Il fuoco della Parola e gli ostacoli del cuore

 

Il fuoco è la Parola di Dio, che con la potenza dello Spirito Santo entra nella carne umana, nel grembo della vergine Maria, e così entra anche nella nostra vita. Per accogliere questo fuoco della Parola, che tutto trasforma con la potenza dello Spirito d’amore, dobbiamo preparare il cuore, liberandolo da quegli ostacoli che impediscono alla grazia di agire.

Quali sono gli ostacoli? Come liberare il cuore da essi?

Gli ostacoli sono le nostre strutture interiori, che ci piegano all’orgoglio, al risentimento, alla frustrazione, alle dipendenze.  Ma gli ostacoli sono anche le strutture sociali esteriori che piegano gli uomini all’umiliazione. Si tratta ad esempio di forme sociali ed economiche che portano gli uni ad arricchirsi sempre di più e gli altri ad impoverirsi; o anche dell’egoismo delle nazioni, che porta con sé guerra e sfruttamento delle persone e dell’ambiente naturale.

Come liberare il cuore dell’uomo da questi ostacoli per far sì che la grazia agisca? C’è una preparazione delle persone e della società, che Giovanni il Battista condensa nel suo battesimo con acqua, che possiamo riassumere con una sola parola, da intendere bene: penitenza.

Essa non esige pratiche ascetiche speciali, ma un cambiamento di prospettiva nello svolgere gli stessi impegni quotidiani. Giovanni il Battista fornisce alcune indicazioni concrete a coloro che lo interrogano: sono soldati, a cui egli chiede di non fare un uso arbitrario della forza, maltrattando ed estorcendo denaro, ma un uso equilibrato e prudente. Sono pubblicani, ai quali chiede di non esigere nulla di più di quanto richiesto dallo Stato, attraverso una tassazione moderata. Sono persone comuni alle quali chiede uno stile di condivisione e generosità.

Sembra poco, ma in realtà è un cambiamento radicale: significa porre un seme di gratuità e sobrietà che finisce per trasformare le strutture dal di dentro, anche quelle repressive, e donare ad esse un significato diverso, orientato al bene comune e alla pace.  Questo lo possiamo fare anche in ogni situazione della nostra vita, trasformando le difficoltà in opportunità di condivisione, carità, semplicità, umiltà.

Ci lamentiamo perché siamo più poveri a causa della crisi. Viviamo uno stile di sobrietà e condivisione nel festeggiare il Natale e orientiamo i nostri consumi verso ciò che ci fa crescere, nelle relazioni, nella cultura, nel rispetto dell’ambiente: il nostro sviluppo sarà allora di qualità e non solo di quantità. Sarà una crescita nella felicità.

Ci lamentiamo perché siamo più insicuri a causa del terrorismo. Aiutiamo tutti i bambini, i giovani e le famiglie, di qualsiasi colore e provenienza, a sentirsi accolti e ad integrarsi con i valori di una società libera e democratica, e prepareremo un futuro senza terrorismo.

Ci lamentiamo perché ci sentiamo soli. Visitiamo le persone sole ed anziane, i vicini di casa, i nonni e parenti, gli amici e anche noi ci sentiremo pieni di vita e di relazioni.

Ci lamentiamo perché la nostra società è litigiosa. Cominciamo ad avere rispetto delle istituzioni e a non pronunciare giudizi superficiali, manovrati dalla propaganda, da una parte e dall’altra. Componiamo le liti, cerchiamo il compromesso, chiediamo scusa quando serve. E saremo in pace noi per primi.

Questa è la penitenza che lascia spazio al fuoco d’amore del messia Gesù, che viene per Natale.

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