Il vino nuovo della gioia

Una festa di matrimonio. La madre di Gesù è presente, forse sono parenti o amici di famiglia, lei si comporta come una che conosce bene la situazione e può dare ordini. Gesù è invece solo invitato, con i suoi discepoli.
La metafora della festa di matrimonio si adatta bene anche a descrivere la nostra vita, sia che siamo sposati sia che non lo siamo. C’è infatti una chiamata alla comunione, alla gioia, all’amore in ogni esistenza personale, che trova pienezza in Dio. La madre di Gesù è anche nella nostra festa, presenza discreta ma importante, capace di intervenire quando c’è bisogno.
Anche nella nostra vita, come in quella festa, può venire a mancare il vino. Le attese si sono verificate vane, anzi sono subentrate difficoltà impreviste, lo scoraggiamento fa spesso capolino nella nostra vita, le energie sembrano mancarci, venire meno. Qualche volta può accadere un evento grave, che non avremmo mai pensato di dover affrontare personalmente, pur avendolo osservato in altre persone o famiglie, anche da vicino.
Ecco in questo contesto ci sono attorno a noi persone che possono intercedere, prima fra tutte la madre di Gesù e che così facendo ci insegnano che la prima cosa da vivere come cristiani è mettere i propri bisogni davanti a Dio, nelle sue mani, offrirli proprio come si fa con qualcosa di estremamente prezioso e reale, che tocca in profondità il nostro cuore. L’offerta si caratterizza anche per un’estrema discrezione e umiltà, proprio come quella della madre: non sappiamo come Dio se ne prenderà cura, che cosa esattamente realizzerà. Non lo obblighiamo quindi ad intraprendere una precisa linea di azione, non gli diciamo in modo indiscreto che deve fare così e così. Semplicemente lasciamo che sia Lui ad agire, secondo quel disegno che Lui da sempre ha pensato per noi e che è il meglio per la nostra vita. In questo modo quel bisogno, quella mancanza, quella difficoltà diviene l’opportunità e l’occasione per una trasformazione, che supera le attese.
Come l’acqua si trasforma in vino, e nessuno sa come ciò accada né quando esattamente, così nella nostra vita un ostacolo o una difficoltà può venire trasformata. Non viene cancellata, ma trasformata, a partire dalle condizioni reali, dalla situazione concreta in cui ci troviamo. Dio non agisce mai saltando o bypassando la nostra concreta umanità e il contesto sociale, culturale in cui siamo situati: anche a Cana di Galilea il vino non scende dal cielo, ma è il risultato di una trasformazione che parte dall’acqua e dalle giare, presenti per la purificazione dei giudei, ossia per un motivo culturale e religioso.
Ci sono però due ulteriori condizioni perché questa trasformazione possa attuarsi, oltre alla disponibilità a mettere davanti a Dio i propri bisogni. La prima è la fiducia obbediente, fattiva alla parola del maestro. Come i servi anche noi siamo chiamati a fare ogni giorno ciò che il Signore ci dice. È un ascolto che emerge dalla vita e dal nostro cuore e che ci muove al fare, al donarci nell’amore. La seconda condizione è che le giare vengano riempite fino all’orlo, prima che accada la trasformazione. Questo significa che la nostra responsabilità va esercitata, in ciò che è bene, fino alla fine, pienamente. Se vogliamo che la trasformazione accada dobbiamo andare fino in fondo, con coerenza, in ciò che sentiamo e sappiamo essere il bene più grande per la nostra vita. Qualsiasi accomodamento, adattamento, compromesso fatto con uno spirito di timidezza, paura o anche solo pigrizia, impedisce alle giare di riempirsi e quindi alla trasformazione di accadere. È come un ostacolo che siamo noi per primi a porre alla grazia di Dio, nell’illusione di difenderci e di stare meglio.
Se invece andiamo fino in fondo, accettando la realtà così com’è e accogliendo la volontà di Dio che è inscritta in essa e nel nostro cuore, fino all’orlo delle capacità del cuore, allora prima o poi, in un momento e in un modo assolutamente nuovo, gratuito, imprevisto, sgorgherà il vino della gioia. Gli altri che ci vedono dall’esterno constatano la gioia del volto e si chiedono come mai essa possa essere sempre rinnovata, un po’ come il maestro di tavola che assaggia il vino nuovo e trova paradossale che sia più buono del precedente. Ma noi, come i servi, sappiamo da dove viene il vino della gioia: viene dal nostro bisogno, dalla nostra difficoltà e sconfitta, che ormai è stata da Lui trasformata!

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