Gesù e i campanilismi

 

Cos’è il campanilismo e perché si chiama così? È la logica del noi-voi, che costruisce il mio gruppo contrapponendolo agli altri. È ciò che capita quando una nazione cerca di compattarsi contro un’altra, quando una città o un paese rivaleggia con un altro (tipo Rimini e Pesaro) o quando una parrocchia si isola rispetto ad un’altra…non a caso è il campanile ad aver dato origine a questa parola.

Gesù profeta va oltre gli steccati e spezza la logica del campanile. Quando si reca a Nazareth, la sua città, e va in sinagoga dicendo che si è compiuta la parola del profeta Isaia, tutti gli rendono testimonianza, sono felici che il figlio di Giuseppe, uno di loro, possa essere il messia. Ma Gesù citando due famosissimi profeti, Elia ed Eliseo, che il Signore aveva mandato a soccorrere due stranieri, la vedova di Sidone, e il generale siriano Naaman, dice subito ai suoi compaesani che il suo ministero ha l’obiettivo di superare i confini di Nazareth e di Israele, per arrivare dai popoli pagani, fino ai confini del mondo.

Lo Spirito conduce il messia profeta, Gesù di Nazareth, ad annunciare la Parola a tutti i popoli del mondo, senza confini e distinzioni. Ed è proprio questo messaggio a suscitare la rabbia e la violenza dei suoi concittadini, che vogliono farlo fuori, perché sono egoisti e gelosi di Gesù, non pensano a farne dono agli altri.

Noi cristiani oggi siamo davanti ad un bivio, o viviamo come Gesù oppure come i cittadini di Nazareth. Se viviamo come i cittadini di Nazareth, finiremo per cacciare Gesù dal nostro paese e perderemo la nostra fede. Se invece viviamo come Gesù, siamo spinti dal suo spirito di testimonianza, che si concretizza in gesti di amore ed accoglienza, soprattutto dei più poveri, dei bambini, di chi è in difficoltà. Questa accoglienza diventa poi annuncio esplicito della nostra fede in un Dio che si è fatto povero per noi per liberarci. Se Dio attraverso di noi libera i poveri e i bambini dal rischio di morire in mare, poi Dio libererà noi dalle nostre paure, che ci chiudono e ci rendono egoisti, che ci fanno domandare: chi ci difenderà? Ma la nostra identità di popolo, così come la nostra identità di cristiani, si difende solo nella misura in cui si dona, si trasmette agli altri. Così diventa feconda, capace di generare, nuovamente vitale.

A nulla serve tenere il crocifisso nelle aule o fare il presepe in casa se quei valori non si vivono e si trasmettono in modo vitale, concreto, vero. Dobbiamo andare oltre gli steccati di una identità che pretende di essere forte ma in realtà è solo debole, perché si regge sulla paura dell’altro, del diverso.

Tutto il ministero di Gesù, come profeta messia, è rivolto costantemente oltre i confini, per compiere un disegno davvero universale. Così ogni persona e ogni popolo ha un disegno universale! Cosa sono l’Italia, l’Europa? O sono concetti morti legati a eventi del passato o realtà attuali, portatori di valori che si incarnano della vita di oggi, per ogni uomo. Come cristiani siamo chiamati a dare un’anima a questi valori, testimoniandoli con la nostra fede.

 

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