Lettura popolare trasfigurazione

 Lettura popolare Trasfigurazione

Mt 17,1-9

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16,16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16,21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16,22-23), sono nel panico (cf. 17,6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17,1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoli per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una nube luminosa, come quella che accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cf. Es 40,34-38), la nube del mistero di Dio.

La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17,5-6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cf. Is 42,1; Sal 2,7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cf. 3,17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cf. 4, 8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11,27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26,37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.

Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca e li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

Mt 17,1-9

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16,16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16,21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16,22-23), sono nel panico (cf. 17,6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17,1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoli per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una nube luminosa, come quella che accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cf. Es 40,34-38), la nube del mistero di Dio.

La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17,5-6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cf. Is 42,1; Sal 2,7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cf. 3,17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cf. 4, 8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11,27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26,37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.

Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) essi alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca e li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 17,1-9.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 17,1-9 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Siamo sul monte alto e i discepoli sono con Gesù. Egli ha appena terminato di annunciare loro la sua prossima passione. Sono affascinato dallo stare con Gesù sul monte?

  • Cosa fanno i personaggi

Gesù fu trasfigurato: l’improvvisa trasformazione di Gesù è segno di una improvvisa rivelazione. Come immagino questa trasformazione? Sono consapevole di vivere anch’io una trasformazione in Lui durante la mia vita?

Mosè ed Elia conversavano con lui: Gesù compie le Scritture, rappresentate da Mosè (Pentateuco) ed Elia (Profeti). Come leggo la Parola di Dio in rapporto a Gesù?

I discepoli furono presi da grande timore. Quali paure di fronte a Dio e alle sue sorprese?

  • Cosa dicono i personaggi?

Pietro dice: “Signore, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende…”.Quando prendo iniziativa e organizzo…è più ansia di fare che gioia di contemplare…

La voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Come Lo ascolto e Lo seguo?

Gesù invita i discepoli: “Alzatevi e non temete”. Mi sento incoraggiato da Gesù?

  • Quale rivelazione?

Gesù compie le Scritture come Figlio di Dio, amato dal Padre suo, nel mistero della sua morte e resurrezione.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

(v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 17,1-9.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 17,1-9 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Siamo sul monte alto e i discepoli sono con Gesù. Egli ha appena terminato di annunciare loro la sua prossima passione. Sono affascinato dallo stare con Gesù sul monte?

  • Cosa fanno i personaggi

Gesù fu trasfigurato: l’improvvisa trasformazione di Gesù è segno di una improvvisa rivelazione. Come immagino questa trasformazione? Sono consapevole di vivere anch’io una trasformazione in Lui durante la mia vita?

Mosè ed Elia conversavano con lui: Gesù compie le Scritture, rappresentate da Mosè (Pentateuco) ed Elia (Profeti). Come leggo la Parola di Dio in rapporto a Gesù?

I discepoli furono presi da grande timore. Quali paure di fronte a Dio e alle sue sorprese?

  • Cosa dicono i personaggi?

Pietro dice: “Signore, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende…”.Quando prendo iniziativa e organizzo…è più ansia di fare che gioia di contemplare…

La voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Come Lo ascolto e Lo seguo?

Gesù invita i discepoli: “Alzatevi e non temete”. Mi sento incoraggiato da Gesù?

  • Quale rivelazione?

Gesù compie le Scritture come Figlio di Dio, amato dal Padre suo, nel mistero della sua morte e resurrezione.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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Lettura popolare XVII TO Anno A

 

Lettura popolare XVII TO Anno A

Mt 13,44-52

Ricercare e trovare 

Il messaggio nel contesto

 

Le immagini del tesoro e della perla preziosa fanno parte del repertorio con cui nell’AT si descrive la sapienza, dono proveniente da Dio:

 

Pr 2,4: “se appunto invocherai l’intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,

se la ricercherai come l’argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio.”

(Cf. anche  3,14-15; 8,18-19.21)

 

Nella prima parabola l’accento cade sul tesoro nascosto, a cui è paragonato il Regno di Dio. Si tratta di un colpo di fortuna che capita ad un uomo, che ha tutte le caratteristiche di un dono improvviso ed inaspettato. Nella seconda parabola il regno di Dio è paragonato ad un mercante. L’accento cade qui più sulla ricerca che sul dono e più sulla conoscenza frutto di esperienza che sul colpo di fortuna.

