Lettura popolare III Avvento Lc 3,10-17

 

 

 

Lettura popolare III Avvento Lc 3, 10-17

 

Lc 3,10-17

Il messia sposo

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Le folle a cui il Battista sta parlando sono il popolo di Israele in attesa (cf. 3,10.15), che si chiede se sia proprio Giovanni il Battista il Messia. La sua risposta risulta una proclamazione di fede in Gesù che viene: il Battista, profeta dell’altissimo (1,76), indica il figlio dell’altissimo (1,32) e prepara il popolo ad accoglierlo (1,17.77).

Il messia che viene infatti è il più forte, qualifica che si riferisce originariamente a Dio stesso (cfr. Dt 10,17). La sua attività sarà caratterizzata da un battesimo di spirito e di fuoco, immagine che indica un giudizio di salvezza, attuato attraverso lo Spirito Santo come dono d’amore che rinnova il cuore dal di dentro (cf. Ez 36,25ss.). In At 1,5 lo stesso contrasto tra acqua e Spirito è ripreso a proposito del rapporto tra battesimo di Giovanni e battesimo cristiano, che si inaugura il giorno di Pentecoste con l’effusione dello Spirito Santo e l’apparizione delle lingue di fuoco (At 2,3).

Si può quindi affermare che per Luca il compimento di tutta la purificazione attuata dal Battista per preparare il popolo, sia costituito dal dono definitivo dello Spirito Santo che avviene nel battesimo cristiano.

Come spiegare l’enigmatica immagine dei legacci dei sandali del messia, che Giovanni non è degno di sciogliere? Non è solo questione di umiltà, perchè sullo sfondo di questa tradizione si intravede la legge del levirato (Dt 25,5-10), per la quale una donna vedova senza figli deve essere riscattata, ossia presa in moglie, dal fratello del defunto, o dal parente più vicino, per suscitare una discendenza al fratello morto. Se il parente stretto rinuncia al suo diritto e lo vuole trasmettere ad un altro deve sfilarsi il sandalo e darlo all’altro, come nel caso di Rut la Moabita, che viene riscattata da Booz, della discendenza davidica (cf. Rut 4,7). Così il Battista starebbe dicendo che non ha il potere di togliere il diritto di riscatto al Messia davidico, che è il vero sposo di Israele. L’immagine è ripresa ed esplicitata in Gv 3,28-29. Dunque per Luca con il dono dello Spirito a Pentecoste, frutto del mistero di morte e resurrezione di Gesù e con il battesimo cristiano si entra nei tempi messianici, in cui l’umanità sarà sposata dal suo redentore, il messia Gesù.

D’altro canto in Israele la Pentecoste è la festa della mietitura, e proprio in questo contesto Booz, trovandosi nell’aia, promette a Rut di riscattarla e di sposarla (cfr. Rut 3,6-15). C’è forse un collegamento tradizionale con la mietitura di cui parla il Battista e con l’immagine della pulitura dell’aia (cfr. 3, 17), quale giudizio di salvezza per tutti i popoli compiuto dal Messia-sposo. Questo giudizio per Luca si compie nella Pentecoste dello Spirito Santo e nel battesimo cristiano.

Come allora si può entrare nel compimento caratterizzato dal messia – sposo secondo la predicazione del Battista nella versione lucana?

Attraverso la penitenza, che non esige pratiche ascetiche speciali, ma un cambiamento radicale di prospettiva nello svolgere gli stessi impegni quotidiani (cf. 3,10-14). Si tratta di vivere un’autentica umanità, caratterizzata dalla condivisione e dalla gratuità proprio dentro le strutture socio-economiche apparentemente più lontane da tali logiche, come l’esercito e l’esazione delle tasse. Servendo i poveri e donando noi stessi nella quotidianità dei nostri impegni noi entriamo nel mistero di Dio che con il suo Figlio Gesù viene a prendere il posto dei più poveri tra gli uomini, sposando un’umanità debole e sofferente a causa delle ingiustizie della storia.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Cosa vuol dire per me “conversione” ? (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 3,10-17 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico? Siamo nel deserto dove Giovanni il Battista annuncia un Battesimo di conversione (3,3). Questa conversione richiede non solo un cambiamento di mentalità ma anche delle scelte concrete.  Quali esigenze di sobrietà e solidarietà?
  • Chi sono i personaggi e cosa dicono?

-La folla, che rappresenta il popolo di Israele, si chiede se Giovanni il Battista sia il Cristo, perché attendeva il messia. C’è nella mia vita un’attesa prioritaria, più importante delle altre, quale? Quale speranza oggi ci unisce come Chiesa?

Giovanni risponde alla folla contrapponendo il suo battesimo con acqua con quello nello Spirito Santo e nel fuoco, che porterà il messia.  Inoltre l’immagine della mietitura indica il giudizio, ma anche, positivamente la missione della Chiesa, che porta a raccolta il grano. Vivo il giudizio di Dio come amore, come dono dello Spirito di misericordia? Mi sento chiamato a collaborare a questa mietitura, attraverso l’impulso dello Spirito? Quali opere di conversione?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Il messia sposo di Israele è ormai giunto e Giovanni il Battista l’annuncia e ne prepara la strada. Come dispongo il mio cuore perché il Signore possa entrare nella mia vita?

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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