Il ponte incrollabile

 

 

Maria assunta in cielo ci conduce al ponte davvero incrollabile che unisce il cielo e la terra, suo Figlio Gesù, morto e risorto nel suo vero corpo glorioso

 

 

Apocalisse è una parola che ci spaventa. Rimanda all’idea di caos, distruzione, segni potenti di una creazione che si ribella all’uomo e lo distrugge. Un ponte che crolla e porta decine di persone a morire sembra un segno apocalittico. Sembra richiamarci il fatto che l’uomo, pur con tutta la sua scienza e la sua tecnica, è condannato da forze che lo sovrastano.

Eppure se con calma riprendiamo la prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, forse possiamo anche riconsiderare tutte quello che accade nel mondo, anche un ponte che crolla, in modo diverso. Come? Anzitutto nell’Apocalisse non esistono forze negative che sovrastano l’uomo, ma solo positive. Le forze negative sono già state sconfitte in partenza. Tuttavia c’è una situazione intermedia, storica, in cui il sistema terrestre, che si oppone a Dio, cerca di fare più danni possibili, pur essendo già stato sconfitto.  La storia quindi si configura come il frutto di un paradossale contrasto tra una vittoria già ottenuta e una condizione di fatica, limite e dolore.

È proprio la donna dell’Apocalisse ad indicarcelo. Essa ha la luna sotto i piedi, segno di un dominio assoluto sul tempo e di una condizione già celeste, di vittorio ottenuta. La corona di dodici stelle indica il riferimento di questa donna alle dodici tribù di Israele e ai dodici apostoli, cioè al popolo di Dio che ha vinto il male e la morte. Tuttavia essa grida dal dolore nelle doglie del parto, finché non partorisce un figlio maschio destinato a governare il mondo, subito rapito in cielo. Il parto con dolore e il figlio maschio indicano una generazione dei figli di Dio nella storia umana, con un passaggio improvviso e paradossale dal dolore alla gioia, che ricorda proprio il parto naturale. La donna infatti quando il bimbo riposa su di lei, non si ricorda più del dolore attraversato. Questa donna rappresenta la Chiesa che partecipa del mistero pasquale, della morte e resurrezione di Gesù e lo vive nella storia, passando costantemente dal dolore alla gioia e in tal modo partorendo nuovi figli di Dio.

Non c’è evento della storia, non c’è guerra, crisi economica, disastro civile o sociale, che letto alla luce della fede, non venga assunto dal mistero pasquale del Cristo e riscattato radicalmente.

Solo questo ci salva dalla tentazione, ogni volta che siamo davanti ad un evento negativo, o di sentirci sovrastati da forze più grandi di noi o di scaricare tutta la responsabilità sugli uomini. Gli uomini certamente hanno le loro responsabilità. È inoltre vero che esistono aspetti a volte imponderabili e fatali. Ma noi non saremo per sempre prigionieri né negli errori altrui né del fato. Il dolore che viviamo è un parto verso qualcosa di nuovo e di più bello, a cui crediamo nella Speranza.

Questo ci indica oggi la solennità dell’Assunta, applicandolo a Maria. Quello che si dice della Chiesa si può infatti dire anche personalmente di Maria. Lei ha sofferto sotto la croce del figlio e in tal modo è stata resa partecipe del parto dei figli di Dio, accettando di diventare la madre del discepolo amato. La sua assunzione racconta una partecipazione di Maria, della sua umanità e del suo corpo, alla gloria del Figlio, fino in fondo, oltre il deserto, oltre il tunnel del dolore e della morte. Per una vita che non finisce mai!

Maria assunta in cielo ci conduce al ponte davvero incrollabile che unisce il cielo e la terra, suo Figlio Gesù, morto e risorto nel suo vero corpo glorioso.

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