In entrambi i casi tuttavia l’apprezzamento del valore conduce ad una scelta decisiva e radicale: quella di vendere tutto. È la scelta che i discepoli hanno fatto per seguire Gesù fin dal primo momento in cui sono stati da lui chiamati (cf. Mt 4,20.22; 8,22; 9,9.19,21.27-29). Si tratta di dare priorità al seguire Gesù nella propria vita, rispetto ai tanti beni, materiali, culturali e spirituali che possono arricchire la vita dell’uomo. Anzi tutti questi beni sono da ordinare al fine, che è il Regno di Dio. L’azione del vendere tutto richiama non tanto il “disfarsi” dei beni, quanto l’utilizzarli al fine per cui essi sono stati dati all’uomo, ossia perché egli possa trovare il Regno di Dio e riordinare la propria vita in rapporto ad esso.

La terza parabola ha per contenuto la missione dei discepoli  di raggiungere ogni uomo, senza distinzioni di razza, lingua o cultura. La metafora della rete riprende quella dei pescatori, usata da Gesù per chiamare Pietro e Andrea (cf. 4,19). Compito della Chiesa che lavora per il Regno di Dio è anzitutto evangelizzare e non giudicare. Il discepolo di Gesù non è dunque un semplice interprete o esecutore della legge, ma un evangelizzatore chiamato a lasciare a Dio e ai suoi angeli il compito della separazione, alla fine dei tempi.  Egli invece ha l’incarico di “riempire” la rete, ossia di portare a compimento il disegno del Regno di Dio con l’annuncio del Vangelo, fino a che si compia la finalità prevista dal tempo divino.

Il discepolo allora infatti non segue semplicemente la legge, ma la interpreta alla luce della sapienza incarnata che è Gesù, vero tesoro del campo e perla preziosa. Egli è uno scriba, chiamato a fare di Gesù la chiave ermeneutica delle Scritture, nell’unità tra legge e Vangelo, Antico e Nuovo Testamento.

 

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 13,44-52.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 13,44-52 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù si rivolge ai discepoli e conclude il suo discorso in parabole sul Regno dei cieli.  Si trova in casa con loro, cosa che indica una particolare intimità, a servizio della rivelazione del mistero. Quale rapporto custodisco con Gesù? Lascio che vi sia una profonda intimità nella preghiera e nella meditazione personale?

Qualche domanda ulteriore

– il tesoro è nascosto nel campo e l’uomo lo trova. Cosa penso di aver trovato di importante nel campo della mia vita?

– per la gioia egli va e vende tutto quello che ha. Sono contento di aver scelto l’essenziale o in me vi sono ancora rimpianti?

– il mercante che cerca. Di cosa sono in ricerca?

– la rete raccoglie ogni genere di pesci. Sono aperto ad ogni uomo, di ogni lingua, cultura e appartenenza sociale? Sono aperto alla dimensione universale del Vangelo?

– ogni scriba, divenuto discepolo del Regno dei cieli. In cosa consiste l’essere discepolo e scriba? È per me importante scrutare il mistero di Dio e la Sacra Scrittura? Chi è per me Gesù?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XVI TO Anno A (Mt 13,24-43)

Lettura popolare XVI TO Anno A

 

 

 

Mt 13,24-43

La parabola della zizzania

Il messaggio nel contesto

 

Nella parabola della zizzania si affronta il problema del male. L’immagine della mietitura rappresenta il giudizio, che però viene messo in atto dai mietitori solo alla fine dei tempi, e non fin da ora. La stessa distinzione dei tempi, tra l’oggi della Chiesa e gli ultimi giorni dell’instaurazione del Regno dei cieli, è presente nelle altre due parabole, quelle del granellino di senapa (vv. 31-32) e del lievito (v. 33). Nel primo caso c’è un contrasto tra la piccolezza del seme (non più di un millimetro) e la grandezza della pianta che può raggiungere anche i 3 metri. L’inizio del Regno dei cieli non è caratterizzato da una trionfale vittoria politica, ma dalla modesta e umile vicenda di un uomo morto in croce e rifiutato da suo popolo e da un gruppo di discepoli perseguitati. Si tratta di una comunità nascosta, come il lievito nella pasta (v. 33), che tuttavia, in modo misterioso, è in grado di far fermentare l’intera umanità. La rivelazione proclamata in parabole da Gesù (cf. Sal 78,2) incita la comunità a rimanere in un atteggiamento di speranza, perchè essa è pienamente partecipe di quel processo misterioso e straordinario che si chiama Regno di Dio, e che finirà per coinvolgere tutta l’umanità, in un percorso di paradossale guarigione.

