Lettura popolare VI Pasqua Anno B

 

 

Lettura Popolare VI Pasqua – anno B

Gv 15,9-17

Vi ho chiamato amici!

 

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questi versetti che la liturgia offre (15,9-17) costituiscono la continuazione del discorso sulla vite vera (15,1-8).  Se nei versetti precedenti l’immagine della vite e dei tralci sottolinea l’appartenenza reciproca dei discepoli in Gesù e di Gesù nei discepoli, in questi versetti (9-17) emerge la natura di questo legame, che rende possibile il rimanere in Gesù: l’amore. Gesù esplode infatti in un grido di esortazione alla cui luce vanno interpretati tutti i passaggi successivi del suo discorso: “Rimanete nell’amore, il mio!” (v. 9).  Gesù rivela qui anche l’origine di tale amore: il Padre. L’amore tra Gesù e i discepoli è lo stesso amore che lega Gesù e il Padre suo (v. 10). Anzi, potremmo dire che l’amore del Padre e del Figlio è la fonte del legame tra Gesù e i suoi discepoli, e rende possibile una comunione delle volontà: osservare i comandamenti infatti significa che tale amore non può ridursi al sentimento, ma riguarda la decisione di rimanere unito a lui, esercitando l’amore nei confronti degli altri (cf. v. 12.17).

Gesù evoca qui la sua morte, come testimonianza suprema di un dono volontario (v. 13). Solo l’amore per gli amici può rendere ragione della croce! Ma chi sono questi amici? Si potrebbe risalire ad Abramo e Mosè (cf. Is 41,8; Es 33,11) a cui Dio ha comunicato intimamente il suo disegno di salvezza: in effetti anche per Gesù l’amicizia è il frutto di una comunicazione, di una conoscenza del mistero di Dio, che inserisce ogni uomo nella rivelazione che il Figlio fa del suo rapporto con il Padre (“ciò che ho udito dal Padre mio”, v. 15).   Questi amici non si scelgono tra di loro, come capita nelle relazioni umane, ma vengono costituiti tali da una scelta che parte dalla libera e gratuita iniziativa di Gesù (v. 16), che sceglie solo alcuni, perché attraverso di essi tale comunicazione di amore possa raggiungere ogni uomo. Va interpretato così il frutto che essi portano e che dovrà rimanere (v. 16): l’amico di Gesù è in grado di fare anche opere più grandi di quelle che ha fatto lui (cf. 14,12-13), opere che orientano la storia al suo compimento, ossia il raduno di tutti i figli di Dio dispersi, nella gloria del Padre e del Figlio che si è manifestata sulla croce (cf. 12,27-33). Il segno di questo compimento sarà la gioia del Figlio che si trasmette ai discepoli (v. 11).  La gioia infatti è sempre il segno della pienezza e compimento delle promesse di Dio nell’annuncio evangelico: è la gioia del Vangelo (cf. At 8,8; Gv 4,36).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura. Posso considerarmi amico di Dio? Quali ostacoli interiori mi impediscono eventualmente di considerare appropriata l’immagine dell’amicizia per descrivere il mio rapporto con Dio?

 

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 15,9-17 (10 minuti).

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

-come il Padre mi ha amato: questo amore si è manifestato una volta per sempre sulla croce. Percepisco la croce di Gesù come un dono d’amore?

rimanete nel mio amore. Sento l’amore di Dio per me? Lo accetto, lo accolgo, vi rimango anche nelle difficoltà?

-se osserverete i comandamenti. I comandamenti riguardano l’amore per gli altri. Quali decisioni e atteggiamenti concreti sono conseguenti a tale obbedienza?

la mia gioia sia in voi. Dentro alle paure e difficoltà sento la gioia del Vangelo, che mi porta ad annunciarlo?

dare la propria vita per gli amici. Vi ho fatto conoscere tutto ciò che ho udito dal Padre. Considero la Chiesa come il luogo di questa intima conoscenza del dono che Gesù ci ha fatto?

– io vi ho scelti. Provo a ripercorrere il mio cammino di fede fino ad ora, e avverto non il mio protagonismo, ma l’iniziativa di Gesù?

– perché andiate e portiate frutto. Quale orientamento missionario emerge nel mio cammino?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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