Lettura popolare e traccia di omelia per Domenica V TO Anno B

 

 

Lettura popolare V TO Anno B Mc 1,29-39

Omelia v TO Anno B

Mc 1,29-39

La giornata tipo di Gesù

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Siamo ancora all’interno della „giornata tipo“ di Gesù. Questo brano include due dei quattro episodi che descrivono il sabato di Gesù a Cafarnao (la guarigione della suocera di Simone vv. 29-31;i miracoli di guarigione durante la sera e la  preghiera e ricerca di Gesù al mattino vv. 32-38).Dopo aver guarito un indemoniato (1,23-28) Gesù si reca subito, accompagnato dai discepoli che aveva precedentemente chiamato (1,16-20), in casa di Simone (v. 29). La traiettoria del percorso che Gesù compie durante questa giornata tipo parte dalla sinagoga (il luogo deputato all’ascolto e alla proclamazione della parola) per poi dirigersi in casa di Simone, allargarsi a tutta la città ed ai villaggi vicini e infine concludersi concludersi in“tutta la Galilea“: Tutto lo spazio deve essere attraversato dal messaggio di Gesù e dalla sua presenza. L’ambiente della casa,che indica familiare intimità si contrappone a quello della sinagoga di Cafarnao, dove invece Gesù deve fronteggiare le ostilità dei suoi nemici (cf. 3,6). L’azione procede velocemente (cf.”subito” v. 30), perchè c’è una concitazione tra i presenti, segno di un tempo favorevole che si è oramai compiuto in Gesù (cf. 1,15). La suocera di Simone è malata : è innanzitutto una donna e per di più impura data la sua infermità. Le rigide prescrizioni della Legge indicano che sarebbe da evitare un contatto con lei ma subito i suoi discepoli gli parlano di lei.I gesti di Gesù sono significativi: egli la prende per mano e la rialza (v. 31), come una sorta di resurrezione anticipata, a cui fa seguito il servizio della donna. La guarigione che ha sperimentato diviene l’opportunità per vivere nella logica del servizio: il verbo utilizzato dall’evangelista richiama la parola diakonia, così come in effetti i dodici saranno chiamati a fare (cf. 9,35), sul modello di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire (cfr. 10,45).

Dopo il tramonto del sole, terminata la giornata di sabato (v. 32) la gente può portare i malati e gli indemoniati alla porta della città da Gesù ed egli li guarisce. I segni di liberazione che Gesù compie sono un’indicazione del Regno di Dio che è venuto, attraverso un insegnamento dotato di autorità, che compie ciò che dice (cf. 1,22) e vince il male in ogni sua forma.

Così come intensa è stata l’attività di annuncio e guarigione da parte di Gesù, altrettanto intensa dovrà essere la sua preghiera (1,35). Egli si alza molto presto al mattino, il giorno dopo il sabato (possibile allusione alla resurrezione) e va a pregare. Così come farà dopo la moltiplicazione dei pani (Mc 6,46) Gesù avverte la necessità di distanziarsi dalla folla e di mettere tutta la sua azione nelle mani del Padre, per compiere la sua volontà (cf. Mc 14,35-36).

La ricerca di Pietro, contraddistinta da un verbo che caratterizza i personaggi negativi del Vangelo, che intendono intrappolare Gesù dentro i loro schemi o progetti (cf. 3,32; 8,11.12; 11,18; 14,11), risponde al desiderio della folla (v. 37), che invece Gesù evade, per rispondere piuttosto al disegno di Dio, quello per cui egli è venuto (v. 38), di annunciare il Vangelo del Regno (v. 39, cf. 1,15) in tutti i villaggi vicini. L’azione di Gesù non è limitata ad alcuni, ma a tutti, perchè è universale.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  I tempi della mia giornata, tra servizio del prossimo e libertà interiore nella preghiera (15 minuti).Ho anche io il tempo per restare qualche minuto da solo, nel mio deserto interiore e potermi dedicare al personale incontro con Dio?

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1, 29-39. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo la guarigione dell’indemoniato. Gli eventi incalzano, perché il Regno di Dio è arrivato. La prima parte del racconto si svolge nel giorno di sabato. La seconda parte avviene la sera, quando il giorno di sabato è ormai terminato (vv. 32-34). La terza parte avviene la mattina presto (35-39). È una giornata tipo di Gesù Qual è la scansione della mia giornata tipo?C’è qualche piccolo elemento che possa ricordare la giornata tipo di Gesù?

  • Quale luogo?

La prima parte del racconto si svolge in casa di Simone. La casa è un luogo di intimità con Gesù, dove si sperimenta la guarigione per opera di Gesù e il servizio dei fratelli. Chi è guarito si mette a servire, come la suocera di Simone. Anche alla sera siamo alla porta della casa, con tutti i malati radunati davanti. Al mattino invece Gesù si reca in un luogo deserto.

Qual è la casa in cui sperimento la guarigione, nell’incontro con Gesù?

– Quali luoghi deserti, per la preghiera personale?

– La mia casa è un luogo familiare ed ospitale?

