Lettura popolare XXV TO Anno A

Lettura popolare XXV TO Anno A

Mt 20,1-16

I lavoratori nella vigna

Il messaggio nel contesto

Questa parabola è raccontata da Gesù nel contesto del suo imminente arrivo a Gerusalemme, dove verrà rifiutato dal suo popolo Israele e dai capi, i primi ad essere stati chiamati da Dio. Non a caso la parabola culmina con il dialogo del padrone di casa con coloro che erano stati chiamati per primi (vv. 12-15) a lavorare nella vigna, metafora di Israele (cf. Is 5,1-7). Tutta la parabola è costruita in modo da tenere il lettore e i personaggi sospesi sulla decisione del padrone di casa: egli infatti si è messo d’accordo per un denaro con coloro che sono stati chiamati all’alba, ma nelle quattro chiamate successive (9-12-15-17) non viene specificato quale sia la paga. Solo al v. 10 si scopre che anche gli ultimi, che hanno lavorato un ora soltanto, hanno ricevuto come i primi e questo scatena la rabbia dei primi, giustificata dallo strano comportamento del loro padrone. Se infatti è strano che un padrone chiami degli operai alle 17 di sera, è ancor più strano e sorprendente che questi ultimi ricevano la paga dell’intera giornata.  Il lettore non può che condividere la mormorazione degli operai! È un comportamento incomprensibile, che mette alla prova la fiducia degli operai nei confronti nella buona fede del padrone, come quello di un Dio che sembra lasciar morire il suo popolo nel deserto (cf. Es 16,3.7; Nm 11,1; 14,27.29). Solo la risposta del padrone può a questo punto chiarire il suo misterioso comportamento: egli afferma di aver rispettato i patti nel dare ai primi quanto aveva pattuito con loro, e di aver “peccato” solo di generosità nei confronti degli ultimi. Dunque egli ribalta l’accusa, la vera giustizia non è quella di chi nasconde la sua invidia (occhio cattivo, cf. Pr 23,6-7 e Mt 6,23) dietro il paravento di una rigida retribuzione, ma quella di Colui che agisce con magnanimità, in modo libero e gratuito (cf. Mt 5,43-45), guidato dal criterio dell’amore. Dietro alla mentalità dei primi si nasconde la “giustizia degli scribi e dei farisei” (5, 20) che non permette di comprendere ed entrare nel Regno di Dio. Il comportamento del padrone rispecchia invece l’agire libero di Gesù, verso gli ultimi e i peccatori (cf. 9,9-13) e la prassi di una comunità, la Chiesa, che considera gli ultimi come primi nel Regno di Dio (cf. 18, 10.14).             La parabola quindi non intende scardinare il concetto di giustizia retributiva o abolire la “paga” e dunque il “merito” degli uomini, ma correggere l’impostazione secondo la quale la bontà di Dio debba essere “calcolata” attraverso un sistema di retribuzione in base alle opere. Dio è infatti libero di amare e l’amore compie la giustizia in modo sovrabbondante, anche verso chi non ha meriti umani. Infine le opere stesse, che sono meriti dell’uomo, divengono doni di Dio!

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 20,1-16.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 20,1-16 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

– Gesù sta parlando ai suoi discepoli nel suo cammino verso Gerusalemme, oramai vicina.

 La parabola, luogo e personaggi

la parabola è ambientata nella vigna, che richiama Israele e la storia della salvezza nell’AT. Il suo padrone è allora chiaramente JHWH.

Cosa fanno i personaggi.

il padrone si mette d’accordo per un denaro. Qual è il mio accordo con Dio, che cosa gli chiedo nel mio servizio quotidiano?

il padrone esce a più riprese, fino alle 17. Cosa significa per me questo atteggiamento del padrone?

i lavoratori della prima ora mormorano contro il padrone. Quali sono le mie mormorazioni con Dio? Di cosa mi lamento con Lui?

Cosa dicono i personaggi

li hai resi uguali a noi, che abbiamo sopportato il peso e il caldo dell’intera giornata. Quale pretesa di giustizia accampo di fronte a Dio, convinto che le cose vadano al contrario di come dovrebbero?

il tuo occhio è invidioso perché io sono buono. Cosa implica la bontà di Dio? Quale atteggiamento faccio fatica a comprendere?

Quale rivelazione?

La giustizia di Dio è sovrabbondante e non può essere misurata da criteri di pura retribuzione. Essa non nega il merito e la paga ma li supera attraverso un amore che esce radicalmente da sé, verso gli ultimi, i poveri e gli esclusi.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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