L’amore del nemico

 

 

Le notizie dal mondo ci fanno capire che siamo in una situazione di rinnovati nazionalismi, in cui viene alimentato ad arte l’odio nei confronti del nemico. Anche nel nostro contesto italiano spesso lo scontro politico porta a demonizzare l’altro, l’avversario, per avere più voti.

La politica è anche uno specchio della società, in cui discussioni, litigi finiscono spesso in tribunale, col risultato di dare molto lavoro agli avvocati: nel lavoro, tra vicini di casa, in famiglia…ancora oggi ci sono famiglie in cui si fa fatica a tenere i rapporti per via di discussioni tra fratelli che durano da anni.

Noi cristiani abbiamo un compito: non quello di evitare sempre le discussioni, non quello di essere sempre buoni, non quello di rimetterci personalmente…no, questa sarebbe una caricatura del cristiano. La logica di Gesù va molto più in profondità e chiede a noi solo una cosa: non farci intrappolare dalla logica del male, che punta a corrompere il cuore.

Un famoso filosofo, Nietzsche, sosteneva che per fare quello che chiede Gesù bisogna odiare sé stessi. Al contrario non farsi intrappolare dal male richiede un amore di sé più grande. Significa essere liberi da blocchi, risentimenti, paure, che ci portano alla chiusura e pertanto ci fanno del male, ci privano di tante energie interiori. Significa volersi bene ed essere in grado di superare gli ostacoli interiori che  impediscono di amare, di voler bene, dentro ai limiti e alle fragilità, sapendole accettare come parte integrante della vita.

Gesù ci promette che questo atteggiamento di fondo, che in una parola egli chiama amore del nemico, porta con sé la sua ricompensa. Non è qualcosa che riceveremo in paradiso, no! La ricompensa è estremamente attuale. La riceviamo nell’atto stesso in cui, rinunciando a determinate pretese di giustizia, abbiamo in dono la pace e la serenità.

Agire in questo modo nasce da una fiducia radicale nell’uomo. Oggi noi pensiamo che essere intelligenti significhi pensare che l’altro ti stia fregando, quindi se tu lo freghi in anticipo sei più furbo di lui. In realtà questa è una logica paranoica, malata, della nostra società, perché l’atteggiamento più intelligente e costruttivo è invece quello della fiducia. Non sto parlando dell’ingenuità, sto parlando di una fiducia intelligente, ragionevole, aperta alla verifica. Solo la fiducia può costruire prospettive di futuro nella vita personale e sociale. Anche la regola d’oro nasce da una fiducia di fondo: fare agli altri quello che vorremmo venisse fatto a noi significa che ho fiducia che se l’altro si sente amato, voluto bene, ci sono buone probabilità che risponda in modo positivo e la logica dell’odio e dell’indifferenza sarà vinta.

A volte è difficile, bisogna avere pazienza, lasciare che passi del tempo, perché le ferite non possono essere ricucite immediatamente, automaticamente, occorre un processo lungo. Ma non è tempo vano: anzi può essere speso pregando per la persona: la preghiera è l’arma più forte perché è invisibile e quindi può operare come e quando vuole, secondo disegni nascosti ma in grado sempre di centrare l’obiettivo.

Abbiamo questa fiducia nella preghiera? Nei miracoli che il Signore può operare nel cuore dell’uomo? Nella potenza di Dio che si rivela come tenerezza, attenzione, amore e che intercede continuamente per noi con gemiti inesprimibili?

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