 

  • Quali personaggi sono in gioco?

Ci sono i discepoli in casa con Gesù, la folla con i malati e indemoniati portati a Gesù la sera, al tramonto del sole, quando il sabato è ormai terminato. C’è Pietro che si mette in ricerca di Gesù.  Infine c’è Gesù solo in preghiera con il Padre, la mattina presto.

Sono nell’atteggiamento di Pietro e della folla, che vuole piegare Gesù alla propria volontà o posso seguirlo liberamente, dove lui vuole? Cerco anche io Gesù per convincerlo a stare dove credo sia giusto che stia, oppure una volta trovatolo mi metto dietro di Lui per seguirlo?

 

  • Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù vince il male e libera la suocera di Simone per aiutarla a mettersi a servizio dei fratelli. Egli guarisce e scaccia i demoni: ma la sua missione è più ampia di quello che si aspettano i discepoli e la gente. Egli deve andare di villaggio in villaggio ad annunciare, perché  per questo è venuto: obbedisce alla volontà del Padre e non alla ricerca del proprio successo. – Nella mia giornata tipo, c’è posto per un’ interiore libertà dai miei affari quotidiani?Riesco ad accettare il modo con cui il Signore decide di rivolgersi a me?

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

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Lettura popolare e omelia IV TO Anno B

 

 Lettura popolare IV TO Anno B Mc 1, 21-28

IV TO Anno B

Di sabato Gesù entra in sinagoga con i suoi discepoli e insegna. Cosa insegnava? Gesù non è un professore e il suo non è un insegnamento dottrinale, come quello degli scribi del tempo.  La parola di Gesù è autorevole perché è capace di intercettare la vita di chi l’ascolta e di muoverla alla conversione.

Il sabato infatti è il giorno della vita. Esso commemora la fine della creazione in 7 giorni e insieme anche la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Creazione e liberazione, la vita che nasce e che rinasce dopo aver affrontato il rischio della morte.  Questa è l’autorità di Gesù, creare e liberare l’uomo donandogli la vita.

Di fronte a questo così singolare insegnamento, c’è chi si sente tormentato, perché questa parola mette a nudo le sue ferite. È il caso dell’indemoniato, che è un uomo diviso in se stesso, tra le regole della vita quotidiana e la sua felicità costantemente ricercata altrove, senza trovarla. È un uomo che pensa di aver sbagliato nella vita, che desidera essere da un’altra parte ma non può, un uomo ripiegato su se stesso, sui propri pensieri irrealizzabili e le proprie frustrazioni, un uomo apparentemente senza via d’uscita. Quest’uomo è tormentato da Gesù, perché nella sua frustrazione e nel suo lamento aveva trovato tutto sommato un equilibrio…ora Gesù fa riemergere una ferita profonda, che sembrava dimenticata, e mette alla luce il compromesso

“Taci, esci da costui”: la parola del Signore fa ritrovare se stesso all’uomo diviso, indemoniato. Gli fa scoprire la parte più vera e più profonda e lo consola dentro alla quotidianità dei suoi impegni.  Gesù gli dona una vita nuova che risana la vita ferita. L’autorità di Gesù restituisce l’uomo a se stesso, alla sua felicità più autentica, alla vita. Tre punti importanti di questa autorità di Gesù.

  1. Ci dona la fedeltà a noi stessi. Anche nella nostra vita ci sono pensieri che ci portano altrove. Di fronte alla difficoltà della vita, lavoro, bambini casa esami, interrogazioni ecc… tanti pensieri si affollano con mille agitazioni. Quando accade tutto questo è importante rimane fermi e tranquilli e ripetersi la parola di Gesù: “Taci, esci da costui”. È una parola autorevole che ha effetto anche in noi, ci libera dal male e ci dona la fedeltà.
  2. Ci dona il rispetto di noi stessi. Ci sono vere e proprie fughe dalla realtà della vita, attraverso le dipendenze. Quanti giovani prendono la strada della dipendenza: droga, alcool…ma anche la dipendenza informatica e dal gioco, la dipendenza dal cellulare e dalla televisione. La dipendenza da affetti e persone che ci allontanano dalla nostra famiglia e dai nostri impegni. Tutte queste cose ci isolano e ci dividono tra una parte di noi che vorrebbe smettere e un’altra che non ce la fa. La parola di Gesù interviene anche qui a vincere dipendenze e a donarci il rispetto di noi stessi. Proposta: un messaggio in meno su Facebook e una conversazione in più con chi ti trovi concretamente al fianco.
  3. Ci dona la cura per la vita di ogni uomo, dalla vita dell’embrione che nasce e a quella dell’anziano che muore, passando attraverso quella del giovane lavoratore sfruttato. Oggi che celebriamo la giornata della vita penso particolarmente alle donne, che sono così vicine al mistero della vita, e purtroppo così spesso umiliate. Donne che vivono il trauma dell’aborto perché pensano di non avere altra soluzione, donne che subiscono violenza, donne che si prostituiscono per pagare la scuola… La nostra società ha bisogno di recuperare la cura per la donna e per il mistero della vita che essa custodisce.

