Lettura popolare Ascensione di Gesù Anno B (Mc 16,15-20)

 

 

Lettura Popolare Ascensione – anno B

 

Mc 16,15-20

Il risorto “preso in alto”

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La pericope ritagliata dalla liturgia per la domenica dell’ascensione dell’anno B presenta i versetti conclusivi del Vangelo di Marco. Si tratta del secondo quadro dell’epilogo del Vangelo (vv.15-20): nel primo quadro si trova una sintesi delle apparizioni di Gesù ai discepoli (vv. 9-14); nel secondo c’è un discorso di commiato (vv. 15-18), l’assunzione e intronizzazione di Gesù (v. 19) e l’esecuzione dell’invio in missione da parte dei discepoli (v. 20).

Il discorso di commiato può essere ulteriormente suddiviso in due parti: l’invio (vv. 15-16) e i segni che contraddistinguono la missione (17-18).

L’annuncio del Vangelo è al cuore dell’invio di Gesù. Si tratta per i discepoli di annunciare il Regno di Dio (cf. 1,14-15), come già aveva fatto Gesù, solo che ora questo annuncio ha come contenuto la morte e resurrezione di Gesù e ha una destinazione universale (cf. 13,10; 14,9). Esso deve attraversare tutto il mondo e deve rivolgersi a «tutta la creazione» (v. 15).  Tale annuncio ha dunque una valenza cosmica, ed è in grado di attraversare e trasformare l’uomo e il mondo, nella globalità dei suoi elementi, con due possibili scenari: o l’accoglienza di fede e il battesimo oppure il rifiuto e il giudizio (v. 16). Il carattere definitivo dell’annuncio evangelico dopo la morte e resurrezione di Gesù è dovuto ad una salvezza ormai non più dilazionabile. Essa si manifesta in segni miracolosi, che già avevano caratterizzato il ministero storico di Gesù, come ad esempio il cacciare i demoni (cf. 1,34.39) o l’imporre le mani ai malati (cf. 6,5).  Si aggiungono ulteriori segni come il parlare in altre lingue (cf. At 2,4) o prendere in mano i serpenti, come Paolo che, morso da una vipera, ne esce guarito (At 28,3-6). Con un linguaggio molto vicino a quello di Luca (cf. Lc 10,19), questa finale marciana descrive il carattere cosmico dell’annuncio evangelico, che si manifesta nella forma di un dominio sulle forze di morte operanti nella creazione, grazie alla potenza della resurrezione.  I segni infatti sono compiuti “nel suo nome”, ossia nel nome di Gesù risorto (v. 17).

In modo simile agli Atti questa finale descrive poi l’ascensione di Gesù (cf. At 1,9-11) che è stato “preso verso l’alto” (v. 19). Qui viene usato un verbo di voce passiva, che sottintende l’azione di Dio. È Dio che lo ha elevato a sé ed egli, messia sofferente, ora è intronizzato alla destra del Padre (cf. 14,62), secondo le promesse dei Salmi messianici (cfr. Sal 110,1; 8,7). Ora egli condivide l’autorità del Padre sulla storia e può aiutare la missione dei suoi discepoli (v. 20). Il frutto universale della Parola infatti è infatti assicurato dalla cooperazione di Gesù risorto, attraverso i segni che l’accompagnano.

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Sperimento la potenza della Parola di Dio nella mia vita?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 16,15-20. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Annunciate il Vangelo a tutta la creazione: mi sento inviato anch’io da Gesù ad una missione universale?
  • Chi non crede verrà condannato: come mi pongo rispetto al carattere decisivo della testimonianza evangelica? Sono consapevole della mia responsabilità?
  • Nel suo nome: i segni di vittoria contro la morte sono fatti nel nome Gesù. Credo che in questo nome è contenuta la potenza della resurrezione, che opera non magicamente, ma realmente nella mia vita?
  • È stato elevato in alto: il mio rapporto con Gesù è con una persona vivente, che opera dappertutto, nella storia e nella mia vita?
  • Confermando la Parola: sono convinto che la Parola di Dio è viva, perché in essa opera il Risorto?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

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