Lettura popolare XXII TO Anno A

Mt 16,21-28

Come seguire Gesù

Il messaggio nel contesto

Gesù, Pietro e gli altri discepoli sono i protagonisti di questa scena, che segue direttamente quella del primato di Pietro (vv. 13- 20), in cui egli è appena stato designato come roccia e pietra di fondazione della comunità messianica, denominata Chiesa (v. 18). Qui invece egli è chiamato da Gesù «pietra di scandalo», perchè egli reagisce all’annunzio della passione da parte di Gesù, contestando questa prospettiva di un messia sofferente, fatto fuori politicamente e umanamente dalle autorità (v. 21).  Questo destino non è frutto di una sfortunata casualità ma compimento di un disegno di Dio (<<«bisognava» che egli andasse a Gerusalemme e soffrisse molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi>> ecc. v. 21) culminante con la sua morte e con la resurrezione il terzo giorno. Con il potere della resurrezione Gesù riceve un effettivo potere dalle mani del Padre (cf. 28,18) ma ciò richiede che egli abbia già preventivamente e definitivamente rigettato un messianismo storicamente vincitore a qualsiasi prezzo, che in fin dei conti diviene una sottomissione al potere di Satana (cf. 4,8-10). La crisi di Pietro di fronte a questo annuncio di Gesù proviene da una duplice fragilità. Da un lato egli trascura l’annuncio della resurrezione il terzo giorno e si concentra unicamente sulla passione/morte, che lo colpisce terribilmente e gli impedisce di comprendere a pieno il disegno di Dio per il suo Figlio. Dall’altro una paura umanamente comprensibile e l’affetto umano lo portano a reagire con violenza e ad indicare al maestro una strada diversa. Si tratta della stessa paura che lo aveva colto in altri momenti, facendolo affondare tra le onde della tempesta (cf. 14,28-31). In questo egli non è solo, ma rappresenta bene l’insieme dei discepoli che la notte dell’arresto di Gesù fuggiranno tutti (cf. 26,31). Essi descrivono l’immagine di una Chiesa chiamata ad affrontare la prova della persecuzione con perseveranza, seguendo il suo maestro fino alla croce: si comprendono meglio in questa luce le immagini del prendere la propria croce (v. 24) e del perdere la vita (v. 25) per causa di Gesù. Non si tratta di masochismo, ma dell’umile consapevolezza che per conservare la propria relazione con Gesù, ultima garanzia di vita, si può perdere ogni altra cosa, se essa diventa un ostacolo. L’attesa di un ritorno imminente nella gloria consola la comunità di Matteo, e ogni cristiano, perché rende la prospettiva della vittoria già a portata di mano, come dono di Dio (v. 27-28) e insieme ricompensa di un agire secondo la Sua volontà (v. 27). Gesù chiede a ciascuno di noi di seguirlo come una decisione prioritaria e assoluta, con la stessa radicalità con cui ha rimproverato Pietro: “Vieni dietro a me!”.

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 16,21-28.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 16,21-28 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

I discepoli stanno tornando da Cesarea di Filippo. Qui si chiarisce come il potere di Gesù non sia ottenuto con mezzi umani, ma sia donato dal Padre. Qual è la mia concezione del potere?

      • Cosa fanno i personaggi

Gesù mostra ai discepoli ciò che deve accadere. La croce fa parte del disegno misterioso di Dio. Come mi rapporto con questa necessità teologica?

      • Cosa dicono i personaggi

– Gesù afferma che dovrà soffrire molto da parte degli anziani e degli scribi, ed essere ucciso e il terzo giorno resuscitare. Questo annuncio della passione e resurrezione mi scandalizza, come a Pietro?

Va dietro a me, Satana. Seguo Gesù come lui vuole?

– Non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini. Qual è la mia mentalità, come la giudico?

      • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, il Figlio del Dio vivente ma questa gloria si manifesterà pienamente con la sua morte e resurrezione a Gerusalemme. Il discepolo lo seguirà fino alla croce, perché sa che perdendo la vita per lui, la troverà. Dove colloco la vita?

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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Lettura popolare XXI TO Anno A

Lettura popolare XXI TO Anno A

Mt 16,13-20

La confessione messianica

Il messaggio nel contesto

Cesarea di Filippo, città ricostruita dal tetrarca Filippo, figlio di Erode il grande, è il contesto geografico che Gesù sceglie per dialogare con i suoi a riguardo della sua identità. Li dove il potere imperiale mostra le sue insegne per mezzo dei re ad esso sottomessi, Gesù rivela un potere del tutto alternativo, simile a quello dei profeti.

