L’edera rampicante della croce

 

La croce di Gesù, il dono della sua carne per la vita del mondo, è come una pianta rampicante, che abbraccia ogni angolo e lato della casa e aderisce ad essa strettamente.  Quando la pianta fiorisce, anche la casa della nostra vita si adorna dei colori più belli.

 

 

In un convegno internazionale sul dialogo interreligioso, ad un certo punto un relatore apre la pagina del power point con l’immagine di un crocefisso. Subito un brivido di orrore ha attraversato la sala piena di monaci buddisti, alla vista dell’uomo dolorante e inchiodato sulla croce.

Ciò ci può forse stupire ma è assolutamente normale. A noi cristiani occidentali, dopo duemila anni di cristianesimo, la croce e il crocefisso non ci riportano più così direttamente all’estremo realismo di questa sofferenza. Noi pensiamo alle croci bizantine, ai crocifissi di Giotto e via via a tutta l’iconografia cristiana che è arrivata sino a noi oggi e di cui le nostre Chiesa sono piene. Ma c’è stato un tempo in cui i cristiani stessi non raffiguravano la croce, almeno fino al quarto secolo. I simboli che essi condividevano per dichiararsi cristiani erano altri: il buon pastore, il pesce, l’ancora ecc. Poi lentamente si è raffigurato il Cristo bizantino, già glorioso e risorto, e solo dopo si è arrivati al Cristo sofferente. Tanto tempo è stato necessario per poter leggere nel crocifisso un messaggio di dono, d’amore, di speranza.

Questo è un percorso che oggi dobbiamo rifare con gli uomini del nostro tempo. Vedere la croce come un dono d’amore cosa significa? Non c’è forse il rischio di riproporre una forma moralistica di cristianesimo, in cui la croce è la mia sofferenza? Ma che cosa c’è di bello e di utile nella sofferenza? Ancor prima di ascoltarlo, gli uomini di oggi rifiuterebbero questo messaggio. La croce infatti non è la sofferenza nostra…essa è anzitutto, come ci mostra il Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato, il dono della sua carne per la vita del mondo.

Essa cioè non può essere separata dalla fede nell’uomo Gesù di Nazareth, nella sua carne, ossia nella sua umanità concreta, storica, che ci ha rivelato un modo di vivere nuovo, totalmente decentrato da sé stesso e totalmente rivolto e donato al Padre e agli altri uomini. Così anche la sua morte risplende di questa unicità, essa è dono della sua umanità, della sua carne, dono che trasforma la morte in una rinnovata potenza di vita e di amore.

Quando ero un ragazzo, mi ricordo che ad un certo punto ero ritornato a sentire la presenza di Dio e a credere in Lui, ma mi ponevo delle domande su Gesù di Nazareth, su come possiamo noi cristiani credere che Lui sia Dio. Un giorno, in un momento di ritiro con gli universitari, il primo della mia vita, contemplando il crocifisso ho percepito la dolcezza di Dio, scolpita nel mio cuore. È un mistero di attrazione, che trova nella croce il suo centro e che ci porta direttamente a Gesù come Figlio, al suo rapporto col Padre, al dono dell’amore. Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre. È una dolcezza, un amore struggente e tenero, che non si preoccupa di sé ma si sbilancia totalmente verso di noi e ci attira costantemente a Lui.

Questa fede non si raggiunge con i nostri poveri ragionamenti, spesso prigionieri di una logica ristretta, come quella di alcuni dei giudei che mormoravano di fronte alle parole di Gesù. Essa può essere solo sperimentata come il dono della vita, che scaturisce da un amore eterno: alla luce di questa esperienza la nostra riflessione si amplia e anche la croce diventa così un simbolo di vita.

La croce è come una pianta rampicante, che abbraccia ogni angolo e lato della casa e aderisce ad essa strettamente. Quando la pianta fiorisce, anche la casa si adorna dei colori più belli. Come sono belli quei terrazzi che traboccano di fiori e rallegrano lo sguardo dei passanti.

Quella casa è la nostra vita e i terrazzi sono la nostra testimonianza.

2 Comments

  1. Leggo con commozione ciò che scrivi. Ho pregato e Prego per te perché l’attrattiva che Gesù “pane di vita” esercita su di te, sia sempre più struggente. La tua vita è già piena dei colori belli della grande fede che hai. Tu sei per noi un grande esempio di vita di comunione con Gesù, Figlio di Dio.
    Con stima.
    Franca

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