Che il nostro impegno quotidiano, il nostro lavoro sia concretamente un prendersi cura della vita dell’altro, specialmente del più piccolo e privo di risorse!

 

Mc 1,21-28

Gesù insegna

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Dopo la chiamata dei quattro discepoli Gesù si reca, insieme a loro, a Cafarnao, cittadina importante anche per il passaggio di carovane sulla via di Damasco, che per un certo periodo è stata il “quartier generale” della missione di Gesù. È sabato, giorno in cui Dio si è riposato dopo aver creato tutte le cose (Gn 2, 2-4a; Es 20,8-11) e giorno in cui ha liberato il suo popolo dalla schiavitù egiziana (Dt 5,12-15). Gesù entra subito nella sinagoga: all’immediatezza di questo ingresso fa da contraltare il carattere continuativo del verbo “insegnare”. Il contenuto di questo insegnamento non è specificato ma può rimandare allo stesso annuncio del Vangelo che è stato sintetizzato poco sopra: “il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo” (v. 15). La folla che è nella sinagoga rimane colpita da questo insegnamento con “autorità”: si tratta dell’autorevolezza del figlio che il Padre ha mandato nella vigna a raccogliere i frutti (Mc 12,1-12) e che si manifesta nella capacità di rimettere i peccati (cf 2,10) e nei miracoli e che si contrappone alla competenza degli scribi, che conoscono le Scritture, ma non sono in grado di riconoscere l’azione di Dio nella storia, di cui pure le Scritture parlano. In sinagoga Gesù mostra il compiersi della Parola di Dio celebrata, nell’autorità delle sue parole e dei segni che pone.

Subito un uomo posseduto da uno spirito impuro alza la voce, con una reazione esasperata, tipica degli indemoniati nei racconti di esorcismo (cf. 3,11; 5,5; 9, 26). Lo spirito impuro si contrappone a Gesù, definendolo “santo di Dio”. Tra santità e impurità diabolica c’è un incommensurabile distanza, rimarcata dalle parole: “Che c’è tra noi e te?”. L’ostilità è fondata sul fatto che Gesù il nazareno, termine che indica l’umanità di Gesù, ha un origine radicalmente “altra”, egli proviene da Dio e ne manifesta la santità, è il “Santo di Dio”. Quest’uomo, attraverso lo spirito impuro, viene a conoscere l’identità messianica di Gesù, che era nascosta ai presenti. Gesù allora gli impone di tacere (v. 25) perché l’identità di Gesù come figlio non potrà essere adeguatamente compresa se non alla luce della sua passione, morte e resurrezione.

La semplice parola di Gesù è sufficiente perché lo spirito abbandoni l’uomo, con il contorno di grida e scuotimenti. La folla rimane colpita, spaventata e dibatte al suo interno. Questo stupore non è ancora un indizio di fede, ma un misto tra paura, scandalo e ammirazione: “Che cosa è questo? Un insegnamento nuovo con autorità”. Il lettore sa già rispondere alla novità di questo insegnamento, perché conosce la potenza del Vangelo, come annuncio della presenza del Regno di Dio. Fin dall’inizio dunque questo insegnamento si presenta come una vittoria già ottenuta contro le potenze del male.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Ho fiducia nella potenza del bene, superiore ad ogni male? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1,21-28. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Gesù ha chiamato i discepoli lungo il lago e ora inizia ad insegnare. È il tempo del regno di Dio e del compimento delle promesse. Non a caso tutto accade di sabato, giorno della fine della creazione e della liberazione dall’Egitto.

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16, 7). Più precisamente ci troviamo a Cafarnao dove c’è la Casa di Pietro e si svolgono molti dei miracoli di Gesù. Siamo in sinagoga, dove di sabato si leggono le lettura della Parola di Dio e si celebra la salvezza di Dio.

  • Quali personaggi sono in gioco?

– Gesù è assieme ai suoi discepoli, che sono spettatori di ciò che accade. La folla generica in sinagoga, rimane colpita dall’insegnamento di Gesù. Cosa mi colpisce della parola di Gesù?

– La folla ha paura di fronte al segno dell’esorcismo. Cosa mi spaventa dei segni che Dio pone nella mia vita?

– La folla inoltre si pone delle domande e discute. Il personaggio è diviso in se stesso, quasi come l’indemoniato…discute del nuovo insegnamento e ne riconosce l’autorità, ma non è in grado di comprenderne l’origine. Quali discussioni e incomprensioni rispetto al ruolo e alla presenza del Signore nella vita mia personale e comunitaria?

– L’indemoniato invece grida e si scuote:di fronte a Gesù il male non può star fermo e si scatena, si rivela. Lo spirito conosce l’origine di Gesù, il Santo di Dio. Qual è il male dentro di me e nella comunità che non può rimanere nascosto e che grida di fronte a Gesù? So riconoscerlo con umiltà e semplicità?