Fin dalle origini della monarchia in Israele c’era un potere che ne ha permesso la nascita e ne ha siglato la fine, i profeti. Elia ha profetizzato la fine del re Acab, nel regno del Nord, Geremia ha profetizzato la fine della dinastia di Giuda e la deportazione di Gerusalemme. Anche Giovanni Battista si è posto in atteggiamento critico nei confronti del re Erode. Sulla medesima scia viene inserito anche Gesù che, dopo la morte del Battista, con i suoi miracoli e la sua parola autorevole aveva radunato attorno a sé molte persone. Infatti nonostante Gesù abbia dato anche alle folle alcune informazioni importanti sull’identità del “figlio dell’uomo” (cf. 11,19; 12,40) esse non comprendono la vera identità e da questo momento in poi Gesù non parlerà più del figlio dell’uomo fino alla sua passione (cf. 26,64).

Quando i discepoli sono invitati da Gesù a fornire una risposta personale alla questione è Pietro a prendere la parola e a proclamare la fede in Gesù messia, che anche gli altri discepoli avevano iniziato ad intuire, dopo la tempesta sedata (cf. Mt 14,33): egli non è semplicemente un profeta, ma è il messia, il Figlio del Dio vivente (cf. 1,17; 2,4; 11,2). Non è il frutto di una sapienza umana, ma l’umile adesione di Pietro ad una rivelazione rivolta ai piccoli (cf. Mt 11,25-26) che lo conduce a diventare «roccia». Ora egli è Pietro, come già era stato presentato (cf. 4,18; 10,2), perchè la sua casa è fondata sulla roccia del Padre (cf. 7,24-27) ed egli può legare e sciogliere, ossia può interpretare la volontà di Dio così come l’ha rivelata e attuata Gesù. Si tratta della giustizia sovrabbondante (cf. 5,20), dell’amore gratuito del Padre (cf. 5,43-48) che compie la legge e i profeti, ossia tutta l’antica Alleanza (7,12). Guardando a Gesù,  Pietro, modello e rappresentante di ogni discepolo e della Chiesa intera, può legare e sciogliere (cf. 18,18), ossia può comprendere e attuare la volontà di Dio nella sua vita. Questa Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, è superiore alle porte dell’Ade, metafora che indica la morte; essa, cioè conosce una durata senza limiti, fino alla fine del mondo (28,20).

Appena rivelata l’identità di Gesù, egli chiede il silenzio ai suoi discepoli, perché tale rivelazione si compirà in modo del tutto inaspettato nella croce (v. 21). Il figlio dell’uomo, come i profeti prima di lui e ancor più radicalmente dei profeti, ha un potere totalmente alternativo a quello della violenza, il potere di Dio che si consegna nelle mani degli uomini per amore loro.

Questo richiederà da parte di Pietro e di ogni discepolo il totale abbandono a Lui e la conversione dalle logiche dell’autodifesa e della conquista. (v. 22). Essere di scandalo a Gesù vuol dire metterglisi davanti con i propri interessi e pretendere che lui ti segua. Seguirlo realmente significa tornare dietro a lui e perdere la vita per causa sua. Questa è l’unica strada per entrare nel Regno del Padre, che Gesù sta per instaurare col potere della sua croce (vv. 27-28).       

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 16,13-20.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 16,13-20 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù si reca a Cesarea di Filippo, città imperiale. Su quale «potere» faccio affidamento?

      • Cosa fanno i personaggi

Gesù interroga i suoi discepoli e dialoga con loro sulla sua identità. Permetto a Gesù di fare anche a me la stessa domanda, confrontando le opinioni degli altri su di lui con ciò in cui credo?

      • Cosa dicono i personaggi

Giovanni il Battista, Elia, Geremia o uno dei profeti, sono le figure storiche che i discepoli citano a riguardo delle attribuzioni popolari su Gesù. Quali uomini hanno finora maggiormente corrisposto ai miei ideali? In che rapporto sono con il messia Gesù?

– Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Cosa comporta per me questo titolo? Gesù gode davvero di questa unicità nel mio modo di pensare e di vivere?

  Il padre mio che è nei cieli te lo ha rivelato. Riconosco in me il dono della fede?

– Su questa pietra edificherò la mia chiesa. Riconosco il carattere rivelato della comunità messianica, che si basa sulla professione di fede di Pietro?

– Ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Come vivo e penso il mio rapporto con il senso di fede della Chiesa, interpretato e custodito dal magistero?

      • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, il Figlio del Dio vivente e su questa professione di fede di Pietro si fonda la comunità messianica della Chiesa e il suo ruolo di apostolo.

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XX TO Anno A

 

Lettura popolare XX TO Anno A

Mt 15,21-28

La donna cananea

Il messaggio nel contesto

Più che di un miracolo, qui si tratta di una rivelazione di Gesù, come messia di Israele e di tutti i popoli pagani, attraverso la fede di una donna, che sembra cogliere di sorpresa lo stesso Gesù (cf. v. 28).

