Lettura popolare XXVII TO Anno B

 

La misericordia rivelata da Gesù è insieme divina e umana:  dal punto di vista di Dio essa porta a riconoscere la prospettiva di unicità del matrimonio sacramentale, dal punto di vista dell’uomo è in grado di curare le ferite di chi ha visto fallire in modo irreversibile il proprio progetto.

Lettura popolare XXVII TO Anno B Mc 10, 2 – 16

Mc 10,2-16

Divorzio e piccolezza

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Questo racconto si trova nelle due versioni dei Vangeli, detti appunto sinottici (Matteo e Marco). Nel Vangelo di Marco il permesso dato da Mosè di fare un libretto di ripudio viene introdotto all’inizio da Gesù stesso tramite una domanda ai farisei (“che cosa vi ha ordinato Mosè?” v. 3), mentre nella versione di Matteo esso è nella forma di un’obiezione dei farisei e dottori della legge a Gesù (cf. Mt 19, 7). In questo modo Marco sottolinea in modo più evidente il fatto che Gesù domina con la sua autorità l’intera discussione, anticipando perfino l’obiezione dei suoi avversari.  Se inoltre in Matteo si tratta più particolarmente di un dibattito su quali ragioni sono sufficienti per divorziare (“è lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi ragione?” Mt 19, 3), in Marco la domanda riguarda in senso assoluto la possibilità stessa di divorziare o meno. In questo il vangelo di Matteo sembra più attento alla dimensione storica, caratterizzata al tempo di Gesù dalla controversia tra due scuole rabbiniche su Dt 24,1-4, quella di Shammai, più rigorosa, e quella di Hillel, più morbida (quest’ultimo concedeva il divorzio per qualsiasi motivo, anche se una volta capita alla moglie di bruciare il cibo mentre prepara il pasto ). Inoltre in Marco la negazione della legge del divorzio è formulata da Gesù anche dal punto di vista della donna, seguendo il punto di vista del lettore pagano, che seguiva il diritto romano (nella legge ebraica infatti la possibilità del divorzio è concessa solo all’uomo e non alla donna). Gesù fornisce la sua interpretazione alla luce della Parola di Dio, citando i due racconti di creazione (Gn 1,27; 2,24). E infine conclude con la sentenza: l’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto. Di per se la conclusione non è immediatamente contenuta nei versetti di Genesi, i quali non parlano della permanenza nel tempo del legame matrimoniale. Ma Gesù ha qui l’autorità di creare una legge nuova, alla luce del contesto fornito dai racconti della creazione. In questo modo Gesù porta a compimento la riflessione e la denuncia dei profeti a riguardo della durezza di cuore del popolo (cf. Dt 10,16; Ger 4,4; Is 66,3). L’infedeltà matrimoniale e il divorzio divengono metafora del peccato del popolo nei confronti del suo Dio. Ma se è Dio a riprendere e rinnovare gratuitamente il rapporto matrimoniale  (cf. Ger 3,  )allora può accadere anche ciò che è impossibile e contrario alla legge (cf. Dt 24,1-4)! Si tratta di un rinnovamento radicale della legge, come compimento nell’amore che riconduce al progetto originario i rapporti tra uomo e donna e tra Dio e uomo. In casa, in privato, Gesù continua la sua catechesi ai discepoli che lo interrogano a proposito del matrimonio (v. 10-12). L’amore coniugale, nel progetto di Dio, è verso un’unica persona. Il divorzio e il risposare un’altra persona equivale ad un adulterio.  Nella scena seguente compaiono dei bambini condotti da Gesù perché li toccasse (13-15) e, mentre i discepoli rimproverano la gente, Gesù chiede ai discepoli di accogliere il Regno di Dio come un bambino. La difficoltà di capire e accettare la prospettiva radicale del maestro nella morale matrimoniale si supera soltanto accogliendo la Parola di Dio con il cuore libero e disponibile di un bambino.

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

La fedeltà alla mia chiamata, in questi giorni e in questo tempo.

 

Questo invito  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Un Gesù che “risolve” le situazioni fa parte di una fede ancora ingenua, come quella di Pietro, che rifiuta la logica della croce.

 Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 10, 2-16 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, idenificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Quando e dove si svolge l’azione?

All’inizio ci si trova in Giudea, vicino al Giordano, (cf. 10, 1) dove giungono i Farisei ad interrogare Gesù, per metterlo alla prova. Ormai l’itinerario di Gesù verso Gerusalemme si sta compiendo, per realizzarsi definitivamente sulla croce e la presenza ostile dei Farisei lo annuncia. L’autorità di Gesù, infatti, si scontra con la loro interpretazione del mondo e della vita.

-Sono disponibile, come Gesù, ad affrontare l’ostilità, quando si tratta di non rinunciare ad aspetti fondamentali della fede nel Cristo?

I discepoli sono poi in casa con Gesù. Quale intimità con Gesù mi permette di comprendere la sua Parola?

 

Chi sono i personaggi e cosa fanno?

– I Farisei mettono alla prova Gesù. Il loro tentativo strumentale rivela la falsità della loro posizione e la doppiezza del loro cuore. Essi sono interessati solo a far cadere Gesù per indebolire la sua autorità. Mi capita di vivere contesti relazionali in cui ciò che conta è sconfiggere l’avversario, piuttosto che i contenuti? Come reagisce Gesù e come reagirei io?

 

-Gesù risponde ai Farisei sottolineando la durezza di cuore del popolo, che ha costretto Mosè a concedere la legge del divorzio e citando il progetto di Dio nella creazione. Di fronte alla difficoltà della cultura attuale nel pensare una unicità irrevocabile nella relazione matrimoniale, dove mi colloco interiormente?

 

-In casa i discepoli interrogano Gesù. Sono anch’io in dialogo con Gesù per comprendere meglio la novità radicale del Vangelo?

 

  • Quale rivelazione?

L’unicità del Dio di Israele, che si è rivelato come lo sposo del suo popolo, non può conciliarsi con compromessi con altre divinità. Questo porta con sé la rivelazione di un amore unico, di cui il legame di unione tra uomo e donna è segno fin dalla creazione. Questo amore è misericordia e riconciliazione e per questo rende possibile un cammino di riconciliazione per chi vive da tempo relazioni stabili al di fuori del matrimonio sacramentale ma al contempo impegna a riconoscere la prospettiva di unicità dello stesso.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

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