Lettura popolare XXVIII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVIII TO Anno A

Mt 22,1-14

Invito alle nozze

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa parabola è detta da Gesù nei confronti dei sacerdoti, farisei e notabili del popolo (cf. 21,45). Sono i responsabili giudaici che Gesù accusa di rifiutare in modo ingiustificato e sorprendente il Regno di Dio e che alla fine reagiranno con ancora maggiore ostilità nei suoi confronti, perché non possono comprendere il linguaggio della parabola, diretto in realtà alla comunità cristiana. (cf. 13,13-15). La parabola è costruita in modo da destare stupore e disapprovazione nei confronti degli invitati alle nozze del Re che, invece di sentirsi onorati e felici di essere chiamati a far parte di un tale evento di gioia, non si curano affatto dall’invito, reiterato per due volte. Il lettore comprende immediatamente la portata dell’invito, si tratta delle nozze messianiche, predette da Isaia (cf. Is 49 in cui il tema del servo-messia nei vv. 1-13 anticipa quello di Gerusalemme sposa nei vv. 13-26) e compiute da Gesù sposo (9,15 e 25,1-13). La gravità del rifiuto degli invitati emerge così in modo molto forte ed è aumentata sia per la reiterazione del rifiuto sia perché la tavola imbandita è già pronta. Inoltre di fronte all’invito, al culmine dell’assurdità, gli stessi inviati del re vengono insultati e uccisi (v. 6). Di fronte ad una tale gratuita violenza e disprezzo, la punizione non può che essere la distruzione della città (che rappresenta la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C.) e l’invio di nuovi messaggeri per invitare tutti coloro che si trovano ai confini delle strade (v. 9), buoni e cattivi. Questo re assume i tratti di Gesù, che guarisce i malati e gli impuri e siede a mangiare con peccatori e pubblicani (cf. 9,2; 11,19), cioè parte dagli esclusi e lontani, perché i «vicini», coloro che osservano la legge e che sono i primi invitati lo rifiutano e lo insultano (cf. 12, 24). È lo stile del Regno di Dio, che allarga la sua rete a tutti, buoni e cattivi, senza trascurare nessuno (cf. 13,47), ed è lo stile gratuito dell’annuncio del vangelo dei primi missionari cristiani che devono andare e fare discepoli tutti i popoli (cf. 28,19), dopo che i capi di Israele hanno rifiutato i profeti e Gesù (cf. 23,29-32). L’epilogo inaspettato, anche se in parte anticipato dalla presenza sia dei buoni che dei cattivi al banchetto, è quello dell’uomo che viene trovato dal re senz’abito nuziale. Quest’abito rappresenta l’obbedienza alla volontà del Padre (cf. 5,20; 21,31) attraverso l’amore del prossimo (cf. 25,31-46). Anche coloro che appartengono alla comunità cristiana non devono coltivare illusioni o false sicurezze: la salvezza non è un banale automatismo, ma passa attraverso la perseveranza nell’amore. Il rischio di vedere la propria esclusione dal Regno di Dio è ancora più severo della condanna inflitta alla città che ha rifiutato Gesù (ossia Gerusalemme) perché questa volta è definitivo. La frase finale: «molti sono i chiamati e pochi gli eletti», non vuole però mettere paura, ma infondere coraggio, perché se la chiamata è rivolta a tutti, la definitiva elezione non può avvenire senza che l’uomo vi cooperi con il suo amore, portando frutto nella propria vita (cf. 21,43 e Ap 19,8).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. In questa giornata o in questo tempo c’è stato un invito da parte di una persona (o di Dio), che mi sento i aver preso in considerazione, oppure trascurato?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Gli ostacoli e la forza di superarli sono infatti in comune con il personaggio dei “barellieri”, la cui “fede” viene lodata da Gesù. Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 22,1-14. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • A chi Gesù racconta questa parabola?

La parabola è raccontata da Gesù ai capi dei farisei e ai sacerdoti. Si tratta dei potenti di Israele, che di lì a poco avrebbero rifiutato Gesù come re/messia e l’avrebbero consegnato nelle mani dei romani e fatto morire di croce. Questo contesto è importante per comprendere la parabola, che parla di un re insultato e rifiutato dai cittadini invitati alle nozze.

 

  • Quale contesto simbolico in cui la parabola è raccontata?

Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, dove Gesù insegna alla folla (cf. 21,23). Gesù si manifesta come re e messia, proprio attraverso il rifiuto dei capi. All’interno della parabola il rifiuto dei cittadini è la svolta perché l’invito possa essere rivolto a tutti.

 

  • Chi sono i personaggi della parabola e che ruolo hanno?

I personaggi sono: il Re, i servi inviati, gli invitati per primi e gli invitati per ultimi, i commensali e quello che non indossava l’abito nuziale.

 

-La regia e l’iniziativa è sempre del Re, che parla, manda e chiama. Come mi pongo davanti ad un re così generoso da reiterare l’invito?

-I servi obbediscono all’invio, anche se questo può costare loro la vita. Quale disponibilità offro a Dio nell’essere da lui inviato?

-Gli invitati sono chiamati dal re, con insistenza, segno della sua pazienza nei loro confronti. Anche se la prima volta non vogliono, egli continua a chiamarli, reiterando e spiegando l’invito. Quale pazienza sono chiamato ad esercitare nella mia vita?