Gesù si reca in territorio pagano di Tiro e Sidone, città che rappresentano per eccellenza le popolazioni pagane idolatre nell’AT (cf. Is 23; Zc 9,2-4; Mt 11,21-22). Questo spostamento indica simbolicamente una prima apertura universale della missione di Gesù, che diventerà ufficiale dopo la sua morte e resurrezione, con il mandato di «fare discepoli» tutti i popoli (Mt 28,19).

Questo anticipo della missione ai pagani è confermato dal prosieguo della narrazione. Una donna cananea, proveniente da quei monti di Tiro e Sidone, grida in continuazione (l’imperfetto «gridava» serve a dare continuità all’azione), con le parole dei Salmi di supplica: «Signore, abbi pietà di me (kyrie, eleison)» (cf. Sal 6,3; 9,14; 26,7 ecc.). Ella aggiunge al titolo «Signore» anche l’appellativo, «figlio di Davide», che indica la fede di questa donna nel messia di Israele, discendente del re Davide e Signore con caratteristiche divine. Ella dunque, pur essendo pagana, condivide con Israele l’attesa del messia davidico e la ritiene compiuta in Gesù di Nazareth.

Non solo tuttavia Gesù non le risponde alcuna parola, ma anche i discepoli invitano Gesù a mandarla via, forse esaudendo la sua richiesta (il verbo che essi usano può avere due significati: «mandala via» oppure «liberala», come anche nella traduzione CEI). Gesù motiva il suo silenzio dicendo che la sua missione è rivolta alle pecore perdute della casa di Israele, ossia tutto il popolo di Israele (cf. Ez 34,23-25; Mt 10,6).  Questa opposizione sia di Gesù che dei discepoli da un lato mostra il disegno divino, che si fonda sull’elezione di Israele, dall’altro serve ad esaltare la fede della donna, che non si scoraggia di fronte a questo rifiuto. Essa comprende la sovrabbondanza della rivelazione di Dio, che sceglie uno, per arrivare a tutti, come già aveva scelto Abramo, perché in lui fossero benedette tutte le famiglie della terra (cf. Gn 12,3). Ella infatti insiste nella sua preghiera: «Signore, aiutami» (cf. Sal 43,27) e sfrutta l’immagine contrapposta dei figli e dei cani che Gesù usa a riguardo di Israele e dei popoli pagani, per collocarsi nel contesto familiare dei cani domestici, che mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Ella coglie dunque, partendo dal suo immaginario pagano e in una posizione di profonda umiltà e abbandono verso il divino che si rivela in Gesù di Nazareth (si veda anche il suo gesto di prostrazione) una possibilità di partecipazione ai beni dell’elezione di Israele, ossia ai beni della salvezza. Come già il centurione romano (Mt 8,10-13), la fede di personaggi pagani viene confermata da Gesù stesso e anticipa l’inserimento nella comunità messianica della Chiesa dei popoli che ascolteranno l’annuncio del Vangelo.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 15,21-28.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 15,21-28 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Gesù si reca in territorio pagano, nelle città idolatre «per eccellenza». Sono capace come Gesù di andare ai confini, alle periferie, o mi chiudo nei miei gruppi rassicuranti?

  • Cosa fanno i personaggi

-La donna Cananea gridava di continuo. Quale perseveranza nella mia preghiera?

– Gesù non risponde parola. Mi irrita o scandalizza questo atteggiamento di Gesù? Se fosse indirizzato ad esaltare maggiormente la fede della donna?

-Essa si prostra davanti a Gesù. Come esprimo la mia adorazione del Signore Gesù?

  • Cosa dicono i personaggi

– «Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide». Preghiera dei salmi e preghiera del cuore, con la fede nel messia Gesù, caratterizzano le parole della donna. Che rapporto ho con Gesù di Nazareth, messia di Israele?

– «non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele». Come mi pongo di fronte all’elezione di Israele?

-«i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Sono convinto che basta una briciola della rivelazione per essere saziato?

 

  • La rivelazione in atto

Gesù è il messia di Israele, la cui salvezza è universale, rivolta a tutti i popoli pagani.

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare XIX TO Anno A (Mt 14,22-33)

 

Lettura popolare XIX TO Anno A

Mt 14,22-33

Gesù cammina sulle acque

Il messaggio nel contesto

 

Questo brano segue immediatamente quello della moltiplicazione dei pani. Congedata la folla, Gesù si ritira sul monte, solo, a pregare, come fa spesso (v. 23 cfr. Luca 6,12; 9,28). Sul lago si scatena un forte vento e la barca è sbattuta tra i flutti. Gesù viene incontro ai discepoli, camminando sul mare, ma essi, credendolo un fantasma, si mettono a gridare dalla paura (vv. 24-26).

