Il nutrimento della fede

Dio non ha bisogno delle nostre opere buone, perché è lui stesso che opera in noi per attirarci a Suo Figlio. Questa è la fede, che nasce dalla terra ed è dono del cielo, come la manna. Essa è cibo che nutre e trasforma.

 

Quando i giornali hanno riportato la morte del manager Marchionne, ho condiviso lo stupore e in parte lo sgomento di tanti italiani. Un uomo che ha ottenuto tanti successi imprenditoriali, che ha trasformato con la sua visione e la sua leadership la vita non solo di un’azienda ma della stessa società, è stato portato via così d’improvviso, nel bel mezzo del suo lavoro. Saremmo portati a fare nostra l’affermazione di Qohelet: tutto è vacuità, qual è il senso di tanto daffare in cui siamo immersi?

Anche la nostra vita è continuamente proiettata al di fuori di noi stessi, in tante opere e realizzazioni, materiali e relazionali. In esse noi ci identifichiamo, troviamo una parte di noi stessi nel mondo. Tutta il nostro modo di vivere è un perenne movimento di azione, produzione, impegno lavorativo, aiuto familiare, in cui ci riconosciamo e siamo dagli altri riconosciuti. Ma c’è una parte più profonda di noi, che chiede di essere ascoltata. Una parte che chiede silenzio per fare spazio ad una Parola che non proviene da noi stessi, ma che riceviamo, come nutrimento più profondo.

Dice Gesù alla folla: “Datevi da fare non per il cibo che perisce ma per quello che dura per la vita eterna e che il figlio dell’uomo vi darà.” Se la folla interpreta questo cibo come un fare le opere di Dio, cioè secondo la Legge donata da Mosè sul monte, Gesù invece risponde che la vera opera di Dio è credere in colui che egli ha inviato. In altri termini la vera opera non è ciò che noi possiamo fare per Dio, come se Lui avesse bisogno di noi, fosse anche l’azione più santa, ma ciò che Lui fa per noi e in noi, accendendo la fede nel nostro cuore, nutrendoci di quel solo pane che può alimentarci nel profondo.

Questa riflessione si può ampliare, fino ad interpretare tutta la storia degli uomini e il modo in cui Dio interviene in essa. La storia umana è fatta attraverso opere che trasformano il mondo e a volte lo stravolgono, portando un disequilibrio, una disarmonia tra cielo e terra. Esse sono più spesso il frutto di una volontà di dominio che di una custodia amorevole della creazione. Dio interviene con il dono della manna: essa proviene dal cielo ed insieme è frutto della creazione. Ha un aspetto celeste e insieme profondamente terrestre. Come Gesù che è insieme e inseparabilmente, uomo e Dio. In lui, nella sua umanità, trova sintesi tutta la materia dell’universo, tutta la creazione e tutta la storia. Gesù è la manna, il vero pane proveniente dal cielo, cioè dal Padre. Nella sua umanità tutta la materia e tutta la creazione viene elevata e unita personalmente al Figlio che ci rivela il volto di un Dio buono e misericordioso. In Lui anche tutta la nostra umanità può davvero essere saziata e dissetata: chi viene a me non avrà più sete, mai, in eterno.

È la nostra sete e fame di amore, che solo Lui può saziare, espandendo la nostra persona oltre i limiti delle nostre fragilità, paure e angosce e trasformandoci in un processo lungo e paziente, che dura anni, conosce tempi di salita, apparenti battute d’arresto o addirittura regressioni, si confronta con ostacoli più grandi della volontà, ma alla fine non può non arrivare alla meta, quella di un amore puro e profondo, che non chiede più nulla se non la semplice e costante presenza di Lui in noi. In tutto questo processo di trasformazione non contano tanto le cose che facciamo, ma ciò che noi diventiamo attraverso di esse.

Questa Parola che è Gesù è essa stessa vita, proveniente da Dio e trasforma tutto: essa risuona nel silenzio del nostro cuore, alla lettura profonda del Vangelo, nel respiro del nostro spirito che avverte il dono della Pace.

Chiediamo Gesù-Pace, invochiamolo, attendiamolo con fiducia: non si farà attendere tanto!

 

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1 Comment

  1. Il 14 aprile 2002 al punto giovane di Riccione don Guido Benzi a proposito di Nicodemo diceva: ” segni che i cristiani devono fare in Dio dentro un rapporto che è fondamentale con Dio. Mettersi in una prospettiva di guardare le cose dall’alto come uno che rinasce dall’Alto altrimenti non si capisce niente. Dentro cose e persone c’è un’anima. Conversione operata in Dio “.
    Queste affermazioni mi sono venute in mente leggendo l’omelia di oggi.

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