Lettura popolare IV TO Anno C

lettura popolare iv to anno c

Lc 4,22-30

Il profeta rifiutato

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La parola della Scrittura di Isaia, riportata nel brano precedente, (Lc 4,16-21) si è compiuta nell’atto stesso della sua proclamazione, nell’oggi dell’ascolto (v. 21). Non si tratta quindi solo di un discorso, ma di una parola che è al contempo evento, realtà, storia, salvezza.

La reazione dei nazaretani è inizialmente positiva, a differenza che nel vangelo di Marco e di Matteo, (cf. Mc 6,3; Mt 13,57) dove è presentata come una mancanza di fede. La meraviglia e lo stupore indicano un riconoscimento positivo della grazia dello Spirito Santo che opera in Gesù, anche se i nazaretani non riescono a comprenderne l’origine, perchè pensano a Gesù come al figlio di Giuseppe.

Con due proverbi Gesù oppone l’attesa implicita dei suoi concittadini che Gesù rimanga tra loro («medico, cura te stesso» v. 23) allo scenario molto più vasto e inimmaginabile della sua missione, che arriva fino al mondo dei popoli pagani («nessun profeta è gradito in patria» v. 24).

Con due esempi tratti dalla storia del profeta Elia (1Re 17,7-16) e del profeta Eliseo (2Re 5,17), in cui i profeti sono mandati da Dio in soccorso di una donna e di un uomo stranieri, il Gesù lucano anticipa qui, al principio della sua missione terrena, l’obiettivo ultimo della volontà di Dio, che verrà descritto nel libro degli Atti degli Apostoli, ossia la salvezza di tutti i popoli pagani, fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

È dunque Gesù stesso, proclamando la volontà di Dio fin dall’inizio ai suoi concittadini, a provocare in loro lo sdegno. Essi si sentono scavalcati da quella prospettiva di salvezza per tutti e l’impulso di gelosia li spinge a rifiutare Gesù, anziché rallegrarsi perché i doni di Dio sono per tutti. Così si comporteranno anche i giudei che ricevono l’annuncio del Vangelo da parte di Paolo nel libro degli Atti (cf. At 13,45; 17,5 ecc.).

Il tentativo di uccisione di Gesù da parte dei suoi concittadini (v. 29) rimanda il lettore all’ultimo evento terreno di Gesù, che sarà gettato fuori dalla città (cf. Lc 20,15), per essere crocifisso. Ciò accadrà per un misterioso progetto di Dio che culminerà con la resurrezione e il fatto che Gesù passi in mezzo a loro (v. 30) è un evidente richiamo simbolico al dominio assoluto di Dio sulla storia degli uomini, che si manifesta con la resurrezione di Gesù.

In effetti tale dominio divino si mostra in atto lungo tutto il percorso del Vangelo e degli Atti. Gesù è in cammino da Nazareth a Cafarnao e in tutto Israele, fino ad arrivare a Gerusalemme (Lc 9,51) perché il compimento delle Scritture nella sua morte e resurrezione è necessario, voluto da Dio (Lc 24,26), così che «nel suo nome venga annunciata la conversione per la remissione dei peccati a tutte le genti» (Lc 24,47). Allo stesso modo nessuna potenza umana potrà fermare la corsa della parola di Dio (cf. At 5,39) che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, si diffonderà da Gerusalemme (cf. At 8, 4) per arrivare fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali sono le periferie che incontro quotidianamente?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo sempre nella Sinagoga di Nazareth, dove Gesù ha letto la parola di Isaia e l’ha applicata al presente, all’«oggi» della salvezza.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • I Nazaretani si stupivano delle parole di grazia. Questo stupore non è ancora un segnale di fede, ma almeno una prima indicazione di ascolto. Sono capace ancora di stupirmi di Gesù e del Vangelo? Sono convinto che le parole del Vangelo contengano la grazia dello Spirito Santo?
  • I Nazaretani si riempiono di sdegno e cacciano Gesù fuori. Le motivazioni di gruppo o di classe o di ideologia sono in me più forti di quelle della fede?
  • Gesù passa in mezzo a loro. La potenza di Gesù è quella della resurrezione. Sono consapevole delle straordinarie risorse del Vangelo, molto più potenti della forza cieca del potere?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • «Non è costui il figlio di GiuseppePenso anch’io di conoscere già a sufficienza Gesù?
  • «Nessun profeta è accetto nella sua patria». In quali contesti e circostanze vedo oggi Gesù? Sono in grado di accettarlo?
  • Nessun lebbroso fu guarito se non Naaman il Siro. Sono consapevole che l’annuncio del Vangelo ha un carattere di universalità e oltrepassa confini e steccati?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia universale, molto diverso da come se lo aspettavano i suoi compaesani. Il suo annuncio oltrepassa confini e steccati e si rivolge a tutti gli uomini, di ogni città, paese, cultura e religione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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