Lettura popolare XII TO Anno A

Lettura popolare XII TO Anno A

 

 

Mt 10,25-33

Il cristiano vince la paura

Il messaggio nel contesto

 

 

Questo testo del Vangelo di Matteo riporta un brano del discorso di Gesù ai suoi discepoli, detto discorso missionario. Alcuni passaggi di questo discorso hanno dato luogo ad interpretazioni fuorvianti: siccome Gesù dice che i nemici hanno potere sul corpo ma non sull’anima, allora qui il Gesù di Matteo sosterrebbe una teoria dell’immortalità dell’anima. Inoltre, dal momento che si dice che dobbiamo avere paura di colui che ha il potere di far finire il corpo e l’anima nella geenna, l’intenzione sarebbe quella di far riflettere sul giudizio finale di Dio.

Ad una lettura più attenta, si scopre che l’intenzione di Gesù in questo discorso matteano è completamente diversa, in un certo senso addirittura opposta. Egli non intende infatti generare paura e timore di Dio nel lettore, ma all’opposto una profonda consolazione e pace di fronte ai pericoli di una testimonianza cristiana autentica. Temere Dio infatti significa amarlo e tale amore reverenziale è fonte e culmine della Sapienza che mette in comunicazione il credente con Dio suo Padre (cf. Pr 1,1-7; 3,7).  La sapienza pone al riparo l’uomo giusto che teme Dio dai disegni ostili dei suoi nemici (cf. Sap 2,21-24 e 3,1), perché Dio è onnipotente nel suo amore, amante della vita e capace di fare giustizia. In questo senso allora la “vita” dell’uomo giusto, definita come “anima” è al riparo da qualsiasi potente di questo mondo, e il vero timore va rivolto non a costoro ma a Dio, che la fonte ultima e definitiva della “vita”. Non si parla dunque dell’immortalità dell’anima, ma del fatto che l’ultimo arbitro della vita è Dio e Lui solo può donarla in un modo che essa possa oltrepassare anche i confini della morte fisica. Dio è un Padre che ha cura di ciascuno di noi, in ogni aspetto anche piccolo della nostra vita, come un capello, e pertanto il cristiano può professare con libertà quanto Cristo ha comunicato al suo orecchio (v. 27). L’annuncio del Vangelo a tutti i popoli (cf. c. 28,16-20) non deve temere alcun ostacolo e può vincere ogni umana paura, dal momento che Cristo è innalzato come re, ha ogni potere in cielo e sulla terra e invia con la sua potenza d’amore i suoi discepoli a vivere da figli e a trasformare ogni uomo in figlio di Dio, con l’insegnamento e i sacramenti.

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 10,26-33.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 10,26-33 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù parla ai suoi dodici discepoli, dopo averli chiamati a sé e aver dato loro il potere di vincere il male (cf. 10,1).  Sento anch’io il potere di convocazione della Parola di Dio, che mi chiama a stare con Lui nella Sua Chiesa e a partecipare del Suo potere d’amore?

 

Qualche domanda

Non abbiate paura di loro: quali situazioni, persone o parole temo nella mia vita?

-Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato: sono consapevole che le trame dei malvagi, che vogliono rimanere nascoste, finiscono prima o poi per essere messe in luce?

annunciatelo dalle terrazze: essere cristiano comporta un carattere pubblico di annuncio. Non si può essere cristiani da sagrestia. Cosa comporta questo per me?

– senza il volere del Padre vostro: che sguardo ho sulla provvidenza di Dio?

voi valete più: qual è il valore della mia vita, come mi considero davanti a Dio?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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Omelia Santissima Trinità

Ognuno di noi ha un nome che è come un pezzetto della propria identità, a forza di sentirlo pronunciare, con amore, dalle persone care.

Anche Dio ha un nome, sapete quale? Trinità? No, quella è piuttosto una definizione teologica. Il vero nome di Dio è quello rivelato a Mosè sul monte Sinai: Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore. Il suo Nome è quello dell’amore, che ha tante sfumature.

La sfumatura della Misericordia, che è una tenerezza viscerale, con una sfumatura di possessività, in particolare verso chi è in pericolo.

La sfumatura della Pietà, che amore gratuito, fontale e libero verso le sue creature.

È un amore lento all’ira: sa aspettare, avere pazienza davanti alla testardaggine dell’uomo e alle mille complicazioni del suo cuore.

È un amore che agisce, uscendo fuori verso il mondo. Così dice infatti il Vangelo di Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito”. Egli è uscito fuori da sé stesso, donandoci Suo Figlio, per venire incontro a noi, per unirci a Lui, in una piena e totale comunione d’amore. Questo noi lo viviamo in ogni messa, già a partire saluto iniziale: la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi. Ecco la trinità…non tanto in una definizione teologica, ma nel movimento d’amore che ci coinvolge nella nostra vita e che si manifesta nella comunione concreta della nostra comunità.

