Lettura popolare XXI TO Anno B (Gv 6,60-69)

 

Gesù è il santo di Dio e Pietro ne ha fatto esperienza, conoscendolo da vicino. Lui e i discepoli, che hanno potuto entrare in comunione con la sua origine e provenienza da Dio, lo vedranno innalzato nella gloria della croce. Qual è la mia personale dichiarazione di fede in Gesù?

Lettura popolare XXI TO Anno B

 

Gv 6,60-69

Tu hai parole di vita eterna

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il discorso a cui qui (v. 60) i discepoli si riferiscono è la lunga “omelia” sul pane di vita che Gesù ha tenuto nella sinagoga di Cafarnao. Ora a mostrare perplessità non sono più i Giudei ma molti dei suoi discepoli che l’avevano ascoltato: il punto problematico, anche per loro, è la pretesa di Gesù di essere il salvatore del mondo, attraverso la sua morte, simbolizzata dal dono della carne per la vita del mondo (cf. v. 52).  La «durezza» del discorso ha a che fare con la croce di Gesù, e anticipa il rifiuto e l’incomprensione che i discepoli proveranno dinanzi a tale compimento della missione terrena di Gesù.

Non a caso Gesù fa riferimento alla sua risalita da terra, che si compie nel mistero pasquale (v. 62). L’itinerario del figlio dell’uomo, disceso dal cielo e incarnatosi, si compie con la glorificazione nella morte in croce, che è interpretata dal Vangelo di Giovanni come una risalita, un ritorno al Padre (cf. Gv 20,17). Egli infatti è la Parola inviata dal Padre, che non ritorna a lui senza aver compiuto ciò che lui desidera (Is 55,11).  La provocazione di Gesù è fatta sotto forma di domanda e lascia aperta la possibilità che dopo la resurrezione di Gesù i discepoli possano capire, grazie al dono dello Spirito. Infatti Gesù afferma subito dopo la centralità dello Spirito per comprendere e ricevere la vita (v. 63). Si tratta di giudicare secondo lo Spirito e non secondo le apparenze della carne (cf. 3,6.12; 7,24): sono due punti di vista diversi e inconciliabili. Le parole che Gesù ha pronunciato nel suo discorso, che traducono l’unica Parola di Dio fatta carne (cf. 1,14), sono Spirito vivificante, nel senso che il loro ascolto profondo comunica la potenza di vita che proviene da Dio, per mezzo dello Spirito Santo.

Gesù conosce fin dapprincipio chi rimane incredulo di fronte alle sue parole e chi arriverà a tradirlo, ma affida al Padre il mistero della libertà umana nell’accogliere il dono della fede. È il Padre che attira gli uomini al Cristo e di fronte al “problema” dell’incredulità e del rifiuto bisogna rimettersi a Lui, senza voler giudicare nessuno.

A questo punto all’interno del gruppo dei discepoli si verifica una divisione, tra coloro che abbandonano definitivamente Gesù e coloro che rimangono con il loro maestro, i Dodici. Risponde Pietro, rappresentandoli, con un’importante professione di fede: “Tu hai Parole di vita eterna”(v. 68). Essa mostra che Pietro ha accettato la pretesa di Gesù, anche se ancora non la comprende fino in fondo, di avere una parola in grado di dare la vita. Egli è Santo di Dio, nel senso che la sua origine è nella santità di Dio e del suo Spirito.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   Dubbi e domande di fede (15 minuti).

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Luogo e tempo: terminato il discorso in sinagoga ora Gesù si trova con i suoi discepoli. Molti di loro hanno ascoltato il discorso ma mormorano tra di loro. La fede è un dono non scontato, che non si identifica con le appartenenze sociali. Come mi considero cristiano? Da un punto di vista morale e culturale o per un’appartenenza di fede?
  • Personaggi: ci sono i discepoli che Il discorso è per loro duro, cioè difficile da comprendere. Quali dubbi, incomprensioni e mormorazioni nel mio cuore dal punto di vista della fede? Mi confronto con qualcuno?

-Gesù reagisce stabilendo un duplice livello di attenzione alla realtà: l’apparenza della carne e la verità dello Spirito che dà la vita. Cosa significa per me giudicare secondo le apparenze o giudicare secondo lo Spirito?

-Gesù parla di un suo risalire al Padre, là dov’era prima, significando il mistero della sua glorificazione nella croce. Sono aperto al mistero della croce, come lo comprendo e lo vivo?

-Gesù afferma: La fede (venire a Gesù) è stata data dal Padre. Poi molti dei suoi discepoli lo abbandonano. Come valuto il mistero del rifiuto e dell’incredulità? Mi scandalizza?

– Pietro risponde alla domanda di Gesù con un forte atto di affidamento, anche se non ha ancora compreso pienamente ciò che questo comporterà: “Tu hai parole di vita eterna”. Condivido questo affidamento?

  • Rivelazione Gesù è il santo di Dio e i discepoli ne hanno fatto esperienza, conoscendolo da vicino. Hanno potuto entrare in comunione con la sua origine e provenienza da Dio. Quale sarebbe la mia personale dichiarazione di fede in Gesù?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata lascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

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