Lettura popolare II Quaresima

Lettura popolare II Quaresima Anno C 

 

Lc 9,28-36

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel contesto immediato il racconto della trasfigurazione fornisce una risposta a quegli interrogativi e risposte parziali sull’identità di Gesù che percorrono questa sezione del vangelo (cf. 9,7.18-19).

L’attacco dell’episodio al v. 28 (“dopo queste parole”) si ricollega chiaramente al precedente annuncio della passione e all’esigenza di seguire Gesù sulla via della croce (cf. vv. 23-27).  L’intenzione di Gesù è di pregare, in intimità con i suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, sul monte, così come già aveva fatto prima di scegliere i Dodici (cf. 6,12). Ad ogni passaggio fondamentale della sua vita Gesù sente il bisogno di pregare, entrando in un rapporto privilegiato con il Padre suo.

Nella preghiera di Gesù, secondo l’evangelista Luca, risplende la gloria della sua intima relazione con il Padre e ciò viene misteriosamente manifestato da un radicale cambiamento di aspetto, che si accompagna allo straordinario sfolgorio delle vesti. Il colore bianco richiama chiaramente sia la divinità che la resurrezione.

Su questo sfondo compaiono in primo piano due uomini che conversano con Gesù, condividendone la gloria. Di essi viene subito specificata l’identità: sono Mosè ed Elia. Mosè rappresenta la Legge ed Elia rappresenta i profeti (cf. Lc 24,27). Quando Gesù risorto spiegherà ai due discepoli di Emmaus la necessità delle sofferenze del messia per entrare nella gloria, lo farà a partire dalle Scritture, sinteticamente riassunte con la formula “Mosè e i profeti”.  Similmente qui Luca, a differenza degli altri sinottici, ci rivela il contenuto di questo dialogo: essi stavano parlando dell’”esodo” che egli stava per compiere a Gerusalemme. La morte di Gesù in croce, la sua resurrezione dopo tre giorni e infine l’ascensione sono complessivamente considerati sotto la categoria di “esodo”, che letteralmente significa uscita, ma che richiama gli eventi salvifici di Dio nell’Antico Testamento. In questo modo Luca chiarisce che nel mistero Pasquale si compie tutto l’Antico Testamento, tutta la rivelazione di Dio presente nell’evento dell’uscita del popolo dall’Egitto e portata avanti dai profeti con l’attesa del messia.

I discepoli hanno sonno (v. 32) che indica la loro lentezza di cuore nel credere (cf. Lc 24,25). Da ciò si motiva anche l’intervento di Pietro, che cerca di prolungare, eternizzare questo momento di gloria, incapace di coglierne il significato profondo in relazione al mistero della morte e resurrezione di Gesù a Gerusalemme. Se l’idea di montare tre tende può apparire singolare, in realtà essa si motiva alla luce della festa delle capanne, in cui il popolo di Israele abita nelle capanne in ricordo dell’esperienza dell’Esodo, in cui la tenda di Dio abitava in mezzo a loro nell’accampamento (cf. Lv 23,42; Zc 14, 16-19).

Ora Pietro e gli altri due apostoli dovranno imparare a non pretendere di trattenere una gloria che non è in loro potere. Dovranno invece comprendere che questa gloria si compirà con la morte in croce di Gesù e con la sua resurrezione. Dovranno custodire questa immagine e le parole pronunziate dalla voce che esce dalla nube, simbolo della presenza di Dio come sul monte Sinai (cf. Es 24,15-18), anche durante i terribili eventi della passione, quando saranno distaccati dal loro maestro e Signore a causa della sua morte. In particolare dovranno ricordare le parole che la voce di Dio pronuncia, citando la Scrittura (Sal 2,7; Is 42,1), per indicare ai discepoli l’identità di Gesù e invitarli ad ascoltarlo. Lui è il messia eletto, scelto da Dio, che essi devono ascoltare secondo l’indicazione che Mosè aveva già dato molto tempo prima (cf. Dt 18,15). Egli è il Figlio di Dio, nel quale si manifesta l’elezione e l’amore del Padre (cf. Lc 3,22).