  • – Ma Gesù lo fa tacere e libera quell’uomo con la sua parola. È una parola potente, autorevole, perché pone essa stessa i segni che la accreditano. Ho fiducia nella Parola di Dio? Credo che la potenza del Vangelo è in grado di vincere il male? Colgo la novità del Vangelo nella mia vita?

-Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù inizia il suo ministero mostrando tutta la potenza della sua parola, che vince il male. Egli è il messia che porta la salvezza e non si fa condizionare dal male.

– L’insegnamento della Chiesa è per me un sistema ordinato di concetti o una potenza di vita che libera le energie buone che si trovano dentro di me?

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e omelia III TO Anno B

 

lettura-popolare-di-mc-1-14-20 III TO Anno B

omelia III TO Anno B

Tutto accade in pochi minuti, mentre Gesù passa, è in movimento e guarda. I pescatori sono al lavoro, alcuni stanno gettando le reti, altri le stanno riassettando. Gesù vede la vita che scorre ma sa guardare potenzialità più profonde, la ricerca di Dio che c’è dentro questa vita di tutti i giorni, apparentemente ordinaria, fatta di lavoro sodo e famiglia

Ormai il tempo è arrivato Gesù passa e chiama: “venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. La ricerca che questi uomini hanno fatto li ho portati ad essere maturi, pronti per ricevere questa chiamata e seguire Gesù. Il tempo è compiuto e ormai tutto si gioca in pochi minuti.

Come comunità possiamo imparare molto dallo sguardo di Gesù: lui vede ciò che non si può vedere se non con un allenamento interiore e spirituale. Vede non solo la professione, il ruolo, la condizione sociale della persona, egli sa vedere la disposizione profonda interiore, sa apprezzare la sincerità di una ricerca personale, senza pregiudizi, dentro ad una vita apparentemente normale ed ordinaria. Sa cogliere il desiderio di un “di più”, di un “assoluto”, che percorre la vita di queste persone e sa offrire loro un orizzonte straordinario, infinito, l’orizzonte di cui l’uomo ha bisogno.

Che cosa offre? Una nuova famiglia: essi lasciano il padre zebedeo nella barca con i garzoni, perchè attraverso Gesù imparano a conoscere un nuovo padre, Dio, stando insieme ad altri fratelli e sorelle: “non c’è nessuno che abbia lasciato case, padri, madri, fratelli sorelle, mogli e campi per causa mia che non riceva cento volte tanto in case, madri, fratelli, sorelli, campi insieme a persecuzioni”.

Certo non promette una vita tranquilla, ma la vita di una nuova famiglia sì, che arriva fino a Dio, perchè è un tessuto rinnovato di relazioni, che parte dalle nostre famiglie e percorre tutte le amicizie e i rapporti umani, e che è attraversato profondamente dalla presenza di Dio.

Alcune conseguenze per la nostra comunità:

saper vivere come famiglia di Dio, con rapporti di comunione fraterna e di affetto vero. Soffrire con chi soffre, gioire con chi giosice, partecipare della vita di ciascuno di noi. Vivere la preghiera insieme, condividendo con profondità la nostra vita e sentendoci sorretti e accompagnati dalla vita degli altri. La preghiera dei fedeli nella messa domenicale dovrebbe risuonare come la voce di tutta la comunità che prega, che mette la sua vita davanti al Padre e chiede di essere da Lui guidata. La parrocchia non è una grande comunità sono tante piccole comunità che vivono, prima che l’organizzazione e l’efficenza delle iniziative, la bellezza di pregare insieme e di vivere in comunione.

Solo così Gesù ci fa diventare “pescatori di uomini”. Capaci di interessarci alla vita degli altri, di uscire dall’isolamento a cui ci condanno spesso la frenesia e l’ansia dei nostri impegni. Dobbiamo saper perdere tempo con gli altri, come si fa in famiglia, per stare con i propri cari. Quattro chiacchere in uno spirito di cordialità, al supermercato, al bar, fuori dalla porta di casa possono a volte portare un pò di luce, dentro alle tenebre più dense che alcune persone e famiglie possono vivere.

 

 

 

Mc 1,14-20

Gesù annuncia il Regno di Dio

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo di Marco che la liturgia ci presenta è suddiviso in due parti: un sommario che introduce l’attività ministeriale di Gesù (14-15) e il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli di Gesù (16-20). Le due parti sono strettamente collegate, come vedremo.

