Lettura popolare I Quaresima

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

 

Lc 4,1-13

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù è tentato non nel senso che è spinto a commettere un peccato ma nel senso più radicale che è messo alla prova perché sia verificata la sua fedeltà a Dio. La prova per Gesù non è quindi qualcosa che lo spinga a commettere un male, ma ciò che può manifestare in lui quel che egli è nel profondo di sé stesso, ossia Figlio di Dio. Al contempo questa prova lo abilita al ministero, manifestando la sua superiorità nei confronti dell’Avversario e mostrando che né la sete di potere né l’egocentrismo potranno mai distoglierlo dalla sua missione, che sarà compiuta in perfetta obbedienza alla volontà di Dio.

Gesù torna dal Giordano pieno di quello Spirito Santo che ha appena ricevuto dopo il battesimo, e ora in quello stesso Spirito, che lo riempie fin nell’intimo, si reca nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo (v. 2). Egli compie nella sua vita l’esperienza del popolo di Dio nell’esodo, che per quarant’anni cammina nel deserto, luogo di intimità profonda con Dio e insieme di prova di fede (cf. Dt 8,2).

La prima prova di Satana parte dal bisogno fondamentale della fame, per proporre a Gesù una “gestione in proprio” della sua identità di Figlio di Dio, come un potere in grado di autoalimentare la sua umanità. Con la sua risposta, fondata sulla teologia del Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3), Gesù mette in luce che la sua missione, ricevuta dal Padre, è quella di realizzare la vocazione essenziale dell’uomo, ossia di obbedire a Dio. Essere Figlio vuol dire obbedire al Padre e in quanto uomo significa non ricercare un’egocentrica autosufficienza, ma una radicale dipendenza da Dio.

La seconda prova è innescata da una specie di visione istantanea (v. 5) di tutti i regni del mondo con la gloria umana, ossia il potere politico. Il diavolo afferma di essere colui a cui è stato dato questo potere e di poterlo a suo volta dare a chi vuole. Egli si pone come modello di Figlio, a cui il Figlio di Dio dovrebbe guardare per la sua missione e nello stesso tempo si dichiara capace di donare ciò che solo Dio può dare al suo messia (cf. Sal 2,8; Dan 7,14). Gesù dovrebbe adorarlo come Dio per ottenere subito il regno messianico senza passare per il mistero di morte e resurrezione (cf. At 2,30-36). Gesù fa ricorso alla celebre preghiera che il giudeo compie tre volte al giorno, per indicare la sua appartenenza radicale a Dio: “Il Signore tuo Dio adorerai, a lui solo renderai culto (Dt 6,13)”.

La terza prova è una sottile perversione della parola di Dio da parte del diavolo (cf. Sal 91,11-12). Se egli è sempre protetto dal Padre suo, lo dovrà manifestare chiedendo al Padre interventi di carattere miracoloso. Gesù risponde con un’altra citazione dalla preghiera di Dt 6: “non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16). Li infatti il popolo aveva voluto “costringere” Dio a manifestarsi, esigendo l’acqua da bere (Es 17,1-7). Il ministero di Gesù invece sarà caratterizzato dall’umile obbedienza al progetto di Dio, anche quando alcuni lo solleciteranno a scendere dalla croce per manifestare la sua identità divina (cf. Lc 23,35-37).

In effetti il diavolo, esaurite le sue tentazioni, potrà tornare alla carica proprio durante la passione, attraverso l’operato dei personaggi che agiscono sotto il suo impulso (cf. Giuda in Lc 22,3 e i  soldati e i capi sotto la croce in Lc 23,35-37).

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza della tentazione

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,1-13 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù è guidato dallo Spirito Santo nel deserto . La prova che Gesù vivrà è permessa da Dio, per una manifestazione della sua identità di Figlio di Dio. Sono convinto anch’io che dentro alle prove della vita c’è una provvidenza superiore che mi accompagna?

-Gesù è guidato nel deserto. Dove si trova per me il deserto? È una condizione positiva o negativa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù non mangia nulla per quaranta giorni, poi ha fame. Quali sono i bisogni che in questo periodo sento maggiormente?
  • Il diavolo lo tenta. In quali punti di debolezza sento di essere più tentato?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • Il diavolo tenta Gesù a partire dalla sua condizione di Figlio di Dio: “Se tu sei Figlio di Dio”. Vivo la mia fede in modo “consumistico”, come un pretesto per godermi i miei piaceri “spirituali”? Per trasformare le cose e la realtà a mio piacimento?
  • Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo.” Cosa significa per me essere alimentato dalla Parola di Dio ogni giorno? La Parola entra nella mia vita e modifica la mia mentalità e le mie azioni?
  • “Se ti prostrerai in adorazione davanti a me”. Quali idoli nella mia vita? Quali cose o persone a cui mi prostro e penso di non poter fare a meno?
  • Gettati giù di qui”. Metto alla prova Dio in qualche situazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Figlio di Dio e con il dono dello Spirito e la forza della Parola di Dio riesce a sconfiggere il tentatore.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

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