Il momento iniziale dell’itinerario di fede dei discepoli è la separazione da Gesù: essi si trovano nella barca della Chiesa, agitata dalle onde e incapaci di andare avanti a causa del vento contrario. Non sanno riconoscere la presenza di Gesù che viene loro incontro, camminando sul mare, ossia dominando la realtà e la storia, come Dio quando si libra sulle acque primordiali o quando ha salvato il suo popolo, perché il suo sentiero percorre le grandi acque (cf. Is 43,16; Sal 77,20). Gesù è colui che controlla le forze del male, il vento e le onde, e colui che salva la sua comunità in mezzo alle prove.   Non a caso Gesù subito rassicura i suoi: “coraggio!” (v. 27). Questa parola in tutto il NT si legge sempre e solo sulle labbra di Gesù: la dice al paralitico (Mt 9,2); all’emorroissa (Mt 9,22); ai discepoli (Gv 16,33); a Paolo (Atti 23,11). Poi aggiunge: “Sono io!” (cf. Is 43, 10): non è solo un’autoidentificazione; è l’attestazione di una presenza, di una vicinanza amica e potente. Vuol dire: “Io sono con voi”, non vi ho lasciati soli. A parlare così è il Dio che si rivela a Mosè e cammina col suo popolo (Es 3,14) è il Dio-con-noi, l’Emmanuele (cfr. Is 7,14).

Pietro si appella a questa dichiarazione di Gesù: “io sono”, e chiede “Se sei tu” per seguirlo camminando sulle acque (v. 28). Pietro mette alla prova Gesù, ma manifesta anche l’intimo desiderio di seguirlo, di stare con lui in ogni circostanza, anche le più difficili. Per questo Gesù accetta la prova e gli dà il segno. Ma Pietro si lascia ipnotizzare dalla violenza del vento; infatti – nota letteralmente l’evangelista – egli vide il vento contrario e prese paura (v. 29). Questo è stato l’errore di Pietro: anziché guardare fisso Gesù, ha guardato la forza del vento e ha cominciato ad affondare. È la sua poca fede (oligopistìa, v. 31), ossia una fede continuamente minacciata dal dubbio e dalla paura, che caratterizza i discepoli, come risulta da Mt 8,23-27; 14,31, 16,8; 17,20. Il contrasto è con la “fede grande”, come quella del centurione (Mt 8,5-13) o della Cananea (Mt 15,21-28). Come si vede, non sono degli ebrei, ma dei pagani a nutrire nei confronti di Gesù una fede vera e totale.

Tuttavia la presenza di Gesù col suo gesto e con il suo dominio sugli elementi – il vento improvvisamente cessa – fa uscire i discepoli dalla oligopistìa ed essi professano una fede piena nel Signore e nella sua parola potente: gli si prostrano davanti e lo riconoscono coralmente come il Figlio di Dio (v. 32). Da notare che il verbo “prostrarsi” appartiene a un contesto liturgico: indica l’inchino profondo che si fa con tutto il corpo e che è riservato nel culto solo al Signore. Inoltre il riconoscimento di Gesù come “il Figlio di Dio” avviene molto prima della confessione di Pietro (cf. Mt 16,16). L’evangelista vuole così sottolineare che la reazione vera di fronte ai segni potenti di Gesù non è l’ammirazione della sua potenza: è la fede nella sua presenza proprio in mezzo alle difficoltà e alle contrarietà della vita.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 14,22-33.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 14,22-33 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù costringe i discepoli a salire sulla barca, congeda la folla, a va sul monte da solo a pregare. Gesù si trova sul monte con il Padre e lascia i discepoli nella prova. Accetto di trovarmi talvolta nella situazione dei discepoli?

  • Cosa fanno i personaggi

-Gesù va verso di loro, camminando sul mare. Mi fido di Gesù quando il vento contrario è superiore alle mie forze?

– Vedendolo camminare i discepoli furono sconvolti. Ci sono cose che mi fanno paura e che invece posso accogliere come la novità di Dio nella mia vita?

Pietro scese dalla barca e si mise a cammminare: ho il coraggio di mettermi in gioco nella fede?

– I discepoli si prostrarono davanti a lui: come esprimo la mia fede in Gesù?

  • Cosa dicono i personaggi

– Gesù dice: “Coraggio sono io, non temete”: riesco a vincere le mie paure con la sua parola?

– Pietro grida: “Signore, salvami”: so esprimermi e gridare al Signore, quando sono in difficoltà o mi chiudo nelle mie paure?

– Gesù conclude: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Il Signore permette che la mia fede cresca anche in mezzo ai dubbi. Ne sono convinto?

 

  • La rivelazione in atto

Gesù è il Signore, che salva il suo popolo e ogni uomo, ed esprime la presenza stessa di Dio che domina sulla storia e sul cosmo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.