Tone la Maji

 

Tone la Maji significa goccia d’acqua in Kiswaili. È un posto ricco di acqua con un fiume che scorre in fondo ad un fossato ricco di vegetazione.

In questo fiume i bambini appena entrati in comunità scendono con gli abiti di strada ed escono lavati, cambiandosi d’abito. Questo rito segna la trasformazione dalla vita di strada alla vita di comunità: una sorta di battesimo, che porta una novità radicale e l’inserimento in una famiglia di fratelli e sorelle.

Abbiamo celebrato insieme con loro la messa dell’Epifania.In un tempo in cui si cercano gloria, bellezza, potere e successo questi bambini sono per noi come dei Magi, in ricerca della Sapienza.

Una sapienza che viene a loro dalla vita e dall’incontro con degli educatori che gli hanno fatto una proposta alternativa alla strada e di cui si sono fidati.

Una sapienza che viene a loro da una percezione immediata e naturale di Dio e che emerge dalle loro preghiere spontanee.

Una sapienza che viene loro dal desiderio di crescere, formarsi, essere educati insieme e diventare anche loro un giorno, forse, persone in grado di salvare altri bambini.

Per loro la strada è diventata un cammino provvidenziale verso un futuro nuovo, un cammino di sapienza. Che anche le nostre strade siano percorsi verso una  Sapienza che è dono dall’alto e che ci fa camminare in avanti, non verso percorsi egoistici, ma verso orizzonti di servizio, umanità, dedizione, apertura, dono.

Tsavo, la natura africana

Oggi siamo partiti per il parco naturale di Tsavo, per entrare in contatto con la natura del Kenia, paese di grandi parchi che si sviluppano tutti lungo la faglia della Rift Valley e hanno al cuore il grande massiccio vulcanico del Kilimanjaro.

La geologia del Kenia ci permette di contemplare la storia del continente africano, costituito da due zolle che si congiungono lungo la Rift. Il colore rosso carminio della terra ricorda l’antica origine vulcanica.

Molta erba verde, arbusti, qualche baobab che si innalza solitario e solenne ricordano al visitatore la strenua lotta della vita contro la carenza di acqua nelle stagioni secche, nonostante oggi sia un giorno di pioggia.

Ci aspettiamo di contemplare il silenzio della creazione, come una Parola che Dio continua a pronunciare anche oggi. Silenzio vissuto dai monaci delle origini, gli animali, che comunicano tra loro senza bisogno di tante parole.

Domus Mariae, ottavo giorno

Questa mattina ci siamo svegliati molto presto,verso le 6. In realtà nel dormiveglia avevo già sentito le bambine di Anita lavorare nella pulitura delle stoviglie e nel lavaggio del pavimento. Quando sono uscito, verso le 6:30, le bambine erano già in divisa, pronte per partire. I nostri bambini alla loro età sarebbero in grado di sistemare la casa, in autonomia, prima di andare a scuola?

Un quarto d’ora a piedi e siamo arrivati alla scuola: controllo delle divise, dalle scarpe ai calzini fino alla capigliatura, un gruppo di insegnanti verificava i bambini all’ingresso.

In tutto sono arrivati più di duemila bambini che, dopo il primo ingresso, si sono radunati nel piazzale per l’inizio ufficiale. Ciò che mi ha più colpito è stato il silenzio totale, che permetteva alla preside di parlare ed essere intesa, senza amplificazione. Balli, canti, una preghiera, si respirava orgoglio per la scuola e per gli alunni più meritevoli.

Forse per noi lo stile sarebbe un po’ troppo rigido e retorico, ma in una scuola con ottanta bambini per classe con un solo insegnante, solo una fortissima adesione ai valori può permettere al sistema educativo di funzionare.

La stessa percezione l’abbiamo avuta alla Domus Mariae, che è una scuola superiore. Se la struttura materiale può apparire fatiscente, la risorsa umana è straordinaria, in grado di affrontare un percorso arduo e quasi ‘ascetico’: tante ore di scuola e lavoro in una struttura totalizzante, per nove mesi all’anno.

Solo i più bravi possono accedere all’università.

Così in Kenia si forgiano i giovani.

 

Casa di Anita, settimo giorno

 

Oggi siamo stati con le bambine a casa di Anita, sulle colline di Ngong, fuori Nairobi. Si sale parecchio arrivando a circa 2500 m s.l.m..Il paesaggio cambia, diventa molto più verde e fa la comparsa qualche abete insieme a mucche che pascolano.

Passeggiando sulle colline in un sentiero che aveva qualcosa di simile ai nostri Appennini abbiamo giocato e scherzato con le bambine, che ci hanno insegnato i numeri in Kiswaili. In particolare una di esse, di nome Filomena, ha giocato molto con me: la facevo saltare come fanno i Masai.

A pranzo solito cibo: ugali che è una polenta e erba cotta (sukomauiki). Nonostante la nostalgia per un buon piatto di pasta, abbiamo notato e apprezzato la cura del condimento e della cottura al punto giusto. Basta poco per il cuore ad essere sazio se sa vedere i segni dell’amore.

Poveri di spirito non sono i poveri materiali ma coloro che sanno apprezzare anche le piccole cose come dono, anche se non secondo i propri gusti.

Sesto giorno, in partenza da Kivuli

 

 

Oggi abbiamo salutato i ragazzi di Mother House a Kivuli. Ci hanno accolto, servito, accompagnato: seguendo loro e la loro sapienza abbiamo incontrato la vita che scaturisce da una fonte profonda. È la vita vera che trasforma tutto con la sua corrente originaria, anche le difficoltà di una famiglia di origine assente, per creare una famiglia nuova. Resilienza allo stato puro, come l’ha definita Claudia, una ragazza del nostro gruppo.

In questa famiglia siamo stati accolti e abbiamo fatto l’esperienza dell’amore che diventa servizio e che tutto riscatta. Questa esperienza è Vangelo.

Risuonava in me il Vangelo della solennità della Madre di Dio: Maria custodiva tutte queste cose nel suo cuore, ossia univa la vita e la Parola del Vangelo annunciata dall’angelo. Qui a Kivuli il Vangelo si scopre come vita e si impara a fare come Maria, a unire vita e Parola, come un’unica fonte.

In un tempo di pastorali piegate a routine ordinarie condannate ad esaurirsi progressivamente e di programmazioni teoriche, astratte incapaci di trovare carne, qui a Kivuli si impara la pastorale della vita, del Vangelo degli ultimi che in realtà sono i primi a guidare la strada del Popolo di Dio.