Lettura popolare XXXII TO Anno B

 

 

Lettura popolare XXXII TO Anno B Mc 12, 38-44

 

Mc 12,38-44

La vedova povera

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Gesù sta per lasciare il tempio definitivamente e mette a confronto il culto ipocrita e autocentrato con il vero culto dei poveri di JHWH. L’accusa contro gli scribi che fanno della preghiera un pretesto per ostentare se stessi e invece di nutrire i più deboli (le vedove) ne divorano le case, riprende modelli di accusa propri dei profeti di Israele (cf. Is 1,10-17). Oltre alla vanità e al narcisismo di chi si serve del proprio ruolo di rappresentante del sacro per circondarsi di prestigio sociale, Gesù aggiunge anche il gravissimo peccato dell’ingiustizia nei confronti di coloro che maggiormente andrebbero difesi, come le vedove. Una vedova in Israele, a differenza di oggi, non aveva la “reversibilità” della pensione del marito. Si trattava di persone poverissime, a cui era negata l’eredità del marito (cf. Nm 27,9 -11), e del tutto prive di legami sociali che potessero sostenerle. Assieme agli orfani, dunque, le vedove erano le categorie più povere di Israele. Si può allora capire quanto derubare una vedova da parte di chi ha soldi e prestigio potesse costituire un peccato veramente infamante, che grida vendetta agli orecchi di Dio (cfr. Es 22,21- 23).

Infine Gesù aggiunge il peccato di una preghiera falsa, fatta unicamente per farsi notare dagli altri. In apparenza nessuno avrebbe potuto giudicare male la condotta rigorosa di questi uomini, molto ammirati per la loro disciplina e il loro zelo, ma Gesù sapeva guardare al loro cuore e osservava che la loro preghiera al tempio non li portava ad un contatto vero e profondo con Dio ma, semmai, a rinforzare e confermare la loro immagine di se stessi. Se il culto arriva ad essere ribaltato fino a questo punto nelle sue finalità, se l’uomo si allontana da Dio proprio lì dove dovrebbe essere salvato, ossia nella sua preghiera e nel suo rapporto con Dio, come potrà salvarsi? C’è bisogno di qualche profeta che gridi il pericolo gravissimo che il popolo corre di allontanarsi sempre più da Dio proprio a causa del suo culto (cfr. Is 29,13).

In questo contesto Gesù non si limita a giudicare ma indica anche il modello positivo da seguire. Si tratta ancora una volta di una vedova che, trovandosi nella sala del tesoro del tempio – in tale sala si trovavano tredici cassette a forma di tromboni, una delle quali era destinata alle offerte volontarie-  nella sua povertà dona due spiccioli, ossia un quadrante (con cui si potevano comprare al massimo 100g di pane). Di fronte a offerte ricchissime di persone abbienti, lei ha donato molto più, perché ha dato tutta la sua vita! La vedova rappresenta Gerusalemme dopo la distruzione del tempio, comunità povera che purifica la sua fede nei confronti di JHWH e si vede restituire i suoi figli e la sua fecondità da Dio (cf. Is 49,21) grazie all’inaspettato editto del re Ciro che ordina il ritorno degli Israeliti nella terra santa (538 a.C.). Si tratta della comunità dei poveri di JHWH (cf. Sof 3,11-13)  e insieme anche della comunità cristiana, che ha perso il suo sposo Gesù ed è in attesa di ritrovarlo (cf. Mc 2,20).

La povera vedova è il modello della comunità perfetta dei discepoli, non ricca, non influente, non in grado di manovrare le leve del potere, ma capace di donare quei pochi spiccioli che ha, con tutto il suo cuore a quel maestro e sposo che ha dato tutto se stesso per lei. È anche il modello di ciascuno di noi, chiamato a ritrovare nell’umiltà del suo cuore il senso della propria vita come donazione di sé a Dio e ai fratelli.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

Le mie offerte a Dio.

 

Questo invito  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti  a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 12,38-44

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, idenificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Quando e dove si svolge l’azione?

Siamo in Gerusalemme, davanti al tesoro del tempio. Il tempio è il cuore spirituale di Israele, nel suo rapporto con Dio. Qual è il mio tesoro, ciò che ritengo più prezioso e assolutamente irrinunciabile, nel rapporto con Dio?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno e cosa dicono?

-Gesù parla ai suoi discepoli e insegna, con una tonalità fortemente profetica, per smascherare gli inganni che si celano nel popolo di Dio. Quale reazione davanti all’insegnamento di Gesù, così capace di smascherare le intenzioni e vedere al di là delle apparenze? So anch’io esercitare uno sguardo che va al di là delle apparenze?

-Gesù rivela l’inganno di una religione utilizzata per soddisfare il proprio narcisismo, che poi diviene fortemente ingiusta nei confronti dei più poveri. Come la mia comunità e la Chiesa oggi vive il rapporto con i poveri?

– Gesù vede la vedova e i ricchi. Quale sguardo spirituale sulla realtà della Chiesa e del mondo? Cosa ha più valore per me, la potenza degli strumenti, materiali e il numero delle persone o l’offerta interiore di un cuore umile e semplice?

  • Quale rivelazione?

Il vero culto, in risposta al dono che Gesù messia sta per fare sulla croce, è il dono di sé totale e senza condizione, al Signore della vita. Questo caratterizza il discepolo e la Chiesa, come umile sposa del messia Gesù.

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

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