Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

I vignaioli omicidi
Mt 21,33-46
Il messaggio nel contesto
Nel contesto di un discorso di Gesù rivolto ai capi dei giudei, nel luogo del tempio, dopo la parabola dei due figli, Gesù racconta un’altra parabola, quella cosiddetta dei “vignaioli omicidi”. Il tema simbolico della vigna rimane e la sua importanza si accresce. Infatti se nella precedente parabola esso costituisce semplicemente lo sfondo della chiamata al lavoro dei due figli, qui invece Gesù si sofferma su numerosi particolari. Il padrone circonda la vigna con una siepe, scava una buca per il torchio e costruisce una torre. Questi dettagli sono in parte ricavati da Is 5,1-3, con il richiamo esplicito alla torre (pyrgos) e al torchio. Dopo aver dato in affitto la vigna a dei contadini, il padrone parte in viaggio e al tempo della vendemmia manda i suoi servi a ritirare la parte del raccolto che gli spetta. Un lettore attento vede in questi servi che vengono maltrattati dai contadini un’allusione ai profeti, che vengono lapidati e uccisi (cf. 1Re 19,10.14; Ger 7,25-26). L’invio dei servi si ripete, un po’ stranamente, dal momento che un padrone normale avrebbe dovuto rispondere con la forza. Il numero maggiore dei servi serve a sottolineare la molteplicità di ulteriori occasioni che questo padrone ha dato agli affittuari e mostra la sua particolare gratuità. Infine con incredibile magnanimità il padrone invia anche il suo figlio, con una considerazione di carattere sostanzialmente morale: “avranno rispetto di mio figlio”. Invece i fittavoli fanno il ragionamento dei figli di Giacobbe ai danni del loro fratello Giuseppe (cf. Gen 37,20), e si alleano tutti insieme per farlo fuori e avere loro l’eredità. La malvagità di questi uomini è talmente scoperta da esigere un giudizio esplicito, che Gesù chiede ai suoi stessi interlocutori, che in tal modo finiscono per autogiudicarsi. La citazione del Sal 117 in bocca a Gesù parla di una pietra scartata, diventata testata d’angolo di un edificio: questo versetto viene letto in tutta la tradizione cristiana primitiva come un riferimento al messia (cf. At 4,11) morto e risorto. Ciò significa che questo figlio che gli affittuari hanno ucciso non è altri che Gesù stesso, il messia morto in croce che con la sua resurrezione diventa pietra d’angolo di una costruzione dalla quale i capi di Israele vengono gettati fuori. Si tratta del Regno di Dio, che sarà dato ad un popolo in grado di farlo fruttificare. Qui l’evangelista non pensa direttamente alla Chiesa, ma ad un popolo, allargato anche ai pagani, in grado di portare finalmente frutto, in contrapposizione ai capi, scribi e farisei, che hanno impedito i frutti. A rigore non viene quindi sostituito Israele, ma i suoi capi. Tale sostituzione implica tuttavia una trasformazione che non riguarda solo i capi, ma anche il popolo stesso, che è in grado di allargarsi e portare frutto, grazie alla pietra che ora è testata d’angolo.

Per la lectio divina
 Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
 Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,33-43.
 Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
 Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
 Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,33-43 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo con una controaccusa in parabole.
La parabola, luogo e personaggi
– C’è un padrone della vigna e degli affittuari, infine ci sono i servi e c’è il figlio del padrone.
Cosa fanno i personaggi.
– Il padrone aveva ceduto la vigna in affitto: quale responsabilità degli uomini e mia in particolare?
– Il padrone manda i servi: quale mandato sento da parte di Dio?
– I vignaioli uno lo uccisero e un altro lo lapidarono: quale violenza e tentazione di possesso nel mondo di oggi e nella mia vita?

Cosa dicono i personaggi
– Il padrone dice: “Avranno rispetto di mio figlio”. Cosa penso di un Dio così “ingenuo”?
– I vignaioli dicono: “Avremo l’eredità”. In cosa consiste questa eredità? Questo folle tentativo è ancora in atto?
– La Scrittura dice: La pietra scartata. Dove vedo oggi questa pietra scartata dalla società?
Quale rivelazione?
– Il Regno di Dio sarà tolto ai capi e dato ad un popolo che porta frutto, un popolo la cui pietra angolare era la pietra scartata dai precedenti costruttori.
4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

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