Cosa ci impedisce questa comunione?

Le chiacchere, come dice il Papa, sono come il terrorismo: distruggono, svuotano e scoraggiano. Soprattutto allontanano le persone dalla comunità, perché ne fanno emergere un volto distorto, gonfiato. Le chiacchere sono voci che si alimentano e si ingigantiscono, fino a far scomparire i fatti e la realtà. Siamo tutti responsabili di quello che diciamo degli altri e della nostra comunità. A volte ci sono persone ferite, che si portano dei problemi interiori e che invece di rendersi conto che la chiave per risolverli sta dentro di loro, li proiettano all’esterno, dicendo male di quello e di quell’altro e della comunità parrocchiale. Altre volte sono delle lamentele, magari anche giuste, che però vengono sfogate un po’ dietro le spalle, sottovoce, senza avere il coraggio di porre i problemi sul tavolo.

La comunione è invece frutto di libertà, apertura, coraggio di affrontare anche i punti deboli, ma con carità, nel modo giusto, con uno stile di prudenza e rispetto, con concretezza, senza eccessi verbali o protagonismi personali. Questa comunione è dono dello Spirito Santo, frutto dell’amore del Padre e del Figlio. La chiediamo oggi nella nostra preghiera comunitaria.

Infine continuiamo a cercare una prospettiva di comunione anche per la nostra città, oggi al voto amministrativo. Come comunità parrocchiali non lasciamoci strumentalizzare e dividere, come se ci fossero parrocchie di sinistra o di destra! A tutti coloro che si impegnano in politica da cristiani si chiede la testimonianza di uno stile di sobrietà, capace di puntare più sui contenuti e sulla competenza che sulla propaganda. E, soprattutto, pur nella legittima dialettica delle scelte concrete, si chiede il rispetto dell’avversario e la disponibilità a unirsi, al di là delle divisioni partitiche, sui valori della fraternità verso ogni uomo e della solidarietà concreta con chi ha più bisogno.

Lettura popolare Santissima Trinità (X TO Anno A)

 

 Lettura popolare X TO Anno A

Gv 3,16-18

Il Padre ama il Figlio e lo invia

Il messaggio nel contesto

 

 

Questi pochi versetti si trovano al cuore del discorso che Gesù rivolge al fariseo Nicodemo, riguardo al figlio dell’uomo, che è disceso dal cielo e deve essere innalzato per ritornare al Padre (vv. 13-14).  Qual è la causa di questo itinerario di discesa e risalita del figlio dell’uomo? Nei versetti offerti dalla liturgia l’evangelista risponde proprio a questa domanda. Se infatti ora il soggetto non è piú il figlio dell’uomo, ma Dio, come origine di un amore senza confini e senza precedenti, allora proprio questo amore è la causa dell’invio del figlio unigenito nel mondo.

Il figlio unigenito è colui che è inviato dal Padre nell’amore verso la totalità degli uomini bisognosi di una salvezza definitiva, ossia della vita eterna (vv. 16-17). Dunque il giudizio che il figlio dell’uomo attua (cf. 5,22) non è una punizione comminata da chi ha il potere di retribuire gli uomini secondo le loro azioni, ma è la conseguenza immediata della risposta di accoglienza o rifiuto che gli uomini offrono alla presenza del Figlio inviato a loro. Il giudizio è solo l’altra faccia di un amore assoluto, nel caso in cui tale amore venga rifiutato dall’uomo (v. 18).  Se Dio si rivela come un Padre e un Figlio desiderosi di portare tutta l’umanità all’interno del loro amore con un’offerta totale, assoluta e senza precedenti, il rifiuto di questa offerta, ossia la mancanza di fede, non può che portare ad una privazione definitiva dell’amore.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Gv 3,16-18.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 3,16-18 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù risponde al fariseo Nicodemo e rivela quanto il figlio dell’uomo ha appreso dal Padre. Tale rivelazione è superiore a qualsiasi punto di vista umano, perché proviene dal Figlio e dal Padre

 

Qualche domanda

– Dio ha tanto amato il mondo. Spesso il mondo, con tutto il male che esso porta, mi scandalizza. Come cambierebbe il mio sguardo se lo scrutassi con gli occhi di Dio?

–  Ha dato il suo figlio unigenito. Quale immagine coltivo di Dio, è un Dio che richiede e pretende da me o che dà?

–  Ha mandato il suo figlio per salvare il mondo. Quale idea ho della giustizia di Dio? Come intendo la salvezza?

–  Chi crede in lui non incorre nel giudizio. Cosa comporta per me la fede?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.