Lettura popolare XXIII TO Anno A

Mt 18,15-20

La correzione fraterna

Il messaggio nel contesto

Questo testo fa parte di un ampio discorso di Gesù che istruisce la comunità dei suoi discepoli. Dopo una esortazione alla misericordia nella ricerca della pecora perduta e nella relazione di accoglienza con i piccoli della comunità (cf. 18,10-14), Gesù passa a trattare il tema della correzione fraterna.

Le incomprensioni, i dissidi, i litigi sono presenti anche nella comunità messianica fondata da Gesù, che non è esente dal vivere le fragilità proprie di qualunque realtà umana e storica. Gesù dunque non ha fondato una comunità perfetta, privata di qualsiasi rischio dovuto al peccato e alle relazioni umane, ma ha dato un metodo per poter affrontare ed integrare il conflitto. La parte lesa in un conflitto non dovrebbe andare direttamente dal giudice pagano a citare in giudizio il reo, ma, secondo una modalità tipicamente ebraica, deve intentare direttamente l’accusa al reo, nella forma di un ammonimento che si limita alla presenza delle due persone e che dovrebbe indurre il reo alla conversione (cf. v. 15, cf. 2 Sam 12,1-15). Questo primo grado di giudizio è una forma di misericordia nei confronti del reo, perché esso ascoltando riconosca la sua colpa e si converta. In tal modo viene guadagnato alla salvezza il proprio fratello.

Se invece non ascolta, vi è un secondo grado di giudizio, caratterizzato dalla presenza di due o tre testimoni, in modo che l’accusa possa avere un valore pubblico (cf. Dt 19,15). Se questa funzione è sufficiente a produrre l’«ascolto», ossia la conversione, il processo termina in questo secondo grado. Se invece non vi è ancora stato ascolto, allora attraverso la parte lesa e i testimoni, l’accusa viene affrontata pubblicamente nella comunità, ossia nella Chiesa. È importante sottolineare come la punizione non sia comminata in rapporto al tipo di peccato, ma sia semplicemente collegata al non ascolto della comunità. Quest’ultimo caso fa sì che la sanzione si configuri semplicemente come una ratifica di ciò che il reo ha già realizzato nei fatti, ossia la sua autoesclusione dalla comunità, per la rottura dei legami interpersonali e la mancata intenzione di ricucirli. Inoltre tale esclusione non comporta di per sé un odio nei confronti del reo, che, come pubblicano e pagano, resta sempre oggetto dell’amore di Dio.

Questa procedura di misericordia caratterizza i rapporti nella comunità, impedisce alla chiacchera distruttiva di prendere il sopravvento e garantisce il permanere di una pace e concordia sostanziale all’interno di essa: tale procedura si presenta come una forma di discernimento comunitario, in grado di legare e sciogliere, ossia di attualizzare la rivelazione della misericordia di Dio nel messia Gesù (v. 18).

Tale comunione di natura spirituale è manifestata anche dall’accordarsi nella preghiera pubblica che la Chiesa eleva al Padre. Essa manifesta la presenza di colui che è in mezzo a coloro che si radunano nel suo nome. Si tratta del Signore Gesù glorificato, l’Emmanuele, ossia il Dio con noi, per sempre (cf. Mt 28,20).

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 18,15-20.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

  1. 1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

      1. 2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 18,15-20 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

         3.  Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

      • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù sta parlando ai suoi discepoli, dopo l’annuncio della passione (17,22-23) e li istruisce sulla comunità messianica.

Qualche domanda

ammoniscilo tra te e lui solo: sono capace della discrezione, quando vengo offeso da qualcuno?

se ti ascolta, avrai guadagnato un fratello: l’obiettivo della mia accusa è umiliare l’altro per vendicarmi oppure salvarlo?

prendi con te una o due persone: quali prassi di comunione, quando vivo incomprensioni o litigi nella mia comunità?

ciò che sciogliete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli: la misericordia di Dio si incarna nelle prassi ecclesiali, a favore dei più deboli. Come le vivo e le concepisco? 

la sinfonia (=l’accordo) della preghiera comunitaria viene ascoltata dal Padre: credo alla dimensione pubblica e comunitaria della preghiera?

      1. 4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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