Appena la nube sparisce, rimane Gesù solo. Quella gloria improvvisamente manifestatasi ai discepoli deve essere riposta esclusivamente in lui, nella sua persona che cammina come uomo, scendendo dal monte, verso Gerusalemme. Seguire lui fino alla sua passione significa rimanere nella comunione con il Padre ed entrare nel compimento definitivo delle Scritture, nella rivelazione di Dio.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza di luce (attivare il ricordo)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 9,28-36 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?
  • Siamo sul monte in un luogo isolato, che ricorda i monti dell’AT, il Sinai dove JHWH ha donato la Legge al popolo attraverso Mosè, e l’Horeb, dove Elia ha incontrato JHWH non nel fuoco e nel tuono ma nella voce di un silenzio sottile. Anche qui ci aspettiamo che il monte sia un luogo di rivelazione. Quali luoghi hanno caratterizzato il mio incontro con Dio?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù, salito sul monte, prega. Come immagino la preghiera di Gesù? Mi sento coinvolto e affascinato dal modo in cui Gesù prega? Come prego io?
  • Mentre Gesù prega, il suo volto viene trasfigurato e compaiono Mosè ed Elia. La Parola di Dio mi trasfigura, perché si compiono anche in me le figure della storia della salvezza. Percepisco il mistero della Scrittura nella mia vita?
  • Pietro, Giacomo e Giovanni sono oppressi dal sonno. Non riescono a stare con Gesù, a rimanere con lui, nella sua preghiera. Anche in me forse prevalgono stanchezza e affaticamento, che mi impediscono di vivere pienamente la preghiera?
  • Pietro, Giacomo e Giovanni hanno paura mentre entrano nella nube, che rappresenta la presenza di Dio. Anch’io ho paura di Dio?

 

  • Cosa dicono i personaggi?
  • Gesù, Mosè ed Elia parlano con Gesù del suo esodo, che sta per compiersi a Gerusalemme. La morte di Gesù è per me scandalo o è il mistero di Dio che si compie nella mia vita?
  • Pietro reagisce: «facciamo tre tende». Pietro vuole camminare con Dio, come il popolo di Israele, e costruirgli una tenda. In realtà dovrà capire che per camminare con Dio gli basta seguire Gesù. Come cerco Dio nelle scelte della mia vita? Seguo Gesù o in fondo solo me stesso?
  • La voce dal cielo afferma: «Questi è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo!». Come ascolto il Figlio di Dio? Attraverso la Parola, i sacramenti, la preghiera a Maria Sua Madre, la visita al Santissimo Sacramento ecc.?  

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?
  • Gesù rimane solo. Tutta la gloria della rivelazione e della Scrittura si concentra nella sua persona, e nel suo cammino verso Gerusalemme.
  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

 

Lc 4,1-13

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù è tentato non nel senso che è spinto a commettere un peccato ma nel senso più radicale che è messo alla prova perché sia verificata la sua fedeltà a Dio. La prova per Gesù non è quindi qualcosa che lo spinga a commettere un male, ma ciò che può manifestare in lui quel che egli è nel profondo di sé stesso, ossia Figlio di Dio. Al contempo questa prova lo abilita al ministero, manifestando la sua superiorità nei confronti dell’Avversario e mostrando che né la sete di potere né l’egocentrismo potranno mai distoglierlo dalla sua missione, che sarà compiuta in perfetta obbedienza alla volontà di Dio.

Gesù torna dal Giordano pieno di quello Spirito Santo che ha appena ricevuto dopo il battesimo, e ora in quello stesso Spirito, che lo riempie fin nell’intimo, si reca nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo (v. 2). Egli compie nella sua vita l’esperienza del popolo di Dio nell’esodo, che per quarant’anni cammina nel deserto, luogo di intimità profonda con Dio e insieme di prova di fede (cf. Dt 8,2).