Nei primi versetti il narratore introduce il contesto spazio-temporale dell’azione ministeriale di Gesù, che inizia per la prima volta qui, dopo la scena del battesimo e delle tentazioni (cf. 9-13).  Giovanni il Battista è appena stata arrestato e Gesù si sposta in Galilea. Se non viene qui specificato il motivo dello spostamento di Gesù; tuttavia si può intuire come il retroterra storico della prima missione della Chiesa primitiva sia determinante: la Galilea sarà la terra in cui Gesù risorto precede i suoi discepoli (16, 7) e in cui risuonerà il primo annuncio della resurrezione. Se Giovanni il Battista ora esce di scena, significa che è compiuto il tempo della preparazione caratterizzato dalla missione del Battista,  e Gesù può iniziare il suo ministero di annuncio proprio in Galilea, da dove l’annuncio del Vangelo sarà propagato dopo la sua resurrezione. Il tempo delle promesse è infatti ormai compiuto (v. 15) e Gesù proclama la vicinanza del Regno di Dio. Con Gesù è giunto l’oggi in cui si riceve il centuplo (Mc 10,30), il tempo della maturazione dei frutti (cf. 12,2), il compimento di tutte le speranze contenute nelle promesse dell’Antico Testamento. Si tratta del Regno di Dio che è giunto e si sta propagando, a partire dall’annuncio stesso di Gesù e dalla sua persona, piccolo seme destinato a fare frutto (cf. Mc 4,11). L’invito conseguente di Gesù è di convertirsi, cambiare mentalità e credere al Vangelo (v. 15). Chi legge è invitato ad identificarsi con i discepoli, che per primi incontrano Gesù (vv. 16-20), per comprendere cosa significa concretamente convertirsi e credere al vangelo.

Gesù vede i discepoli mentre esercitano la loro professione (v. 16) e il suo sguardo è capace di andare oltre ciò che è presente ed intuire le potenzialità che emergeranno in futuro. Egli allora li invita autorevolmente a seguirlo, aggiungendo che la loro professione sarà di essere sì pescatori, ma di uomini. Sarà lui a farli pescatori, in modo tale che solo attraverso la sua pedagogia paziente lungo tutto il Vangelo essi saranno progressivamente trasformati. Egli infatti li invierà ben presto come missionari (cf. Mc 3,14-15; 6, 7-13). La rapidità della decisione di Pietro ed Andrea (v. 18) sottolinea l’urgenza di rispondere all’invito di Gesù che passa in quel momento. Anche gli altri due discepoli, Giacomo e Giovanni, si incamminano nel seguire Gesù, lasciando non solo le loro reti, ma anche il loro padre. È una chiamata radicale, quella di Gesù, che supera anche il modello profetico di Elia ed Eliseo (cf. 1Re 19, 20). Si tratta di appartenere ad una nuova famiglia, quella dei fratelli di Gesù che hanno un solo Padre, Dio (cf  Mc 10,28-31).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  A cosa il Signore mi sta chiamando? Percepisco una mia resistenza interiore a questa chiamata? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1,14-20. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Dopo la morte di Giovanni il Battista. È terminato il tempo dei profeti, dell’AT, e inizia il tempo messianico di Cristo. Inizia pertanto il ministero di Gesù. Il Regno di Dio si è avvicinato nella sua persona.

– Percepisco la presenza del Regno di Dio nella mia vita?  

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16,7). Il primo annuncio della resurrezione avverrà proprio in Galilea.

– La terra della gente, del lavoro quotidiano, delle tante culture ravvicinate è per me il campo della missione o non ha nulla a che fare con il Regno di Dio?

  • Cosa accade?

Gesù è il protagonista, con le sue azioni. Egli annuncia il Vangelo di Dio, che si riassume nel compiersi del tempo delle promesse, e nell’avvicinarsi del Regno. Questo movimento richiede una risposta: cambiamento di mentalità e fede in questo annuncio.

Egli passa lungo il lago di Galilea e chiama i discepoli. Con la loro risposta essi concretizzano la conversione richiesta.

  • Quali personaggi sono in gioco?

– Gesù passa e vede. Egli è il protagonista assoluto delle due scene di chiamata. Il suo passaggio è il tempo opportuno, in cui si compiono le promesse. Con il suo sguardo vede più in profondità delle apparenze e intuisce la vocazione di questi pescatori. Li vede nella loro vita ordinaria e in essa vede il loro futuro.

  • Colgo anch’io nella mia vita il passaggio di Gesù?
  • Come mi guarda Gesù nella vita quotidiana? Cosa vede di me?
  • Quale invito mi sta facendo?

 

– I discepoli subito lasciano le reti e lo seguono:

  • Di fronte all’urgenza del compiersi della promessa di Dio, quale conversione nella mia vita?
  • Sono pronto a rispondergli?
  • Cosa dovrei lasciare?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e omelia II TO Anno B

Lettura popolare per II TO Anno B Gv 1, 35-42

II TO anno BOmelia

Traccia di Omelia

Conosciamo poco l’apostolo Andrea, fratello di Pietro. Egli sembra essere stato un po’ oscurato da Pietro, il principe degli apostoli. Ma lui non se ne preoccupa più di tanto. A dire il vero Andrea avrebbe anche lui un primato rispetto a Pietro, ossia di essere stato il primo chiamato, nella versione del vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato.

Il primato di Andrea nasce dall’aver seguito il proprio desiderio facendosi guidare dall’ascolto di Giovanni, che rappresenta la Parola di Dio, come già aveva fatto Samuele nella prima lettura, che non aveva lasciato cadere nessuna Parola del Signore.

