Lettura popolare XIV TO Anno A

Lettura popolare XIV TO Anno A

Mt 11,25-30

Il Padre e il Figlio si rivelano ai piccoli

Il messaggio nel contesto

 

 

Dopo una lode rivolta al Padre (vv. 25-26), Gesú prosegue il suo discorso con una parola di rivelazione (v. 27) e un’esortazione sotto forma di due inviti (vv. 28-30). La lode è una preghiera di Gesù a Dio, con l’appellativo forte di «padre», che estende la sua signoria al cielo e alla terra ed anche a tutta la storia umana. Il suo progetto originario è di rivelarsi non ai sapienti, ossia a coloro che avanzano delle pretese in questo senso, o per studi fatti (scribi) o per la partecipazione a qualche setta, ma ai piccoli. La parola che soggiace al termine «piccoli» in greco può significare anche «lattante» e il corrispondente ebraico significa, sciocco, stupido (cf. 119,130). Si tratta di coloro che, umanamente, non avrebbero alcun titolo per essere considerati tali. Di essi il Padre si compiace, come si è compiaciuto del suo servo, umile e sofferente (cf. Is 42,1) e li rende destinatari della rivelazione del Padre e del Figlio (v. 27), ossia, non di un padre e figlio qualunque, ma del rapporto intimo e reciproco che sussiste tra il Padre e il Figlio Gesù. Questo rapporto implica una conoscenza totale e amorosa che viene consegnata dal Padre al Figlio e di cui partecipano per rivelazione proveniente dal Figlio tutti coloro che si uniscono al suo cuore di servo mite e umile (v. 28, cf. Is 42,2-3) e ascoltano l’appello rivolto loro dalla Sapienza incarnata (cf. Sir 51,23-30). Si tratta di una consegna totale e senza alcun limite fatta dal Padre al Figlio e dal Figlio ad ogni uomo (cf. Mt 28,18) della rivelazione di Dio. Essa si manifesterà attraverso una via di obbedienza ed umiltà che il Figlio per primo ha intrapreso da servo, incamminandosi verso la croce.

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 11,25-30.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 11,25-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù sta parlando ai suoi discepoli e il suo discorso giunge ad un punto culminante, sottolineato dalla locuzione “in quel tempo”. Si tratta del tempo opportuno, quello per me della preghiera.

Qualche domanda

– le hai rivelate ai piccoli: cosa significa per me essere «piccolo» davanti a Dio?

– Tutto mi è stato consegnato dal Padre: come immagino il rapporto tra Gesù e il Padre suo?

– Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo: che tipo di conoscenza è quella che viene dalla fede?

– Così è piaciuto al Padre: il servo/Figlio Gesù è colui di cui il Padre si compiace. Come comprendo la croce del Figlio?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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