La prima prova di Satana parte dal bisogno fondamentale della fame, per proporre a Gesù una “gestione in proprio” della sua identità di Figlio di Dio, come un potere in grado di autoalimentare la sua umanità. Con la sua risposta, fondata sulla teologia del Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3), Gesù mette in luce che la sua missione, ricevuta dal Padre, è quella di realizzare la vocazione essenziale dell’uomo, ossia di obbedire a Dio. Essere Figlio vuol dire obbedire al Padre e in quanto uomo significa non ricercare un’egocentrica autosufficienza, ma una radicale dipendenza da Dio.

La seconda prova è innescata da una specie di visione istantanea (v. 5) di tutti i regni del mondo con la gloria umana, ossia il potere politico. Il diavolo afferma di essere colui a cui è stato dato questo potere e di poterlo a suo volta dare a chi vuole. Egli si pone come modello di Figlio, a cui il Figlio di Dio dovrebbe guardare per la sua missione e nello stesso tempo si dichiara capace di donare ciò che solo Dio può dare al suo messia (cf. Sal 2,8; Dan 7,14). Gesù dovrebbe adorarlo come Dio per ottenere subito il regno messianico senza passare per il mistero di morte e resurrezione (cf. At 2,30-36). Gesù fa ricorso alla celebre preghiera che il giudeo compie tre volte al giorno, per indicare la sua appartenenza radicale a Dio: “Il Signore tuo Dio adorerai, a lui solo renderai culto (Dt 6,13)”.

La terza prova è una sottile perversione della parola di Dio da parte del diavolo (cf. Sal 91,11-12). Se egli è sempre protetto dal Padre suo, lo dovrà manifestare chiedendo al Padre interventi di carattere miracoloso. Gesù risponde con un’altra citazione dalla preghiera di Dt 6: “non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16). Li infatti il popolo aveva voluto “costringere” Dio a manifestarsi, esigendo l’acqua da bere (Es 17,1-7). Il ministero di Gesù invece sarà caratterizzato dall’umile obbedienza al progetto di Dio, anche quando alcuni lo solleciteranno a scendere dalla croce per manifestare la sua identità divina (cf. Lc 23,35-37).

In effetti il diavolo, esaurite le sue tentazioni, potrà tornare alla carica proprio durante la passione, attraverso l’operato dei personaggi che agiscono sotto il suo impulso (cf. Giuda in Lc 22,3 e i  soldati e i capi sotto la croce in Lc 23,35-37).

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza della tentazione

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,1-13 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù è guidato dallo Spirito Santo nel deserto . La prova che Gesù vivrà è permessa da Dio, per una manifestazione della sua identità di Figlio di Dio. Sono convinto anch’io che dentro alle prove della vita c’è una provvidenza superiore che mi accompagna?

-Gesù è guidato nel deserto. Dove si trova per me il deserto? È una condizione positiva o negativa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù non mangia nulla per quaranta giorni, poi ha fame. Quali sono i bisogni che in questo periodo sento maggiormente?
  • Il diavolo lo tenta. In quali punti di debolezza sento di essere più tentato?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • Il diavolo tenta Gesù a partire dalla sua condizione di Figlio di Dio: “Se tu sei Figlio di Dio”. Vivo la mia fede in modo “consumistico”, come un pretesto per godermi i miei piaceri “spirituali”? Per trasformare le cose e la realtà a mio piacimento?
  • Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo.” Cosa significa per me essere alimentato dalla Parola di Dio ogni giorno? La Parola entra nella mia vita e modifica la mia mentalità e le mie azioni?
  • “Se ti prostrerai in adorazione davanti a me”. Quali idoli nella mia vita? Quali cose o persone a cui mi prostro e penso di non poter fare a meno?
  • Gettati giù di qui”. Metto alla prova Dio in qualche situazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Figlio di Dio e con il dono dello Spirito e la forza della Parola di Dio riesce a sconfiggere il tentatore.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C