Andrea ci guida a comprendere le grandi ricchezze, i grandi doni che la Parola di Dio, il Vangelo, apporta in noi ogni giorno, perchè ci insegna a desiderare ogni giorno. Il Vangelo infatti è una scuola di desiderio Vorrei almeno elencare tre doni che Andrea ha ricevuto dalla Parola di Dio:

  1. Andrea era un uomo come tutti gli altri, aveva una famiglia, una moglie, dei figli e un lavoro da artigiani o piccoli imprenditori nel mondo della pesca. Ma non si era mai lasciato rinchiudere totalmente da questo suo mondo, come se fosse l’unico orizzonte della loro vita. Proprio la Parola di Dio, meditata ogni sabato nella sinagoga e resa attuale dalla predicazione di Giovanni, aveva scosso il suo cuore, aprendolo agli orizzonti straordinari e sconfinati della rivelazione di Dio, dell’attesa del messia. Egli aveva imparato a respirare secondo le speranze e le attese del popolo di Israele, degli umili e dei piccoli che attendevano l’instaurazione del regno di Dio e la preparavano giorno per giorno con la conversione della loro vita. La parola di Dio lo aiutava a coniugare le grandi attese, politiche e messianiche, che erano di tutto il popolo, con la sua vita quotidiana, fatta di affetti e lavoro faticoso.

A volte anche noi ci chiediamo: io faccio quello che posso nel mio piccolo, ma cosa posso fare io di fronte ad un mondo che sembra andare a rotoli? Il Regno di Dio che Andrea ha saputo vedere è come internet, una rete in cui ogni nodo è connesso con tutti gli altri: ma le connessioni sono infinitamente più numerose e collegano il cielo con la terra…meditare il Vangelo, la Parola di Dio ci aiuta a vedere questa rete e a capire che ogni azione che poniamo nel mondo entra in circolo nel Regno di Dio e arriva fino dove non avremmo potuto pensare. Proprio come su internet!

Il vangelo ci aiuta allora a sentire che ogni impegno nei confronti del mio fratello e della società, nel mio piccolo, è un seme nella costruzione del Regno di Dio che il Signore sa far fruttificare in vista della fine dei tempi. Il Vangelo ci aiuta a ritrovare anche la passione e la cura per il bene comune della società, vincendo il qualunquismo e il disfattismo.

 

  1. Leggere il Vangelo ogni giorno significa seguire Gesù e chiedergli: “maestro dove abiti”? e dimorare con lui per qualche tempo. La dimora di Gesù è il Padre suo. Respirare ogni giorno lo spirito, l’amore che nutre i nostri cuori, che è amore di un padre per un figlio e di un figlio per il padre suo: questo significa pregare con il Vangelo. Chi è Dio per il discepolo di Gesù? Non è una teoria, ma è una famiglia in cui abitare, è un padre è un figlio che si amano e vogliono bene. Il secondo dono della Parola di Dio, del Vangelo, è dunque conoscere Dio, entrare in familiarità con lui, che non è un Dio onnipotente e lontano, ma una famiglia che ti accoglie con amore e ti consola.

 

  1. Il terzo dono della Parola di Dio è che fa diventare Andrea un missionario. Egli invita Pietro a seguirlo e lo porta da Gesù. Anche noi, come Andrea non possiamo non diventare in qualche modo umili e attraenti, non per noi stessi, ma per la bellezza dell’incontro con Gesù che abbiamo fatto. Il cristiano sa invitare l’altro, con delicatezza, all’incontro con Gesù, a partire dalla propria famiglia, lì dove è più difficile e insieme necessario.

 

Non dobbiamo aver paura di invitare le persone ai momenti belli e importanti della nostra comunità anche rischiando di farci dire dei no.

 

Chiediamo al signore che ci doni l’umiltà di Andrea nell’ascoltare la parola, la perseveranza nel pregarla e rimanere in intimità con Dio e il coraggio di testimoniarla davanti agli altri.

 

Gv 1,35-42

L’agnello di Dio

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questo testo liturgico fa parte del prologo narrativo del Vangelo di Giovanni e corrisponde ai racconti sinottici della chiamata dei discepoli (cf. Mc 1,16-20), con una differenza sostanziale: in Giovanni non è Gesù a chiamare i discepoli, ma sono loro a seguirlo, ascoltando la testimonianza autorevole di Giovanni il Battista. Il racconto inizia infatti con la descrizione del Battista insieme con due suoi discepoli, mentre Gesù passa (vv. 35-36). Giovanni fissa il suo sguardo su Gesù, in modo da penetrarne il mistero e l’identità e lo proclama come l’agnello di Dio. Colui che deve portare a compimento il progetto di Dio, ossia la remissione dei peccati (cf. v. 29; l’agnello può far riferimento all’agnello pasquale ebraico, che con il suo sangue salva gli abitanti delle case degli israeliti), è qui davanti a loro, è Gesù. I discepoli ascoltano Giovanni e seguono Gesù (v. 37): prima di vedere, cosa che implica già una fede più matura, si tratta di ascoltare una Parola che conduce i discepoli verso Gesù. Non a caso la testimonianza di Giovanni è accostata alla testimonianza della Parola di Dio e del Padre (cf. Gv 5,33-38). Secondo il Quarto Vangelo infatti è il Padre ad attirare i discepoli a Gesù, attraverso il loro ascolto della Parola e del testimone autorevole, Giovanni il Battista.  Gesù si volge  indietro e li osserva mentre lo seguono; con una domanda: “Che cosa cercate?” egli intende esplicitare il loro desiderio. Essi desiderano vedere dove abita Gesù, conoscerne la dimora (v. 38). Anche se ad un primo livello il significato inteso dai personaggi è quello dell’abitazione terrena, la ripetizione del verbo “dimorare”, allude ad un senso ulteriore, simbolico. La dimora di Gesù è il Padre suo (14,2. 23) e seguendo Gesù il discepolo dimora presso il Padre. L’evangelista ci riferisce poi l’ora di questo incontro, le quattro del pomeriggio (v. 39): si tratta dell’ora del compimento delle promesse per il popolo di Israele.

