Gesù pane proveniente dal Padre

 

Il Padre, che ha inviato Gesù, ci attira misteriosamente a Lui.  Non con poveri ragionamenti, che nascono da una logica ristretta, ma con il dono della vita, che scaturisce da un amore eterno. .

Lettura popolare XIX TO Anno B Gv 6,41-51

 

Gv 6,41-51

La mormorazione dei giudei

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo offerto dalla liturgia fa parte del lungo e importante discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, al c. 6 del Vangelo di Giovanni. Esso prosegue la lettura della domenica precedente, in cui Gesù si era identificato con il pane della vita, disceso dal cielo (v. 35), in dialogo con la folla. Proprio a questa paradossale affermazione di Gesù reagiscono ora i giudei (v. 41), scandalizzati dalla pretesa di Gesù di identificarsi con il nutrimento celeste, compimento della manna donata da Dio attraverso Mosè nel deserto. Questo nutrimento infatti, nella riflessione giudaica, è assimilabile alla Legge e alla Sapienza stessa di Dio, che si propone come pane e vino, in grado di donare intelligenza al cuore dell’uomo (cf. Pr 9,5-6; Sir 24,21). La folla sarebbe stata disponibile ad accogliere Gesù come un nuovo Mosè che dona il cibo della Legge e della sua interpretazione, ma non poteva essere in grado di comprendere l’identificazione con questo cibo, che comporta un’origine divina da parte di Gesù stesso. È qui che si inseriscono i giudei, un nuovo personaggio, che, pur essendo parte della folla, fino a questo momento avevano taciuto. Ora essi prendono la parola, manifestando il loro scandalo di fronte alla pretesa di Gesù di avere un’origine da Dio. Essi fanno infatti riferimento alla sua origine umana, a Giuseppe suo padre e alla madre (v. 42). Gesù non risponde a tono, ma spiega la loro incredulità a partire dal mistero di un’attrazione che proviene da Dio Padre, e che comporta uno specifico ascolto e insegnamento da parte di Dio (vv. 45-46). Alludendo alla grande visione escatologica del profeta Isaia, in cui alla fine dei tempi Sion-Gerusalemme sarà di nuovo sposata da Dio e i suoi figli saranno tutti da lui istruiti (v. 45), Gesù afferma che questa misteriosa attrazione è un segno della definitiva rivelazione, che risplende nell’Unico che ha visto il Padre perché proviene da Lui (v. 46). A questo punto Gesù ribadisce per la seconda volta di essere il pande disceso dal cielo, che da la vita eterna, con maggiore insistenza sulla differenza con la manna, che non poteva evitare la morte ai padri (v. 50). La manna è figura nella storia di un compimento eccedente, escatologico, che supera la morte con il dono della vita senza fine: esso è appunto il pane disceso dal cielo, che si identifica con la carne, l’umanità concreta di Gesù consegnata sulla croce per la vita del mondo (v. 51).

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti). La mia opera e quella di Dio, in questi giorni…

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 6,41-51(10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il tempo in cui avviene l’azione?  Siamo nella sinagoga di Cafarnao e Gesù reagisce allo scandalo dei giudei presenti.
  • Cosa dicono i personaggi? I giudei mormorano perché conoscono l’origine umana di Gesù. Quale mormorazione c’è anche nel mio cuore a riguardo del mio cammino di fede? Cosa fatico ad accettare?
  • Gesù risponde affermando che è il Padre ad attirare le persone a lui. Percepisco questa misteriosa attrazione verso Gesù?
  • Nessuno ha visto il Padre se non colui che proviene dal Padre. Attribuisco a Gesù solo questa prerogativa? Oppure ci sono altre “divinità” nel mio cuore?
  • Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Sento che tutta la mia salvezza dipende dalla sua carne, offerta per me sulla croce?
  • Quale rivelazione? L’origine umana di Gesù, la sua provenienza da Nazareth, la presenza di una madre e di un padre legale, Giuseppe, non contraddicono la provenienza di Gesù da Dio. Anzi proprio come uomo che dona la sua carne umana, egli si rivela come il Figlio che proviene dal Padre e ci dona la vita per sempre.

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata lascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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