lettura popolare XXXI TO Anno A

Lettura popolare XXXI TO Anno A

 

 

Mt 23,1-12

Farisei ipocriti

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù parla alle folle, che indicano il popolo di Israele, in mezzo a cui vi sono anche i suoi discepoli (v. 1), pronunziando un’arringa contro gli scribi e farisei, ossia quella classe di capi e dottori della Legge, che con la loro conoscenza e il loro prestigio, e anche la fama della loro perfezione morale/cultuale, esercitavano la leadership su ampi strati della popolazione ebraica, non solo in Gerusalemme. Gesù inizia il discorso proprio sottolineando il loro ruolo di “traduttori” ed interpreti della Legge di Mosè, facendo riferimento alla cattedra, una specie di sedile di marmo con braccioli, che veniva posto accanto alla teca della Torah (Legge di Mosè) nelle sinagoghe. Questi capi avevano il primo posto e potevano commentare la Parola di Dio, con l’autorità derivante da Mosè in tutte le sinagoghe (v.2). Gesù non intende tanto criticare la legittimità del ruolo che scribi e farisei avevano assunto ai suoi tempi, ma sottolineare l’incoerenza tra il loro insegnamento e la loro vita. Egli infatti esorta la folla ad osservare tutto quanto essi insegnano, come già aveva detto nel discorso della montagna, affermando che chi trasgredisce anche un minimo precetto della Legge, sarà considerato minimo nel Regno dei cieli (cf. 5,19-20). Ma l’accento del suo discorso cade sulla distanza tra la teologia e le opere dei farisei: il problema quindi non è tanto contestare i farisei in ciò che dicono, ma evitare assolutamente il rischio di comportarsi come loro si comportano. La loro interpretazione finisce per appesantire la vita delle persone, senza che essi ne siano minimamente consapevoli, perché non si curano di portare insieme alla gente quei pesi. La loro è una lettura astratta e comoda della dottrina, lontana dalla realtà delle cose. Al contrario di Gesù, vero maestro, che porta il suo giogo dolce e il suo carico leggero insieme con i suoi discepoli (11,29), essi non toccano pesi né li spostano con un dito, e il loro obiettivo è sempre autocentrato, ossia quello di apparire, essere visibili, contare di fronte agli altri, in tutti i luoghi pubblici, ossia nei banchetti, nelle sinagoghe e nelle piazze. La Legge, che doveva essere posta sulla fronte o nel braccio destro per indicare la totalità dell’amore per Dio vissuta nella coscienza dell’uomo (Dt 6,4-9), viene ora strumentalizzata attraverso vistose capsule e cordicelle, fatte apposta per apparire davanti agli altri. Anche il mantello, con le sue frange ai quattro angoli, terminanti in nappe, rappresentava il ricordo continuo della Legge, ma purtroppo diventa una forma di esibizionismo.

Questa invettiva di Gesù ha parentele molto strette in alcuni documenti rabbinici, che fanno autocritica sui loro atteggiamenti. Quindi si può affermare che il vero obiettivo dell’evangelista, nel riferire queste parole di Gesù, non è tanto quello di allontanare i discepoli di Gesù dai farisei, quanto piuttosto di mostrare, partendo dagli oppositori di Gesù, a quali tentazioni può essere sottoposto l’uomo religioso ed anche, nel suo complesso, la comunità cristiana. La lotta contro narcisismi, carrierismi, ricerca di visibilità e potere fa parte della vera spiritualità cristiana, che si fonda sulla paternità di Dio e sulla fraternità, che pone ciascun membro sullo stesso piano (vv.8-9). Se l’unica guida è il Cristo (v.10), ciò significa che la sua prassi di servizio, nella direzione del dono di sé e dell’umiltà, è l’unica strada da seguire per entrare nella vera gloria di Dio (v.11-12)

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione degli avversarsi di Gesù, vedono la legge sganciata dal suo riferimento fondamentale, che è l’amore.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 23,1-12. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto simbolico dove avviene la disputa? Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, che è il luogo del culto di Israele nei confronti di JHWH suo Dio. Anche questa accusa di Gesù a scribi e farisei, dunque, avrà a che fare con il rapporto tra Dio e il cuore dell’uomo.

 

  • Chi sono i personaggi che Gesù accusa?

Sono scribi e farisei, ossia capi religiosi, uomini di successo e di leadership.

– sono seduti sulla cattedra di Mosè: quale cattedra occupo o vorrei occupare? Come la occupo?

essi dicono e non fanno : mi trovo anch’io ad essere talvolta incoerente?

– non vogliono muoverli con un dito: quali pesi, tensioni, fatiche fuggo, per evitare di essere anch’io compromesso?

– per essere ammirati dalla gente: quali gratificazioni ricerco? Esse sono l’obiettivo del mio agire?

chi si umilierà sarà esaltato: come vivo questo valore nel seguire Gesù?

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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