Ora il fuoco dell’incontro con Gesù si è acceso e si propaga rapidamente (vv. 40-42). A differenza dei sinottici, qui è Andrea che incontra per primo Gesù, assieme ad un altro discepolo non nominato. Egli poi trova Simone, suo fratello, e lo conduce dal “messia”. La vocazione di Simone sarà quella di essere Pietro, roccia. Lo sguardo di Gesù è infatti analogo a quello del Battista, uno sguardo che scava profondamente nell’identità della persona e ne indica il destino e la vocazione: “Tu sarai chiamato Pietro”.

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Quali testimoni autorevoli nella mia vita? Chi sto ascoltando? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 1,35-42. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui accade l’incontro?

Siamo al giorno dopo della testimonianza del Battista su Gesù (29-34). L’incontro avviene alle quattro del pomeriggio. Qui si può riflettere sul fatto che ogni incontro importante per la nostra vita viene ricordato a lungo, anche nei dettagli. Si tratta infatti di un incontro capace di cambiare la vita. Di quale incontri importanti nella mia vita conservo memoria?

  • Quale luogo?

Non è specificato il luogo dell’incontro, ma possiamo pensare si tratti ancora del fiume Giordano, dove opera il Battista. Il racconto sottolinea invece l’importanza della dimora di Gesù, che anche i discepoli condividono. Simbolicamente la dimora di Gesù è il Padre. Cosa significa dimorare insieme con un persona? Non significa forse entrare più profondamente nel mistero che quella persona rappresenta? Qual è per noi la dimora in cui incontriamo Gesù?

  • Chi sono i personaggi e cosa fanno/dicono?

-Gesù sta passando: dove egli passa nella mia vita?

-Giovanni il Battista fissa lo sguardo su Gesù: a chi o a cosa guardiamo noi per alimentare i nostri sogni e le nostre speranze?

– Gesù osserva i discepoli che lo seguono: come mi sento osservato da Gesù?

-I discepoli sono già discepoli di Giovanni il Battista, sono alla ricerca di Dio nella loro vita, e hanno seguito un voce autorevole. Sono uomini capaci di desiderare in grande, che attendono il messia. Ecco perché ascoltando il Battista, sono in grado di seguire Gesù. Cosa potrebbe rappresentare per me la voce del Battista? Qualche persona che è stata importante? Che ruolo ha la Parola di Dio nell’educare e orientare il mio desiderio?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il messia, come uomo vissuto storicamente in una certa epoca e che ha coltivato determinate relazione. Ma quella stessa dinamica di fede, che passa attraverso l’ascolto per arrivare all’incontro con lui, è possibile anche per me, proprio attraverso la parola del Vangelo. In fondo il Vangelo che sto leggendo ha per me la funzione del Battista e mi orienta ad accogliere e seguire Gesù che passa nella mia vita.

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

#dallapartediNice (Omelia Epifania 2018)

I Magi sono dei maghi? No, anche se forse conoscevano la magia, in realtà sono soprattutto dei sapienti. Sapiente è colui che come dice il verbo latino “sapere” sa come trovare gusto nella vita.

Egli infatti segue la stella e trova la propria gioia, come i magi che, quando la stella si ferma proprio dove si trova Lui, provano una grandissima gioia.

La stella rappresenta la propria ricerca personale o meglio il proprio desiderio che spinge alla ricerca.  Desiderio infatti viene dal latino “de-sidera” ossia dalle stelle: è qualcosa che proviene dall’alto e ci trascina verso l’alto. Possiamo dire che è il desiderio di Dio dentro alla nostra vita e che si esprime in tante forme: come desiderio di autenticità, pienezza, vita, verità, bellezza ecc.

Se la stella si ferma sopra il luogo dove si trova il bambino Gesù questo significa che proprio lì c’è la misteriosa origine e l’agognata meta del nostro desiderio.

