il loro equilibrio su di lui e su Dio. Ricorda loro una parola che aveva già detto: “dove io sono, la sarà anche il mio servo (12,26)”, ma la riformula al presente: “dove sono io, siate anche voi”. Annuncia di preparare un posto, con un termine che in altri luoghi indica il tempio di Gerusalemme (tòpos cf. 11,48). Si tratta di un’allusione al tempio che è Gesù stesso (cfr. 2,19; 4,23), in unione intima con il Padre. Allora Gesù ritorna e conduce i discepoli presso di sé, cioè presso il Padre, perchè egli è la via, ed anche la verità e la vita. La meta è per il discepolo la conoscenza, intesa non solo come intuizione concettuale, ma come un’intima relazione esistenziale. Essa è affermata al passato per Gesù e al futuro per il Padre. Ma di fatto è un dinamismo già presente, nell’atto stesso in cui essi vedono il Figlio (v. 7). In Gv 14 “vedere” è in crescendo, rispetto a “conoscere” ed è attribuito ai discepoli, a coloro che, durante la loro compagnia con Gesù, potevano simultaneamente “vedere” il Padre. Gesù infatti esprimeva in parole e in opere l’azione del Padre che salva il mondo. Ma applicato al Padre, un tale “vedere” non implica una percezione ottica, ma una percezione nella fede che ha la forza dell’evidenza. Allo stesso modo, in quei testi dell’Antico Testamento in cui degli uomini hanno “visto” il Signore, l’eventuale descrizione di ciò che è visto non riguarda mai la persona divina in quanto tale (Gen 32,31; Es 24,10; Nm 14,14; Is 6,1.5), ma la rivelazione di una Presenza indubitabile e vivificante. Gesù fa appello alla fede dell’ebreo che non si considera mai indipendentemente dal proprio legame con Dio, Colui che dona alla creatura la stabilità della roccia.“ Vedere” il Signore è un desiderio intenso, espresso al meglio in un salmo di pellegrinaggio, il salmo 42 (41):“L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (v.3).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,1-12 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto narrativo del racconto evangelico?

Siamo all’inizio dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli, in cui Gesù li conforta e li prepara a ciò che sta per accadere, ossia alla sua morte in croce e resurrezione, descritta qui con la frase: “vado a prepararvi un posto”.

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono?

Gesù è in dialogo con i suoi discepoli e in particolare con Filippo, che gli chiede di mostrargli il Padre.

Non sia turbato il vostro cuore: cosa mi mette in ansia o mi angoscia per il mio futuro? Come viverlo nella fede?

Dove sono io, siate anche voi: sento la presenza di Gesù nella mia vita, soprattutto nei momenti difficili?

Conoscerete anche il Padre: quale relazione intima e profonda con Dio? In quali contesti e luoghi posso svilupparla? Cos’è per me il “culto”?

Chi ha visto me, ha visto il Padre: che desidero ho di “vedere” Dio? Chi è per me Gesù di Nazareth?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù prepara un posto ai suoi discepoli e a tutti gli uomini, con l’innalzamento sulla croce, attraverso il quale egli diviene il tempio spirituale, via vivente e verità che mostra e rivela il volto del Padre.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare IV Pasqua Anno A

 

Lettura popolare IV Pasqua Anno A

 

Gv 10,1-10

Gesù risorto dona lo Spirito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù si rivolge in questo discorso ai farisei, suoi avversari, da lui accusati di non vedere (cfr. 9, 40), con una «similitudine» (cf. 10,6). Si tratta di un quadro di immagini simboliche, familiari per gli ascoltatori, attraverso cui Gesù comunica un messaggio ulteriore, nascosto, che essi non comprendono. In modo sottile Gesù li accomuna ai ladri e briganti che non entrano dalla porta del recinto (v. 1) o agli estranei la cui voce le pecore non riconoscono (v. 6). Riconoscere la voce infatti implica una relazione di reciproca appartenenza, di intimità che solo il pastore può avere con le sue pecore (v. 3). Egli infatti è l’unico che può conoscerle fino al punto di chiamarle per nome (v. 3).  Per la mentalità ebraica il nome non è solo un’indicazione formale, esteriore della persona, ma ne esprime l’essere stesso. Conoscere il nome vuol quindi significare il possesso della realtà più intima e profonda della persona e solo il Dio di Israele può avere una tale conoscenza e una tale capacità di chiamare per nome (cf. Is 43,1).  Sono le pecore “sue”, che gli appartengono, che egli conduce fuori dall’ovile, camminando davanti a loro. Verso dove va il pastore? Gesù va verso il Padre (cf. 14,2.3.12.28), spingendo le pecore fuori dall’atrio/ovile (aulè), che indica in modo misterioso il tempio di Gerusalemme (cf. Sal 100,3-4). Nei tre versetti successivi (7-10) il discorso si amplia con una nuova similitudine. Gesù qui è la porta delle pecore, per la quale le pecore sono libere di uscire e entrare, per avere la vita e averla in abbondanza (cfr. Nm 27,17; Sal 23,1-3)), a differenza dei ladri che vogliono rubare le pecore che appartengono al Padre e in questo modo le fanno morire.

Dunque il passaggio per arrivare al Padre si percorre attraverso Gesù, il suo corpo e la sua Parola di vita: in questo senso egli è la porta, perché solo attraverso di lui si può avere la vita che proviene da Dio.

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 10,1-10 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù parla ai farisei nel tempio di Gerusalemme. Egli parla di porta e di recinto nelle sue similitudini, un modo per alludere al tempio, che fa da sfondo simbolico a tutto il discorso del buon pastore.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– Il buon pastore chiama le sue pecore, per nome: mi sento chiamato da Gesù nella mia vita? Quanto avverto che Lui mi conosce? Provo a ripensare alcuni momenti della vita in cui l’ho sentito particolarmente vicino.

– Il buon pastore le conduce fuori: come interpreto questo fuori? Dalle mie sicurezze, dai miei recinti illusori?

– Le pecore lo seguono: cosa significa oggi per me seguire Gesù?

– Le pecore ascoltano la sua voce: dove accolgo la voce di Gesù? Come la avverto nella Parola di Dio e nella vita?

– Entrerà e uscirà e troverà pascolo: dove cerco la vita vera e il nutrimento profondo del cuore?

  • Quale rivelazione è contenuta qui? Gesù è il buon pastore che dà la vita in abbondanza e insieme anche la porta delle pecore. Entrando attraverso di lui si ottiene nutrimento vita e vera sicurezza.
  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.