Lettura popolare e traccia di omelia per Domenica VI TO Anno B

 

Lettura popolare VI TO Anno B (Mc 1,40-45)

VI TO Anno B

Oggi il verbo “imitare” non va più di moda, perché ognuno di noi pretende di essere originale. Ed è una pretesa giusta! Eppure l’invito di Paolo può essere ancora attuale: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo”. Non si tratta infatti di un’imitazione esteriore – tra l’altro sarebbe assai arduo vivere come San Paolo, non trovate? – si tratta invece di vedere in lui un modello spirituale, che rispecchia Cristo stesso. “Fate tutto per la gloria di Dio e non per interesse”: questo è il nucleo spirituale, fare le cose per Dio, per la gloria che, tradotto, significa il suo amore. L’amore è il contrario dell’interesse, del dare per avere, del contraccambio…

Troviamo una figura di questo amore nel racconto evangelico di oggi, in cui il miracolo della guarigione del lebbroso nasce dalla compassione, ossia dall’amore misericordioso di Gesù. Il verbo con cui in greco si esprime questo sentimento richiama il sommovimento interno delle viscere di una mamma, quando il proprio figlio è in pericolo. Quello stesso verbo è attribuito a Dio nell’Antico Testamento quando interviene per salvare il suo popolo Israele dai suoi nemici: è una specie di tenerezza struggente, che ha la forza di un cuore paterno e la delicatezza della mamma.  Questo è l’amore che muove Gesù, al vedere le piaghe del lebbroso, fino all’atto estremo di toccarle, atto proibito dalla legge – come abbiamo visto nella prima lettura –. Ma Gesù va oltre la legge, perché quell’impurità non ha alcun potere di fronte alla forza dell’amore di Dio in lui. Egli arriva a toccare la piaga, a prendere su di se la malattia, farsene carico, per distruggere la morte con la sua solidarietà. In effetti la lebbra era una malattia terribile non solo per gli effetti fisici, ma anche perché isolava una persona dalla comunità e con questo tocco Gesù vince non solo la morte fisica, ma anche l’isolamento, la morte sociale.

Paolo ci invita ad imitare, secondo la nostra particolare misura, lo smisurato desiderio di bene che motiva il ministero di Gesù a favore dei piccoli e degli ammalati. Come comunità cristiana dobbiamo esercitarci anche noi, senza paura, a toccare le piaghe degli uomini, mossi non da interesse, ma dall’amore misericordioso. Penso almeno a tre categorie: anziani, famiglie e giovani.

  1. Quanti anziani soli nei condomini attendono soltanto un saluto, un sorriso, qualche chiacchera o qualche attenzione o piccolo servizio da parte dei vicini di casa. Penso anche a tante persone non autosufficienti che non riescono a venire a messa ma lo desidererebbero e magari hanno figli o parenti lontani. Basterebbe così poco, che qualcuno nel condominio le accompagnasse a messa…
  2. Molte famiglie vivono situazioni di disagio, economico, sociale o educativo nei confronti dei figli. Sappiamo metterci in ascolto con discrezione di queste situazioni? Abbiamo paura di confrontarci con la sofferenza degli altri o sappiamo toccarla con amore? Basterebbe a volte anche poco, lo sforzo di mettersi in rete tra famiglie, sia a livello di vicinato o come genitori, magari segnalando i casi più gravi alla parrocchia.
  3. Quanti adolescenti, dopo la scuola e le varie attività sportive, avrebbero bisogno di spazi dove stare insieme con libertà, con un occhio benevolo nei loro confronti, dove impegnarsi in vari hobby e giochi… ma non li trovano. Come parrocchia potremmo offrire, altre ai gruppi di aggregazione, anche un oratorio…ma ci sono adulti volontari che potrebbero dare qualche ora alla settimana per sistemare le strutture e controllare i ragazzi? Eppure sarebbe un’opportunità straordinaria per sottrarre gli adolescenti al pericolo di compagnie cattive, droga, alcool, perdite di tempo al bar… per educare le giovani generazioni all’impegno, all’onestà, alla legalità.

Certo non possiamo risolvere i problemi del mondo, ma sappiamo che Gesù guarisce perché Dio passa attraverso la sua parola: sii risanato; sottinteso “da Dio”. Abbiamo fiducia, come comunità cristiana, che attraverso la carità, espressione concreta della nostra fede, passa la potenza di Dio che può risanare e guarire la società.

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