Ciò significa che Lui è come Dio nel più profondo del nostro cuore e suscita e conosce i nostri desideri. Ecco l’oro che i magi donano e che comporta riconoscere il messia nella carne del bambino

Inoltre il fatto che la stella si ferma nel luogo dove si trova Gesù può significare che solo per Lui vale la pena offrire la propria vita. Infatti noi uomini possiamo sacrificarci per tante cose, e soprattutto per l’onore radicato nei nostri valori culturali, ma alla fine è sempre una forma di dispotismo che qualcun altro o qualcosa d’altro vuole avere su di noi. Ad esempio quanti sacrifici facciamo per la bellezza del nostro corpo o per il benessere o apparire in un certo modo o fare carriera in una certo mondo: è il sacrificio d’onore. Se invece il sacrificio corrisponde ad un desiderio vero, il desiderio di Dio, allora non è più un sacrificio d’onore ma un dono di noi stessi che compie la nostra libertà e ci fa provare una gioia grandissima. Ecco allora spiegato il simbolo dell’incenso che i magi donano e che comporta l’offerta della vita.

Ancora se la stella è sempre stata in movimento e si è fermata soltanto sul bambino, ciò significa che tanti sono i desideri e le passioni che muovono la nostra vita ma Lui è l’unico re, perché compie i desideri più profondi e veri e dona pace nel regno del nostro cuore. Ecco allora spiegato il simbolo della mirra che i magi donano e che comporta accoglierlo come re del nostro cuore.

Volete un esempio di qualche moderno magio? Voglio essere un po’ “eretico”, non lo prenderò né dal nostro mondo ecclesiale né dalla nostra agiografia cattolica…parlerò invece di una giovane donna masai, Nice, che ha rifiutato un matrimonio combinato dallo zio ed è scappata per evitare il rito dell’infibulazione e ora sta aiutando i villaggi masai e la sua cultura a superare con riti alternativi questa tremenda offesa alla dignità della donna. Ha superato il sacrificio d’onore donando sé stessa per la dignità delle donne e riconoscendo Dio nella carne umiliata e offesa. Lì ha incontrato, anche senza saperlo, Colui che degli umiliati e offesi è il Signore e ad ogni uomo dona la vita.

 

 

La cultura del femminile – Omelia sulla madre di Dio

 

 

La cultura occidentale, con lo sviluppo dell’industria e della tecnologia, ha potenziato notevolmente le logiche gestionali, guidate dai principi del controllo e dell’efficienza. L’efficienza indica la giusta proporzione tra mezzi utilizzati e fini raggiunti e il controllo implica la capacità di prevedere ogni passaggio nella catena delle operazioni e di monitorarne l’esecuzione effettiva. Nel modello industriale si produce soltanto ciò che si è progettato, fin nei minimi dettagli.

La cultura umana però ha bisogno anche di valori capaci di integrare questo modello adattandosi meglio alla sfera delle relazioni umane.  Se la cultura dell’efficienza e della progettazione è maschile, la cultura delle relazioni, fondata sul dono della vita, è invece piuttosto una caratteristica femminile. Si tratta infatti di quella cultura che scaturisce dal mistero della vita, ricevuta, accolta e donata. Ossia del donare vita a qualcuno che è altro da te e che ha bisogno di te per crescere. In una parola del generare.  La donna ci insegna che l’uomo non è fatto solo per produrre e consumare ma soprattutto per generare. Altrimenti cade nel vuoto e nella tristezza!

Maria è l’antidoto fondamentale a questa cultura e non a caso la spiritualità mariana ha oggi un così grande exploit, proprio nel cuore del nostro mondo occidentale. Ella ci richiama all’importanza delle esperienza della generazione nella nostra vita. Ella è madre, perché ha compiuto la Parola in lei meditandola, ossia unendola alla sua esperienza.  Ella è Madre di Dio perché in questo modo ha accolto la Vita nella sua esistenza e l’ha donata ad ogni uomo.

Come la madre che meditava nel suo cuore ogni Parola, dobbiamo reimparare la dimensione contemplativa della vita, che sta alla base di quella attiva.

  1. ogni progetto scaturisca dall’ascolto profondo della realtà e del nostro cuore, dove ci parla Dio. Per evitare di essere continuamente distratti da tante esigenze e divisi da tanti: “bisognerebbe”.
  2. mentre siamo immersi nella vita quotidiana e nelle sue incombenze, saper fermare lo sguardo sulle persone e contemplare in esse il dono della Vita.
  3. cogliere ogni contesto in cui la vita è ferita, minacciata, offesa e disporci nell’atteggiamento della cura, fatto di attenzione e intercessione.

 

Se mettiamo in pratica queste tre semplici regole che hanno caratterizzato la vita di Maria, la nostra civiltà imparerà ad accogliere l’altro, l’immigrato, lo zingaro, il povero, ma anche la natura e la creazione, come un dono Dio, e a vivere in armonia con essa. Saremo in grado di generare bellezza e a stupirci delle nostre opere come un frutto di Dio, in piena armonia con il cosmo. Saremo meno distratti e stressati da tante cose, più attenti ai particolari e capaci di cura nei confronti degli uomini, degli animali e delle cose. Saremo la cultura sostenibile per eccellenza, perché “genera” ossia dona la vita a tutte le generazioni successive.