-Paradossale è l’atteggiamento del re, che non si scoraggia, e manda a chiamare tutti coloro che i servi trovano. Questi ultimi chiamati sono buoni e cattivi e vengono chiamati ai punti finali delle strade, ossia ai confini.  Dopo si situano nella mia vita questi “confini” verso i quali andare?

– Il re passa a vedere gli ospiti e interroga quello senza l’abito nuziale. Sono consapevole che la dimensione del giudizio di Dio è presente nella storia umana?

– L’uomo senza abito nuziale viene legato e cacciato fuori, secondo l’ordine del re. Come percepisco il legame tra misericordia di Dio, chiamata universale e giudizio? Cos’è nella mia vita l’abito nuziale?  

 

  • Quale rivelazione è in gioco qui?

Il Re che invita lo fa in modo incondizionato e gratuito. Si tratta di un invito alla gioia e alla festa, che è rivolto a tutti, senza eccezioni, fino ai confini. Dio infatti non esclude nessuno. Ma egli rispetta anche la libertà di chi è invitato: se non vuole andare, può solo replicare l’invito ma non può costringere. O ancora se va, ma senza volerlo veramente, senza adeguare la sua vita all’abito della gioia e dell’amore, anche in questo caso Dio non può far altro che accettare questa scelta individuale e renderla pubblica.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

I vignaioli omicidi
Mt 21,33-46
Il messaggio nel contesto
Nel contesto di un discorso di Gesù rivolto ai capi dei giudei, nel luogo del tempio, dopo la parabola dei due figli, Gesù racconta un’altra parabola, quella cosiddetta dei “vignaioli omicidi”. Il tema simbolico della vigna rimane e la sua importanza si accresce. Infatti se nella precedente parabola esso costituisce semplicemente lo sfondo della chiamata al lavoro dei due figli, qui invece Gesù si sofferma su numerosi particolari. Il padrone circonda la vigna con una siepe, scava una buca per il torchio e costruisce una torre. Questi dettagli sono in parte ricavati da Is 5,1-3, con il richiamo esplicito alla torre (pyrgos) e al torchio. Dopo aver dato in affitto la vigna a dei contadini, il padrone parte in viaggio e al tempo della vendemmia manda i suoi servi a ritirare la parte del raccolto che gli spetta. Un lettore attento vede in questi servi che vengono maltrattati dai contadini un’allusione ai profeti, che vengono lapidati e uccisi (cf. 1Re 19,10.14; Ger 7,25-26). L’invio dei servi si ripete, un po’ stranamente, dal momento che un padrone normale avrebbe dovuto rispondere con la forza. Il numero maggiore dei servi serve a sottolineare la molteplicità di ulteriori occasioni che questo padrone ha dato agli affittuari e mostra la sua particolare gratuità. Infine con incredibile magnanimità il padrone invia anche il suo figlio, con una considerazione di carattere sostanzialmente morale: “avranno rispetto di mio figlio”. Invece i fittavoli fanno il ragionamento dei figli di Giacobbe ai danni del loro fratello Giuseppe (cf. Gen 37,20), e si alleano tutti insieme per farlo fuori e avere loro l’eredità. La malvagità di questi uomini è talmente scoperta da esigere un giudizio esplicito, che Gesù chiede ai suoi stessi interlocutori, che in tal modo finiscono per autogiudicarsi. La citazione del Sal 117 in bocca a Gesù parla di una pietra scartata, diventata testata d’angolo di un edificio: questo versetto viene letto in tutta la tradizione cristiana primitiva come un riferimento al messia (cf. At 4,11) morto e risorto. Ciò significa che questo figlio che gli affittuari hanno ucciso non è altri che Gesù stesso, il messia morto in croce che con la sua resurrezione diventa pietra d’angolo di una costruzione dalla quale i capi di Israele vengono gettati fuori. Si tratta del Regno di Dio, che sarà dato ad un popolo in grado di farlo fruttificare. Qui l’evangelista non pensa direttamente alla Chiesa, ma ad un popolo, allargato anche ai pagani, in grado di portare finalmente frutto, in contrapposizione ai capi, scribi e farisei, che hanno impedito i frutti. A rigore non viene quindi sostituito Israele, ma i suoi capi. Tale sostituzione implica tuttavia una trasformazione che non riguarda solo i capi, ma anche il popolo stesso, che è in grado di allargarsi e portare frutto, grazie alla pietra che ora è testata d’angolo.

Per la lectio divina
 Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
 Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,33-43.
 Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
 Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
 Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,33-43 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo con una controaccusa in parabole.
La parabola, luogo e personaggi
– C’è un padrone della vigna e degli affittuari, infine ci sono i servi e c’è il figlio del padrone.
Cosa fanno i personaggi.
– Il padrone aveva ceduto la vigna in affitto: quale responsabilità degli uomini e mia in particolare?
– Il padrone manda i servi: quale mandato sento da parte di Dio?
– I vignaioli uno lo uccisero e un altro lo lapidarono: quale violenza e tentazione di possesso nel mondo di oggi e nella mia vita?

Cosa dicono i personaggi
– Il padrone dice: “Avranno rispetto di mio figlio”. Cosa penso di un Dio così “ingenuo”?
– I vignaioli dicono: “Avremo l’eredità”. In cosa consiste questa eredità? Questo folle tentativo è ancora in atto?
– La Scrittura dice: La pietra scartata. Dove vedo oggi questa pietra scartata dalla società?
Quale rivelazione?
– Il Regno di Dio sarà tolto ai capi e dato ad un popolo che porta frutto, un popolo la cui pietra angolare era la pietra scartata dai precedenti costruttori.
4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.