Lettura popolare II Avvento Anno C

 

 

 

 Lettura popolare II Avvento Lc 3, 1-6

Lc 3,1-6

La Parola accade

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Nell’incipit del testo lucano sono elencati i romani Tiberio e Ponzio Pilato , imperatore e governatore, i figli di Erode il Grande, ossia Erode Antipa e Filippo (Iturea e Traconitide sono a est del Giordano, odierna Giordania), il tetrarca dell’Abilene Lisania (attuale Libano a nord della Galilea) e infine c’è il potere sommosacerdotale ebraico di Anna e Caifa. Perché questo elenco di nazioni? Non è certo per precisare l’esatta collocazione spazio-temporale, infatti questo lungo elenco semmai può solo complicare notevolmente i calcoli. L’unica notizia precisa è il XV anno di impero di Tiberio, che si colloca tra l’autunno del 27 e il settembre del 28 (secondo il calendario siriano in uso in Palestina).  Il significato in realtà è teologico, infatti Luca vuole sottolineare il fatto che Dio interviene in un tempo preciso e in un luogo specifico della storia e non in modo generico. Come i profeti hanno parlato la parola di Dio in un tempo preciso della storia, così anche la parola di Dio accade qui nella storia. Dio ci parla nella nostra storia e nella nostra vita, nelle concrete situazioni in cui viviamo. Infine questo lungo elenco di tutte le autorità del mondo allora conosciuto ci vuole suggerire che ciò che si sta per compiere in questo tempo e in questo luogo preciso ha un valore universale per tutta la storia umana, non solo per gli ebrei e nemmeno solo per i pagani, ma per il popolo di Israele e insieme per tutte le nazioni di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

“Avvenne la parola di Dio su Giovanni”: è una espressione propriamente lucana, che egli deriva dalla traduzione greca dell’Antico Testamento. Nell’ebraico il termine dbr indica sia la parola che la cosa e l’evento. Quando Luca usa questa espressione: “accadde la parola di Dio”, intende una parola che è insieme anche un evento della storia della salvezza. In Lc 1,38 Maria dice, rispondendo all’angelo “accada in me secondo la tua parola”. Non si tratta qui solo della parola verbale dell’angelo, ma della stessa Parola di Dio che accade nel seno della Vergine. E quando i pastori, dopo l’annuncio dell’angelo prendono una decisione, dicono tra loro: “andiamo a vedere questa parola accaduta, che il signore ci ha fatto conoscere.” (Lc 2, 15). Il Vangelo è una parola accaduta, ossia è una parola ed insieme un evento di salvezza che accade nella storia.

Questa parola avviene nel deserto, lungo il Giordano. Il contrasto con ciò che precede non potrebbe essere più forte. La parola di Dio non si realizza nei centri di potere politico/religioso, a Roma o a Gerusalemme, ma nel deserto che è un luogo teologico. Indica il luogo/tempo del fidanzamento della sposa Israele (cf. Ger 2,2; Os 2,16), ossia l’esodo dall’Egitto, in cui questo popolo di nomadi scampati dal pericolo della morte vengono educati alla fede nel Dio di Israele, quel Dio che si era preso cura di loro, come un’aquila veglia sopra i suoi piccoli.

Giovanni il Battista proclama un battesimo di conversione in vista della remissione dei peccati, per preparare tutto il popolo ad avere fede nel messia che viene (cf. At 13,24; 19,4). Nella teologia di Luca, chi passa attraverso tale battesimo riconoscendo il suo peccato e il suo bisogno di conversione, rende giustizia a Dio per credere in colui che viene (cf. Lc 7,29-30). Non sono i farisei che si ritengono giusti ma la peccatrice (Lc 7,36-50), che sa di avere peccato, a riconoscere il messia ed entrare nel compimento della Parola di Dio. Ella da prostituta assume i caratteri della vera sposa che bacia i piedi di Gesù e li lava con le sue lacrime. Giovanni il Battista sta preparando una strada per la salvezza di ogni uomo e non solo del popolo di Israele.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Colgo la misericordia di Dio nella mia vita? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 3,1-6 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico? L’ampia introduzione cronologica, con le indicazioni dei potenti dell’epoca serve a collocare precisamente nella storia l’intervento della Parola di Dio attraverso la predicazione di Giovanni. Sono consapevole che anche in questa storia del mondo in cui vivo adesso, nel contesto politico e sociale religioso, la Parola di Dio accade?
  • Quale azione si compie?

La parola della Scrittura, in questo caso il profeta Isaia, si compie nella storia, non tanto nelle stanze del potere quanto nel deserto. Essa è la Parola di Dio che accade attraverso l’annuncio del Battista. Qual è il deserto nel quale incontro il Signore, mi affido a Lui e prendo decisioni secondo la sua volontà? Mi fido di più delle stanze del potere e di persone influenti ai miei occhi?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Il Battista annuncia un battesimo di conversione, per la remissione dei peccati. L’espressione “battesimo di conversione”, indica un cambiamento di mentalità, in attesa della venuta del tempo messianico, che comporta il riconoscimento della misericordia del Signore (1,78) e l’accoglienza di essa con gesti e segni di pentimento. Cosa intendo per misericordia di Dio? Quali segni e scelte di conversione, per entrare sempre più dentro la misericordia del Signore?

 

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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