La vita come un’unica passeggiata (omelia ascensione)

 

 

Non avevo mai colto bene come oggi che Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare il Vangelo non solo ad ogni uomo, ma a tutta la creazione (la traduzione più corretta infatti non sarebbe “ad ogni creatura”, ma “a tutta la creazione”).

Questa osservazione mi ha portato a riflettere sul Vangelo, come un seme che è destinato a trasformare, attraverso l’umanità, anche ogni essere vivente e tutto il cosmo, le galassie e l’universo!

Oggi infatti meditando sull’ascensione di Gesù, scopriamo come nel Vangelo la nostra umanità sia riplasmata ed elevata al cielo, non come una realtà astratta, ma come la creazione stessa riempita di Dio. Nell’umanità che Gesù risorto porta in cielo, c’è la pienezza, il compimento di tutta la creazione, di tutto il cosmo.

Da questa intuizione ricavo tre aspetti.

  1. l’ascensione al cielo di Gesù ci dice che l’uomo è misurato non dalla natura di cui è composto, ma da Dio, cioè il suo fine è la comunione con Dio. Non il piacere, non il potere, non il successo, non la procreazione, non la famiglia, nemmeno il lavoro: questi sono tutti mezzi, ma il fine è arrivare a Dio. Un uomo felice, adulto realizzato è quello che è in cammino con Dio. Questo può accadere anche in situazioni molto difficili, come quella di Etty Hillesum, che proprio nei campi di concentramento nazisti realizza la pienezza del suo essere donna e raggiunge vette altissime di spiritualità. Ella afferma nel suo diario: “Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata.”
  2. in Cristo asceso al cielo vediamo che l’uomo è destinato a trovare in Dio quella pienezza che dà equilibrio e armonia anche al suo rapporto con la natura, con la creazione. Un cristiano dovrebbe vivere in profondità questi valori di integrazione e rispetto della natura, a partire da un rapporto diverso con il tempo, che tiene insieme riposo e lavoro, attività e contemplazione. Oggi si sperimenta un ritmo frenetico che spesso non lascia spazio al gusto delle cose, delle relazioni, alla riflessione. Al contempo la società tende ancora a vivere nell’accumulazione e nello spreco. Siamo chiamati ad un cambiamento nel nostro stile di cristiani, a partire dalle piccole cose di ogni giorno, come il prendere meno la macchina e più la bicicletta, spendere del tempo per fare la raccolta differenziata, non sprecare né buttare cose, saper godere dell’arte, della storia e della cultura, e cogliere ogni cosa come un’opportunità per dare lode a Dio.
  3. Da noi sta iniziando in questo periodo per molti la stagione, che vuol dire, per chi vi lavora, non aver più tempo per nient’altro. Occorrerebbe cercare forme più sostenibili, anche di lavoro, per riplasmare la nostra economia e quindi la nostra vita. Non è solo questione del tempo che manca per andare a messa (anche se anche questo è un aspetto certamente non trascurabile per chi intende vivere da cristiano!). Siamo chiamati ad una stagione di ripensamento globale dei nostri stili e abitudini consolidate: fondare la nostra economia, anche turistica, non sul consumo di esperienze e sull’accumulo dei numeri, ma sulla relazione umana, sulla bellezza del territorio e delle persone, sulla storia, sulla cultura. Anche per di qui passa l’annuncio del Vangelo!

 

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