Come il padrone di casa impedisce ai servi di sradicare la zizzania, così Gesù impedisce ai discepoli di condannare coloro che rifiutano il suo messaggio, risolvendo così in modo arbitrario e definitivo il problema del terreno cattivo. Questo atto sarebbe in definitiva una mancanza di fede nell’onnipotenza della parola di Dio e nella sovrabbondante giustizia divina. I discepoli devono pensare soltanto a gettare nel mare la rete che prende ogni genere di pesci, senza chiedersi né giudicare preventivamente quali siano quelli buoni e quelli cattivi (vv. 47-48). Solo il giudizio definitivo di Dio potrà operare una separazione (vv. 49) nel Regno del Padre, dove i giusti splenderanno come il sole.

Le parabole del Regno costituiscono dunque un invito ad una penetrazione sapienziale profonda del mistero di Dio e della sua giustizia sovrabbondante che si compiono in Gesù. Come Gesù è il servo mite che porta la giustizia con misericordia (cf. 12,20 cit. di Is 42,3), così il suo insegnamento parabolico rispetta la libertà dell’interlocutore e lo invita a convertire il cuore e a diventare a sua volta un evangelizzatore, in grado di annunciare il Vangelo, prima ancora di ogni giudizio morale nei confronti delle persone. Al Figlio dell’uomo, che è risorto e siede alla destra del Padre e che ha inviato come messia innalzato i suoi discepoli, spetta il giudizio, alla fine dei tempi, quando tutto il male verrà alla luce e sarà definitivamente sconfitto.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 13,24-43.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 13,24-43 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù parla prima alla folla, e poi, quando spiega la parabola si ritira in casa e risponde alla domanda dei discepoli, sulla spiegazione della parabola della zizzania. Quali domande pongo al Signore, nella fiducia di una sua risposta?

Qualche domanda

– mentre gli uomini dormivano, un nemico venne: quali aspetti negativi costituiscono per me un mistero? A chi attribuisco le responsabilità?

– lasciate crescere entrambi: chiedo giustizia a Dio invece di farla con le mie mani?

– esso è il più piccolo di tutti i semi, ma quando sarà cresciuto: ho fiducia nella crescita misteriosa del Regno?

– lievito che la donna ha preso e nascosto in tre staia di farina: quale bene nascosto io non vedo abitualmente?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare XIV TO Anno A

Lettura popolare XIV TO Anno A

Mt 11,25-30

Il Padre e il Figlio si rivelano ai piccoli

Il messaggio nel contesto

 

 

Dopo una lode rivolta al Padre (vv. 25-26), Gesú prosegue il suo discorso con una parola di rivelazione (v. 27) e un’esortazione sotto forma di due inviti (vv. 28-30). La lode è una preghiera di Gesù a Dio, con l’appellativo forte di «padre», che estende la sua signoria al cielo e alla terra ed anche a tutta la storia umana. Il suo progetto originario è di rivelarsi non ai sapienti, ossia a coloro che avanzano delle pretese in questo senso, o per studi fatti (scribi) o per la partecipazione a qualche setta, ma ai piccoli. La parola che soggiace al termine «piccoli» in greco può significare anche «lattante» e il corrispondente ebraico significa, sciocco, stupido (cf. 119,130). Si tratta di coloro che, umanamente, non avrebbero alcun titolo per essere considerati tali. Di essi il Padre si compiace, come si è compiaciuto del suo servo, umile e sofferente (cf. Is 42,1) e li rende destinatari della rivelazione del Padre e del Figlio (v. 27), ossia, non di un padre e figlio qualunque, ma del rapporto intimo e reciproco che sussiste tra il Padre e il Figlio Gesù. Questo rapporto implica una conoscenza totale e amorosa che viene consegnata dal Padre al Figlio e di cui partecipano per rivelazione proveniente dal Figlio tutti coloro che si uniscono al suo cuore di servo mite e umile (v. 28, cf. Is 42,2-3) e ascoltano l’appello rivolto loro dalla Sapienza incarnata (cf. Sir 51,23-30). Si tratta di una consegna totale e senza alcun limite fatta dal Padre al Figlio e dal Figlio ad ogni uomo (cf. Mt 28,18) della rivelazione di Dio. Essa si manifesterà attraverso una via di obbedienza ed umiltà che il Figlio per primo ha intrapreso da servo, incamminandosi verso la croce.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 11,25-30.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 11,25-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù sta parlando ai suoi discepoli e il suo discorso giunge ad un punto culminante, sottolineato dalla locuzione “in quel tempo”. Si tratta del tempo opportuno, quello per me della preghiera.

Qualche domanda

– le hai rivelate ai piccoli: cosa significa per me essere «piccolo» davanti a Dio?

– Tutto mi è stato consegnato dal Padre: come immagino il rapporto tra Gesù e il Padre suo?

– Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo: che tipo di conoscenza è quella che viene dalla fede?

– Così è piaciuto al Padre: il servo/Figlio Gesù è colui di cui il Padre si compiace. Come comprendo la croce del Figlio?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.