Lettura popolare VII TO Anno C

 

 Lettura popolare VII TO Anno C

Lc 6,27-38

Amare i nemici

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

In questi versetti che la liturgia ritaglia, ci troviamo al cuore del discorso di Gesù ambientato in un luogo pianeggiante. Dopo le beatitudini e i guai, infatti, Gesù introduce il tema dell’amore per il nemico. Lo fa attraverso quattro imperativi che indicano delle esigenze (vv. 27-28), seguiti da quattro esemplificazioni (vv. 29-30) con l’aggiunga della cosiddetta regola d’oro, che conclude la prima parte della sezione (v. 31). Il comandamento dell’amore del prossimo che troviamo nel codice levitico (Lv 19,18) viene radicalizzato da Gesù come amore del nemico, ossia di colui o coloro che mostrano ostilità nei confronti della comunità cristiana e del discepolo di Gesù. La reazione deve essere proporzionata ma di segno opposto, in grado di rigenerare il bene passando attraverso la lacerazione subita: al posto dell’odio il fare del bene; come risposta alla maledizione la benedizione; la preghiera nei confronti dei calunniatori. Come si può notare c’è una progressione dall’esterno all’interno (dal fare del bene, al benedire al pregare), il cui punto più interiore e alto si trova proprio nella preghiera. Non è infatti possibile mettere in atto comportamenti così insoliti e devianti rispetto alle reazioni più istintive e immediate dell’uomo senza l’aiuto della preghiera. Si tratta principalmente quindi di una resistenza interiore al male, che non si lascia fagocitare dalla spirale dell’odio e della violenza, ma lo smaschera con un atteggiamento diametralmente opposto. Si tratta di creare opportunità alternative alla violenza dominante, tramite forme “artigianali” di pace, sempre da reinventare nelle relazioni personali.  Non a caso infatti gli esempi che seguono nei vv. 29-30 sono citati da Gesù solo come esemplificazioni e hanno un valore simbolico. Il porger l’altra guancia, tra l’altro, sembra riferirsi all’atteggiamento del servo di JHWH, che Isaia descrive come colui che presenta le guance a coloro che lo schiaffeggiano (cf. Is 50,6): dunque più che un precetto si tratta di un esempio altamente evocativo e rivelativo, che non deve essere interpretato alla lettera. La regola d’oro (v. 31) conclude questi esempi con una chiarificazione: non è una sorta di masochismo a suggerire queste prassi così alternative, ma proprio l’amore di sé. Esso può diventare talmente forte da impedire al male di raggiungere il cuore: in tal modo c’è qualche speranza che anche nel cuore del nemico prima o poi la radice malvagia venga disattivata da un comportamento che corrisponde al desiderio profondo di essere amato. Nei vv. 32-34 si comprende che la radice di questo atteggiamento è estremamente positiva: essa ritiene che nell’uomo vi sia un principio di bene in grado di superare la logica retributiva della legge, per la quale vi deve essere una proporzionalità nella violenza subita e arrecata o nel bene donato e ricevuto. Questo rapporto di proporzionalità implica una separazione tra buoni e cattivi, tra i propri amici e i propri nemici e calcola il comportamento sulla base di questa netta suddivisione. L’amore del nemico punta ad eliminare confini rigidi, perché ha un grande fiducia nell’uomo e nella sua possibile conversione. Tale fiducia non riposa solo su una osservazione esteriore dei fenomeni antropologici, ma sulla rivelazione del Padre, che dà all’uomo una certezza incondizionata di essere amato e lo spinge ad amare a sua volta con misericordia. Questo significa essere figli dell’Altissimo (cf. v. 35).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quando faccio fatica ad amare

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 6,27-35

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •   Chi sono i personaggi, cosa fanno e dicono?

– Gesù parla rivolgendosi ai discepoli e pronunzia l’esigenza radicale dell’amore del nemico.

amate i vostri nemici: chi sono i miei nemici e come reagisco nel mio cuore nei loro confronti?

Benedite/pregate: quali atteggiamenti interiori coltivo per reagire al male?

dà a chi ti chiede: riesco a vivere con una certa misura di generosità e gratuità?

la vostra ricompensa: dove pongo la mia ricompensa e gratificazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore che è venuto a rivelare cosa significa essere e vivere come Figli dell’Altissimo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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