Lettura popolare XXVI TO Anno A

 

Lettura popolare XXVI TO Anno A

Il padre e i due figli nella vigna

Mt 21,28-32

Il messaggio nel contesto

Gesù ritorna nel tempio, doveva aveva compiuto miracoli e cacciato i mercanti. Qui, al cuore di Gerusalemme e di Israele, egli agisce da maestro e messia, confrontandosi con i capi religiosi di Israele. Nel nostro caso sono i sommi sacerdoti, ossia i massimi rappresentanti del tempio e dell’ortodossia religiosa di Israele e gli anziani, ossia i rappresentanti delle famiglie più potenti di Gerusalemme (cf. 21,23). Essi interrogano Gesù a proposito della sua autorità, perché Gesù non ha studiato presso alcuno scriba importante della sua epoca, né ricevuto autorizzazioni particolari dal sinedrio ad operare come maestro in Israele. La loro domanda, alla luce dei segni che Gesù ha compiuto e dei suoi discorsi di rivelazione, equivale ad un rifiuto, dovuto ad ignoranza ma anche a timore di perdere il potere, del Padre che Gesù rivela.  Gesù li mette in difficoltà richiamandosi a Giovanni Battista, come ad un’autorità universalmente riconosciuta in Israele, anche senza espliciti mandati da parte dei capi di Gerusalemme. Poi racconta loro una parabola, ed è a questo punto che inizia il Vangelo ritagliato dalla liturgia domenicale. C’è un uomo con due figli, maschi, che vengono invitati dal padre ad andare a lavorare nella vigna, senza alcuna differenza nella modalità dell’invito. Essi però reagiscono in modo opposto. Il primo, senza alcuna apparente motivazione, oppone un rifiuto, ma poi, avendo cambiato idea, ci và. Il secondo, invece, pur rispondendo a parole in modo deferente, tanto da utilizzare il titolo “Signore”, che si addice più ad un servo che ad un figlio, alla fine però non ci và. La domanda che Gesù pone ai suoi interlocutore esige un giudizio da parte loro: “Chi ha fatto la volontà del Padre?”. Essi dicendo: “il primo”, finiscono per autogiudicarsi. Essi sono testimoni e autori di una spaccatura che avviene in Israele, a causa della loro incredulità, perché non hanno creduto a Giovanni il Battista e di conseguenza nemmeno a Gesù. Pur essendo fedeli osservanti della Legge, avendo risposto positivamente alle sue esigenze, in realtà non entrano nella vigna di Israele, perché il loro concreto atteggiamento contrasta con l’appartenenza esteriore (cf. 23,3).  Essi sono come quel figlio che risponde in modo deferente e positivo al padre, ma poi non và a lavorare. Invece pubblicani e prostitute sono coloro che, pur peccatori, si sono pentiti e sono dunque entrati nella “via della giustizia”, seguendo il Battista e aprendosi alla rivelazione messianica di Gesù. Essi dunque finiscono per precedere i capi, formando quel popolo di piccoli e poveri in spirito, che costituisce la comunità messianica della Chiesa (cf. 11,25-27).

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,28-32.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,28-32 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo.

 La parabola, luogo e personaggi

la parabola è ambientata nella vigna, che richiama Israele e la storia della salvezza nell’AT. Il suo padrone è allora chiaramente JHWH, nella figura del padre di due figli. Questa figura serve a mettere in opposizione due atteggiamenti opposti nei riguardi del Dio di Israele.

Cosa fanno i personaggi.

il padre invita i due figli ad andare a lavorare nella vigna. Cosa significa per me questo invito? Come reagisco ad esso? Temo di dover rinunciare a posizioni e vantaggi che ho costruito finora?

 

Cosa dicono i personaggi

Il primo figlio risponde di no, ma poi si pente e ci va. Quali esigenze di cambiamento interiore sento nella mia vita? Sono coerente?

L’altro figlio risponde in modo deferente, chiamando il Padre “Signore”, ma poi non obbedisce. Quali patti faccio con Dio, in modo da rispettare la sua volontà, ma solo fino ad un certo punto? Ho paura di quello che mi può chiedere?

 

Quale rivelazione?

Dio è un Padre che vuole solo la felicità, mandando i suoi a lavorare nella sua vigna, ma chi ha più potere è più tentato di costruirsi delle difese, con giustificazioni anche di natura religiosa,  opponendosi in realtà alla vera volontà di Dio.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...