Lettura popolare IV Avvento B

 

Lettura popolare IV Avvento Anno B_Lc1,26-38

 

 

Lc 1,26-38

L’Annunciazione

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

La visita dell’Arcangelo Gabriele a Maria evoca le visite di Dio a diverse donne dell’AT : Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15); Anna, madre di Samuele (1 Sam 1,9-18) e la madre di Sansone (Gde 13,2-5). A tutte loro fu annunziata la nascita di un figlio con una missione importante da realizzare inserita nel piano salvifico di Dio.

La narrazione inizia con la menzione temporale del “sesto mese”: il racconto dell’annunciazione intende agganciarsi al precedente episodio che ha per protagonista Zaccaria ed Elisabetta Il “sesto mese” è infatti riferito al mese di gravidanza di Elisabetta, una donna in età avanzata che ancora aspetta il suo primo figlio. Elisabetta è menzionata all’inizio del brano (Lc 1,26) e alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36-39). Anche l’invio dell’angelo Gabriele richiama quanto accaduto a Zaccaria (v. 26). Cambia però lo scenario: non siamo più nel tempio di Gerusalemme ma in una borgata semisconosciuta della Galilea, totalmente ignota all’Antico Testamento, Nazareth. L’angelo appare ad una giovane donna, definita vergine e insieme promessa sposa, condizione particolare di quelle ragazze tra i 12 e i 15 anni che, pur avendo stipulato un contratto di matrimonio, non sono ancora andate a convivere col marito e pertanto sono in condizione di verginità. Il marito, Giuseppe, è della famiglia di Davide, cosa che rende possibile, legalmente, la discendenza del nascituro dalla stirpe regale da cui germoglierà il messia (cfr.  Is 7,14). L’angelo saluta Maria con l’imperativo: “Rallegrati”, che non corrisponde al normale saluto ebraico (shalom: pace).  Esso riprende infatti l’invito di Dio nell’AT rivolto alla figlia di Sion (Gerusalemme) di gioire per la salvezza operata da Dio in modo inaspettato nel giorno del suo intervento (cfr. Sof 3,14). L’espressione “piena di grazia” viene da un verbo (charitòo) che indica il risultato di una trasformazione, resa possibile dallo sguardo di favore e di amore di Dio.  Dio l’ha vista bella e questa bellezza l’ha pienamente trasformata e colmata. Anche il saluto dell’angelo: “il Signore è con te” richiama racconti di vocazione di importanti personaggi della storia della salvezza (cfr. Gn 26,3.24; Gn 28,15; Es 3,12; Gdc 6,12). Come già Zaccaria, anche Maria è turbata, ma non dalla visione dell’angelo, bensì dalle sue parole. Essa, infatti, è pronta a chiedersi il significato di un così eccezionale saluto. L’angelo la invita alla fiducia: “Non temere” e le dice che “ha trovato grazia presso Dio” (v. 30). Questa grazia trasformante è in vista del meraviglioso evento del concepimento verginale (v. 31). Questo bambino si chiamerà Gesù e al contempo sarà chiamato figlio dell’Altissimo (v. 32). Tale particolare duplice identità viene descritta sia come compimento della profezia riguardante il messia davidico (v. 32-33), destinato a governare per sempre sul trono di Davide e sia come rivelazione del Figlio di Dio (v. 34-35) per opera dello Spirito Santo.

Questa potenza infatti viene su di lei con una presenza gloriosa, simile a quella della nube sul monte Sinai (cfr. Es 40,35). Quest’ultima spiegazione dell’angelo è una risposta alla domanda di Maria (v. 34), che non va interpretata come un’obiezione ma come una richiesta di maggiore comprensione, a causa dell’ostacolo della verginità. Per il narratore ciò che importa è sottolineare l’onnipotenza di Dio nel contrasto tra il concepimento della sterile Elisabetta (v. 37) e il ben più straordinario segno del concepimento di una vergine. Risalta dunque maggiormente la differenza tra l’incredulità di Zaccaria, che si scandalizza del messaggio dell’angelo, e la fede di Maria, aperta a comprendere la Parola di Dio e disposta a far sì che essa si compia in lei (v. 38).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Nella mia vita c’è presenza di gioia, ma anche di dubbi. Mi esercito a fare della buone domande a Dio? Sono capace di ascoltare quando qualcuno mi pone delle domande?(15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 1,26-38 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Quale tempo e luogo?

Siamo nel sesto mese dall’apparizione dell’angelo a Zaccaria.  Le due scene sono dunque collegate, anche per contrasto. Il tempio di Gerusalemme contrasta con l’ignota Nazareth così come un umile adolescente con il sacerdote Zaccaria nell’esercizio delle sue funzioni. La Parola di Dio si compie nelle “periferie” nascoste ed umili. Nella mia vita coltivo una mentalità legata al potere umano o sono disposto ad accogliere un Dio che si rivela nell’umiltà e nel nascondimento?

  • Come agiscono i personaggi?

-L’angelo saluta Maria con espressioni legate all’AT. Essa rappresenta la figlia di Sion, trasformata e colmata dalla grazia di Dio. Sento anch’io su di me lo sguardo di Dio che mi dona favore e bellezza? C’è in me la consapevolezza di un progetto misterioso e originario, che riguarda anche la mia persona? Sento la gioia di un dono di Dio che si rinnova nella mia vita ogni giorno?Sono capace di pregare fidandomi di Dio, senza chiedere un segno?

-Il turbamento di Maria indica la straordinaria grandezza della Parola di Dio in rapporto alla creatura umana. La sua domanda all’angelo indica anche la disponibilità a comprendere una Parola che oltrepassa i limiti della natura. Turbamento di fronte alle sfide della vita, ma anche  disponibilità a mettersi in ascolto di Dio: mi ritrovo in questo atteggiamento di Maria o mi lascio travolgere da preoccupazione e percezione di disordine e disorientamento?La paura di ciò che scopro di fronte a me accentua la mia attenzione verso questa nuova circostanza o mi porta a fuggire in altre direzioni?Ho timore di ciò che non conosco o mi fermo a guardare ed ascoltare per capire cosa di nuovo ho di fronte?

 

  • Quale rivelazione è qui contenuta? Nella trama dell’umanità si compie la Parola di Dio. Gesù, uomo della stirpe di Davide, è anche il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. Sono consapevole che anche nella mia umanità, umile e peccatrice, prende carne la Parola di Dio, sul modello del Figlio?Sono consapevole di essere uno strumento nelle mani di Dio? Lo lascio operare in me oppure mi chiudo nella mia paura?

 

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...